È morto Robert Redford, la leggenda di Hollywood aveva 89 anni

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L’attore e regista ha ricevuto due premi Oscar nel corso della sua carriera

 

Robert Redford, l’affascinante star del grande schermo diventato regista premio Oscar, è morto martedì mattina presto nella sua casa nello Utah. Aveva 89 anni. La sua morte, avvenuta tra le montagne nei dintorni di Provo, è stata annunciata in un comunicato da Cindi Berger, amministratrice delegata dell’agenzia di pubbliche relazioni Rogers & Cowan Pmk. Ha dichiarato che Redford è morto nel sonno, senza fornire una causa specifica.

I film di successo di Redford hanno spesso aiutato l’America a comprendere sé stessa. Lontano dai riflettori, l’attore è stato un fervente sostenitore delle cause ambientali e ha promosso il movimento del cinema indipendente centrato sul Sundance Festival. Con una profonda avversione per l’approccio “semplificato” di Hollywood alla realizzazione dei film, Redford ha sempre preteso che i suoi lavori avessero un peso culturale, riuscendo spesso a far risuonare temi importanti – come il lutto o la corruzione politica – grazie anche al suo immenso carisma.

I primi anni

Nato a Santa Monica, in California, il 18 agosto 1937 da una famiglia modesta – il padre Charles era un contabile, la madre Marta Hart, di origini ispaniche – Robert Redford si scoprì insofferente agli schemi fin da giovane. Dopo una parentesi sportiva come giocatore di baseball, un’esperienza da operaio nei campi petroliferi, un viaggio in Europa da pittore bohémien, trovò nel teatro prima e nel cinema poi una disciplina nella quale convogliare la sua inquietudine.

La carriera da attore

Come attore, i suoi film più celebri includono ‘Butch Cassidy‘ (1969), con il suo sguardo affettuoso verso i fuorilegge in un West al tramonto, e ‘Tutti gli uomini del presidente‘ (1976), sulla ricerca giornalistica contro il presidente Richard Nixon durante l’era dello scandalo Watergate. In ‘I tre giorni del Condor‘ (1975), interpretava un introverso decifratore della Cia coinvolto in un mortale gioco del gatto col topo. ‘La stangata‘ (1973), su truffatori dell’epoca della Grande Depressione, gli valse la sua prima e unica nomination all’Oscar come attore.

Redford è stato uno degli attori più richiesti di Hollywood per decenni, che si trattasse di commedie, drammi o thriller; gli studios lo proponevano spesso come simbolo di sex appeal. Il suo successo come protagonista romantico è dovuto in gran parte anche alle straordinarie attrici con cui è stato affiancato: Jane Fonda in ‘A piedi nudi nel parco’ (1967), Barbra Streisand in ‘Come eravamo’ (1973), Meryl Streep in ‘La mia Africa’ (1985).

Il passaggio alla regia

Passato alla regia intorno ai quarant’anni, vinse l’Oscar per il suo debutto dietro la macchina da presa, ‘Gente comune’ (1980), che racconta la disintegrazione di una famiglia borghese dopo la morte di un figlio. Il film vinse altri tre Oscar, incluso quello per il miglior film.

La carriera da attore

Come attore, i suoi film più celebri includono ‘Butch Cassidy‘ (1969), con il suo sguardo affettuoso verso i fuorilegge in un West al tramonto, e ‘Tutti gli uomini del presidente‘ (1976), sulla ricerca giornalistica contro il presidente Richard Nixon durante l’era dello scandalo Watergate. In ‘I tre giorni del Condor‘ (1975), interpretava un introverso decifratore della Cia coinvolto in un mortale gioco del gatto col topo. ‘La stangata‘ (1973), su truffatori dell’epoca della Grande Depressione, gli valse la sua prima e unica nomination all’Oscar come attore.

Redford è stato uno degli attori più richiesti di Hollywood per decenni, che si trattasse di commedie, drammi o thriller; gli studios lo proponevano spesso come simbolo di sex appeal. Il suo successo come protagonista romantico è dovuto in gran parte anche alle straordinarie attrici con cui è stato affiancato: Jane Fonda in ‘A piedi nudi nel parco’ (1967), Barbra Streisand in ‘Come eravamo’ (1973), Meryl Streep in ‘La mia Africa’ (1985).

Il passaggio alla regia

Passato alla regia intorno ai quarant’anni, vinse l’Oscar per il suo debutto dietro la macchina da presa, ‘Gente comune’ (1980), che racconta la disintegrazione di una famiglia borghese dopo la morte di un figlio. Il film vinse altri tre Oscar, incluso quello per il miglior film.

 

 

 


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