Castelbuono, un grande cartellone (6x3m) raffigurante il dettaglio di un pomodoro San Marzano

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Un grande cartellone (6x3m) raffigurante il dettaglio di un pomodoro San Marzano campeggia nello spazio pubblico di Castelbuono, in Via Dante Alighieri.

Si tratta di San Marzano2, opera di Fabio Aranzulla e Luca Cinquemani riuniti nel duo Aterraterra, da anni impegnato in una ricerca artistica che intreccia arte, agricoltura e scienza in progetti multidisciplinari che hanno girato importanti istituzioni culturali italiane e internazionali, come Istituto Svizzero, Roma, Design Museum, Londra, Moderne Kunst, Francoforte, solo per citarne alcuni.

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Il loro ultimo lavoro Ecosistemi Connessi. Museo e Comunità Post-Varietali, realizzato con il Museo Civico di Castelbuono e curato da Maria Rosa Sossai, ha vinto il bando PAC2024 – Piano per l’Arte Contemporanea della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, per l’impegno nella promozione di una cultura della sostenibilità nell’ambito della transizione green in corso, attraverso la rilettura critica di alcuni concetti fondamentali come quello di “naturalità”.

 L’opera intende sovvertire il modello narrativo egemonico che raffigura il pomodoro come frutto perfetto, brillante e levigato, simbolo di “genuinità”, “naturalità” e “italianità”. Il titolo San Marzano 2 fa riferimento alla storia di una varietà di pomodoro ricostruita geneticamente dopo che la tipologia originaria “San Marzano” fu distrutta nel 1991 da una virosi e cancellata dal Registro Nazionale delle varietà orticole.

L’immagine ingigantita del pomodoro espone invece la polpa, le fibre e i semi del frutto da una prospettiva ravvicinata, svelandone così la trama organica, cromaticamente cangiante e tattile di un corpo vegetale che appare seducente e respingente allo stesso tempo. Il capovolgimento di prospettiva sottrae centralità alla forma esterna dalla pelle perfetta e lucente, elemento cruciale nelle narrazioni sul San Marzano e sulla sua presunta naturalità. La scritta “San Marzano 2” che appare sull’immagine invita a riflettere sulla storia del “San Marzano” e sul tentativo di salvarne la “varietà originaria” mostrando come, sia quest’ultima sia quelle nuove create per sostituirla, sono il risultato di un processo di domesticazione, selezione e disciplina sul vegetale. L’opera smaschera l’idea romantica di varietà come entità fissa e originaria perché non c’è alcuna “origine” da recuperare, né una purezza da tutelare, nulla di naturale nelle varietà di piante coltivate, piuttosto una continua serie di trasformazioni, narrazioni e selezioni artificiali.

L’azione artistica anticipa la mostra Ecosistemi Connessi. Museo e Comunità Post-Varietali che il 13 settembre presenterà una comunità post-varietale di pomodori in un’area adiacente al museo, un’installazione sonora del compositore e sound artist Tobias Koch, e una serie di dieci fotografie nelle Scuderie del Museo Civico.

Il progetto prosegue l’impegno condotto in questi anni dal Museo Civico di Castelbuono sul ripensamento del ruolo dell’istituzione museale in relazione alle questioni ecologiche e alla necessità di sollecitare un nuovo pensiero critico. Prendendo spunto dalle riflessioni dello storico americano Steven Conn, il quale si chiede se i musei abbiano ancora bisogno di oggetti, così la Direttrice del Museo Laura Barreca: “Oggi sentiamo la necessità di ridisegnare la funzione del museo in considerazione delle priorità e delle urgenze ambientali che il nostro tempo storico ci impone. Ripensare la produzione culturale in funzione ecologica, affiancando alle consuete attività espositive, azioni artistiche partecipative, volte a sollecitare una responsabilità individuale e collettiva sull’ambiente, sul paesaggio, in quanto parti del patrimonio, rappresenta un orientamento preciso nella programmazione della nostra istituzione. Il progetto di Aterraterra per il Museo Civico di Castelbuono esprime quanto il Museo sta già praticando dal 2020, anno in cui abbiamo inaugurato il progetto L’Orto dell’Arte, oggi giardino rigoglioso di erbe mediterranee e parte integrante del percorso museale”.

 

 

 

 

 


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