Elisabetta Pozzi e Paolo Pierobon al Teatro Biondo di Palermo
interpretano Il lutto si addice ad Elettra di Eugene O’Neill
con la regia di Davide Livermore: un viaggio affascinante e inquietante tra mito e moderna psicoanalisi, nel quale si riverbera in chiave moderna l’epopea narrata da Eschilo nell’Orestea
Elisabetta Pozzi e Paolo Pierobon sono i protagonisti de Il lutto si addice ad Elettra di Eugene O’Neill, che debutta al Teatro Biondo di Palermo martedì 7 gennaio alle ore 21.00 con la regia di Davide Livermore, in un allestimento prodotto da Teatro Nazionale di Genova. Repliche fino all’11 gennaio.
In scena insieme a loro Linda Gennari, Aldo Ottobrino, Marco Foschi, Davide Niccolini, Carolina Rapillo. La scenografia, curata dallo stesso Livermore, è un’ambientazione onirica che evoca le prospettive sghembe dei film espressionisti, mentre i costumi, che richiamano la fine degli anni Quaranta, sono di Gianluca Falaschi, le luci di Aldo Mantovani; le musiche di Daniele D’angelo sono una continua evocazione che richiama le sonorità di Bruno Maderna e Giorgio Federico Ghedini.
Il lutto si addice ad Elettra è un affascinante e inquietante viaggio tra mito e moderna psicanalisi, tra dramma borghese e tragedia classica. In questo capolavoro della drammaturgia del Novecento, scritto da Eugene O’Neill nel 1931, e qui tradotto e adattato per l’immaginifica regia di Livermore da Margherita Rubino, si riverbera in chiave moderna l’epopea degli Atridi narrata da Eschilo nell’Orestea.
In uno spazio scenico suggestivo, che è specchio distorto della mente umana, lo spettacolo fa emergere tutte le tensioni e le contraddizioni di personaggi-mito, incarnazioni tragiche che rispecchiano inquietudini eterne.
«Il testo di O’ Neill non è una semplice riscrittura dell’Orestea – afferma Livermore – ma è una creazione totalmente nuova che si compie aderendo perfettamente alla propria contemporaneità. Un classico che si riverbera ancora oggi ben oltre il ’900: un affresco familiare, un viaggio affascinante e inquietante tra mito archetipico e moderna psicoanalisi, tra dramma borghese e tragedia».
«O’Neill – spiega Margherita Rubino, che firma la nuova traduzione e l’adattamento del testo – volle ancorarsi all’atto fondativo dello spettacolo occidentale per stabilire una nuova civiltà teatrale. Scritto nel linguaggio lineare e diretto della letteratura angloamericana, il dramma corre via incatenando lo spettatore grazie a un plot serrato, a una continuità di tensione e a una profondità del sentire e dell’agire dei personaggi. Modernissimi sono l’andamento e il dialogo, del tutto contemporanea la psiche contorta dei cinque protagonisti, calamitante come un noir che non da respiro».
Lo spettacolo è anche un omaggio al celebre allestimento diretto da Luca Ronconi nel 1997, nel quale Elisabetta Pozzi interpretava il ruolo di Lavinia, corrispettivo di Elettra nell’Orestea. Oggi Livermore affida alla grande attrice genovese il ruolo di Christine Mannon, ovvero Clitennestra. Ad interpretare Ezra Mannon/Agamennone troviamo Paolo Pierobon, mentre Linda Gennari è Lavinia e Aldo Ottobrino interpreta Adam Brant/Egisto, amante di Christine.
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Il lutto si addice ad Elettra
di Eugene O’Neill
traduzione e adattamento Margherita Rubino
regia Davide Livermore
personaggi e interpreti
Ezra Mannon Paolo Pierobon
Christine Mannon Elisabetta Pozzi
Lavinia Mannon Linda Gennari
Adam Brant Aldo Ottobrino
Orin Mannon Marco Foschi
Peter Niles Davide Niccolini
Hazel Niles Carolina Rapillo
scene Davide Livermore
costumi Gianluca Falaschi
musiche Daniele D’Angelo
luci Aldo Mantovani
progettazione trucco e parrucco Bruna Calvaresi con Barbara Petrolati
regista assistente Mercedes Martini
produzione Teatro Nazionale di Genova
