Arriva la versione italiana della rivista francese “Hermes”

 

In uscita il primo numero, “Il politico, l’incomunicazione”, a cura di Carlo Grassi e Benoît Le Blanc, con contributi di Abruzzese, Andonova, Benjamin, Besnier, Borrelli, Cipriani, d’Almeida, Faldetta, Gavrila, Gervasi, Grassi, Jakobson, La Cecla, Le Blanc, Martone, Morcellini, Morin, Nowicki, Oustinoff, Petullà, Renucci, Salzano, Sicca, Valade, Valagussa, Wolton, Zappalà.

“L’obiettivo è non solo far conoscere in Italia il patrimonio di ricerche, idee e intuizioni, elaborati in seno a questa rivista in più di trent’anni di esistenza; ma anche e soprattutto creare un dialogo tra ricercatori francesi e italiani sulle tematiche delle scienze sociali, della comunicazione, della politica – spiegano i due curatori – Questo numero si compone di quattro parti in cui vengono discussi i temi metodologici, teorici ed empirici, che consideriamo come il cuore pulsante della ricerca odierna in sociologia”.

“La comunicazione è la matrice di ogni civiltà – spiega Grassi all’Adnkronos introducendo il tema di questo primo numero – Il sistema politico nato nelle città, che prevede la sottomissione volontaria a norme e istituzioni collettive, può essere spiegato solo alla luce degli effetti persuasivi della parola. Soltanto gli esseri umani sono capaci di scelte morali e di godere della libertà che ne deriva: le bestie non sottostanno, in ultima istanza, che alla forza bruta. È stata l’istituzione di leggi, costumi e linguaggio comuni che, sotto lo sguardo benevolo di Hermes, ha sottratto gli uomini primitivi alla vita solitaria e selvaggia in cui hanno versato per tanto tempo. Dio della comunicazione, Hermes rappresenta il mediatore per eccellenza: l’intermediario tra uomini e dei, tra cittadini e istituzioni. Partecipa, quindi, ai due poli che collega e vi aggiunge un valore che i due termini da soli non possiedono. Fa riferimento in tal senso alla questione più generale delle reciproche interazioni tra ‘uno’ e ‘molti’: al problema delle relazioni tra i soggetti singolari e la pluralità delle situazioni sociali a cui partecipano”.

Ne “Il politico, l’incomunicazione”, scrivono Grassi e Le Blanc nella quarta di copertina, si comincia raccontando “la sfida metodologica, scientifica e umana, della rivista Hermès, nata nel 1988 su iniziativa di Dominique Wolton, che ne è tutt’oggi il direttore. Wolton non ha paura d’invocare non tanto l’interdisciplinarità quanto la pura e semplice indisciplina: in quest’ultima risiede, infatti, il vero fermento della creazione, della libertà, del mutamento di prospettiva. La seconda parte si concentra sulla comunicazione politica a partire dalla nozione d’incomunicazione. Ne viene fuori una concezione che rifiuta l’idea accomodante e compiacente per la quale i conflitti nascono da equivoci e incomprensioni: per la quale basterebbe chiarirsi per riuscire a comprendersi e intendersi. E procede, invece, dalla constatazione realista che tra gli uomini esiste un dissidio permanente perché osservano le cose da un punto di vista diverso, ognuno con la sua testa e il suo cuore, e cercare di farli andare d’accordo non è né facile né scontato. Ciò significa che il problema principale delle società odierne non è più ontologico, ma politico. Non si tratta di cercare di fornire una soluzione al problema uomo, di riuscire a capire quale sia l’autentica natura dell’umano, ma di discernere un nuovo orizzonte del mondo a cominciare dall’avvenuta supremazia del politico sulla morale e sulla religione: dell’arte di cercare il bene comune attraverso il confronto collettivo, la negoziazione e la deliberazione razionale”.

“La terza parte presenta una riflessione sullo statuto della cultura e della comunicazione nell’Europa democratica. Propone quindi di osservare la situazione dal punto di vista dell’antropologia politica così da poter adottare una visione più articolata della società tale da mettere in valore il ruolo positivo dell’incomunicazione nella costruzione europea – proseguono – La quarta parte propone una nuova mappatura di valori e di temi che possano aiutare a orientarsi all’interno del nuovo disordine geopolitico. Vengono dibattuti argomenti come la solidarietà politica, economica e sociale, nonché la necessità di ripensare il ruolo e le forme dei corpi intermedi nella comunicazione pubblica. In tal senso, prima ancora dell’uguaglianza di fronte alla legge, il principio fondante della democrazia deve essere identificato nella parità di accesso al dibattito collettivo che presiede alle deliberazioni. Ci si propone, quindi, di prendere in considerazione la politica dal punto di vista genealogico delle sue ragioni primarie: la comunità, la condivisione, l’unità nella dispersione, il problematico stare insieme degli uomini”.

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