Winston Churchill e “Operazione Tolstoj” con gli accordi di Stalin

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Di Santi Maria Randazzo

Alla caduta del primo governo Badoglio, dovuta principalmente al processo di ricomposizione dell’unità nazionale italiana portato avanti da tutte le forze antifasciste che avevano dato vita alla resistenza, era seguita la nascita del secondo governo Badoglio la cui esistenza era cessata dopo la liberazione di Roma e che, per il nuovo quadro politico che si era definito, aveva costretto Badoglio alle dimissioni per far posto ad un nuovo governo presieduta da Ivanoe Bonomi. La nuova situazione politica e le responsabilità della monarchia italiana nell’aver portato l’Italia in guerra avevano costretto Vittorio Emanuele III a ritirarsi a vita privata, nominando il figlio Umberto quale luogotenente del Regno. L’irritazione di Winston Churchill era alle stelle ed era chiaramente rilevabile nelle missive che spedì a Stalin e Roosevelt nelle quali difendeva ed elogiava Badoglio e si esprimeva in maniera assolutamente negativa per i componenti del governo Bonomi, definiti: “Un gruppo di politicanti avidi e decrepiti”. Churchill aveva già deciso che all’Italia non doveva essere concesso lo status di Nazione cobelligerante ma il mero status di Nazione sconfitta, giacchè tale status avrebbe permesso alle nazioni vincitrici, ed in particolar modo all’Inghilterra, che aveva già annunciato la volontà che l’Italia e la Grecia fossero sottoposte alla sua sfera d’influenza ed al suo controllo politico, di garantire i propri interessi nel Mediterraneo. Ma la presunzione di Churchill di poter decidere autonomamente sul destino dell’Italia non aveva fatto i conti con ciò che Roosevelt intendeva fare  con l’Italia che, per esigenze strategiche mondiali che già si preannunciavano nell’immediato periodo postbellico, doveva poter disporre di un sicuro presidio alleato nel Mediterraneo per contrastare la potenza dell’Unione Sovietica, pensava ad un’Italia schierata ed alleata a fianco degli USA. Gli orientamenti dell’amministrazione americana erano stati portati a conoscenza di Churchill che immaginava di poter contrastare la posizione americana attraverso accordi separati e segreti con Stalin, ripercorrendo intese che già negli anni trenta del XX secolo avevano caratterizzato i rapporti tra Inghilterra e Unione Sovietica che avevano attuato una collaborazione reciproca che aveva portato alla creazione di una stabile diplomazia sotterranea garantita da agenti segreti doppi. Il comune interesse di Inghilterra e Unione Sovietica di poter decidere in maniera quanto più autonoma sulla spartizione delle aree di influenza nell’Europa postbellica, cercando di limitare al massimo la presenza americana aveva deciso i due leaders a concordare segretamente le quote di spartizione dell’Europa, decidendo di incontrarsi a Mosca in un incontro bilaterale definito dai servizi inglesi “Operazione Tolstoj”, tenutosi dal 9 al 19 ottobre 1944. Dall’esame dei documenti desecretati dei servizi segreti inglesi trovati a Kew Gardens è stato ritrovato: ”[…] un appunto a lapis del premier inglese con le percentuali di influenza spettanti alle due nazioni [Inghilterra e Unione Sovietica]. Per esempio: Bulgaria, 80 per cento ai sovietici, 20 agli inglesi; Grecia, 10 per cento ai sovietici, 90 agli inglesi; Ungheria, 50 per cento ai sovietici, 50 agli inglesi; Romania, 90 per cento ai sovietici, 10 agli inglesi; Jugoslavia, 50 per cento ai sovietici, 50 agli inglesi. Era una spartizione di massima, ovviamente.” (1)

Bibliografia:

1 – Le notizie utilizzate per comporre questo articolo sono state interamente tratte dal testo “Le Menti Del Doppio Stato” di Mario J. Cereghino e Giovanni F

 

 

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