Il corpo senza vita di Martina Carbonaro era nell’alloggio abbandonato del custode del campo sportivo, vicino allo stadio Moccia.
Il corpo senza vita di Martina Carbonaro era nell’alloggio abbandonato del custode del campo sportivo, abitazione ormai in disuso da tempo, adiacente allo stadio Moccia di Afragola. A ritrovare il cadavere della ragazzina all’interno dello stabile diroccato, al culmine di una attività di indagine e di ricerche ininterrotte, sono stati i carabinieri della Compagnia di Casoria e del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna.
Le attività d’indagine – si legge nella nota del procuratore facente funzioni Anna Maria Lucchetta – consistite in sommarie informazioni testimoniali e acquisizione capillare dei sistemi di video-sorveglianza, con dettagliata attività sopralluogo e repertamento, hanno consentito di ricostruire i movimenti nelle ultime ore di vita della 14enne, identificare il possibile autore dell’omicidio, il quale a seguito di interrogatorio dinnanzi al Pubblico Ministero ha reso dichiarazioni confessorie, ammettendo di aver volontariamente ucciso Martina, nascondendo il cadavere. ‘L’ho uccisa perché mi aveva lasciato’. Su queste basi, è stato disposto dalla Procura di Napoli Nord il fermo di indiziato di delitto per omicidio pluriaggravato e occultamento di cadavere. Fermato, il 18enne va in carcere in attesa della convalida.
