Adrano riscopre le sue radici millenarie: una serata con il Prof. Cultraro per parlare di Orsi, Petronio Russo e il “Mendolito”

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Al Castello Normanno un convegno e una mostra celebrano i pionieri dell’archeologia adranita e il prezioso patrimonio bronzeo ritrovato

 

di Giuseppe Smedile

 

Adrano (CT), 29 Novembre 2024 – C’è il profumo della storia, quella autentica e profondamente radicata, tra le mura maestose del Castello Normanno di Adrano. Non solo la storia medievale che la fortezza evoca, ma quella più antica, stratificata e misteriosa, che affonda le sue radici nell’età del bronzo. È questa la “prima archeologia” ad Adrano, al centro di una serata di alto livello culturale promossa da SiciliAntica.

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L’evento, dal titolo “La prima archeologia ad Adrano: Paolo Orsi e il sacerdote Salvatore Petronio Russo”, si è tenuto ieri nel Museo Archeologico “Saro Franco”, ospitato all’interno del Castello, con i saluti istituzionali dell’Assessore alla Cultura, Prof. Salvo Italia, e del Presidente di SiciliAntica, Dott. Vincenzo Neri.

Il relatore d’eccezione: un figlio di Adrano alla corte dell’archeologia

A fare da guida d’eccezione in questo viaggio nel tempo è stato il Prof. Massimo Cultraro, archeologo, primo ricercatore del CNR e, non da ultimo, cittadino adranita. Chi meglio di lui, che ha mosso i primi passi tra i vicoli di questa città e ha respirato la sua storia fin dai banchi del locale liceo, poteva raccontare con passione e competenza le vicende che legano Adrano ai giganti dell’archeologia? Il Prof. Cultraro, oggi studioso di fama internazionale, incarna il perfetto trait d’union tra il rigore della ricerca accademica e l’amore viscerale per la propria terra, una combinazione che ha reso la sua relazione non solo una lezione di storia, ma un emozionante racconto di famiglia.

Paolo Orsi: il roveretano che svelò la Sicilia antica

Cuore dell’incontro è stata la figura di Paolo Orsi, il geniale archeologo roveretano che, a cavallo tra ‘800 e ‘900, fece della Sicilia, e in particolare di Siracusa, il centro della sua attività, rivoluzionando il metodo archeologico. Orsi non fu solo uno scavatore, ma un visionario della tutela e della valorizzazione. Ad Adrano, l’antica Adranon, il suo contributo fu fondamentale. Fu lui a indagare scientificamente la cultura del “Mendolito”, un insediamento dell’età del bronzo sulle sponde del Simeto, restituendo alla luce testimonianze di una civiltà prospera e organizzata.

Il sacerdote Salvatore Petronio Russo: l’intuizione che anticipò la scienza

Accanto al gigante Orsi, non poteva mancare il ricordo di un’altra figura cruciale per l’archeologia adranita: il sacerdote Salvatore Petronio Russo. Fu lui, con la perspicacia del cultore di storia patria, a intuire per primo l’esistenza di un antico insediamento fortificato, la mitica Simethia, nelle campagne a nord-ovest della città. In un suo rapporto di sopralluogo, Orsi stesso gli rese merito, descrivendo come inizialmente scettico, fu poi costretto ad arrendersi all’evidenza: quelle che sembravano “enormi macerie” erano in realtà i resti di “una difesa del tutto primitiva”, che lui attribuì a “una città sicula”. Il Prevosto Russo, con il suo occhio attento, aveva indicato alla scienza la strada da seguire.

Il tesoro del Mendolito e la lotta per la conservazione

La serata ha anche messo in luce le immense difficoltà nel preservare il patrimonio emerso dagli scavi, spesso minacciato dal mercato clandestino. Un episodio su tutti: nel 1908, Orsi, su insistenza dell’ormai amico sacerdote , tornò ad Adrano per verificare alcune segnalazioni in merito “pithos Ciaramitaro di Adrano” (un grande vaso) colmo di oggetti in bronzo di inestimabile valore. Tuttavia, il tesoro fu immediatamente acquistato da un ingegnare privato che, intuendone il valore economico, lo rivendette a un gioielliere di Catania, rischiando di disperdere per sempre un pezzo fondamentale della storia siciliana. Fu grazie alla tenacia e all’acume di Paolo Orsi che si avviò un instancabile lavoro di recupero e ri-acquisizione. Oggi, quel prezioso ripostiglio bronzeo è diventato patrimonio pubblico e può essere ammirato proprio nel museo a lui intitolato, un faro nella lotta per la tutela dell’identità collettiva.

Un invito a scoprire il patrimonio

Un ringraziamento speciale, in chiusura, è stato rivolto al Presidente di SiciliAntica, Vincenzo Neri, per l’instancabile opera di promozione culturale, e al Prof. Massimo Cultraro per aver donato alla comunità una narrazione così vivida e appassionante delle sue origini.

L’articolata manifestazione, arricchita da una mostra documentaria visitabile fino al 29 novembre negli orari di apertura del Museo, è un invito aperto a tutti i cittadini e ai visitatori: riscoprire il Castello di Adrano non solo come simbolo medievale, ma come custode di un passato ben più remoto. Un invito a visitare il Museo Archeologico, a percorrere l’area delle mura ciclopiche e a lasciarsi affascinare dalla storia straordinaria che ha reso questa terra un crocevia di civiltà.

 

Foto di Clemensfranz - Opera propria, CC BY 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=863348

 


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