“Opra Nova”: ai Cantieri culturali della Zisa di Palermo in scena “Malaùni”

Gli spettacoli in programma dal 9 all’11 dicembre: dopo il successo riscosso a Catania torna in scena “Malaùni” con Tony Colapinto. Chiara Chiavetta presenta, in prima assoluta, il suo “Arlecchino, la fame e l’amore”.Per i più piccoli “La pupa di pezza” di Aurora Miriam Scala

Per la stagione Opra Nova, domani venerdì 9 dicembre alle ore 21.00 alla Bottega 5 dei Cantieri culturali della Zisa (biglietto € 10), dopo il successo della tappa catanese, torna in scena “Malaùni” testo e regia di Elisa Parrinello con Tony Colapinto (biglietto € 10).

Malaùni, è una fiaba nera, una di quelle che non vorresti mai ascoltare, una di quelle senza “C’era una volta…”.  

Una lotta strenua per conquistare la propria libertà di amare. Un racconto in forma di cunto interamente interpretato in lingua siciliana, una realtà fatta di abusi, di solitudine, di paura, di omofobia celata, l’esperienza durissima di un omosessuale nato e cresciuto in un’isola ottusa e omertosa, in un quartiere povero e degradato nella fine degli anni ‘80. 

Lo spettacolo, adatto a un pubblico da 12 anni in su, è realizzato con la collaborazione del Teatro l’Istrione di Catania.

Sempre alla Bottega 5 debutta in prima nazionale, sabato 10 alle ore 21.30 (replica l’11 alle ore 18.30) Arlecchino, la fame e l’amore (biglietto € 10), scritto, diretto e interpretato da Chiara Chiavetta, e con Carlo Di Vita, Noa Flandina e gli allievi del Ditirammu Lab.

Arlecchino disperato e smarrito è in viaggio da giorni in cerca della sua amata Smeraldina. Partito

dalla sua Venezia è giunto fino a Palermo, a seguito di una lettera che lo informava del nuovo impiego della sua amata: serve adesso nuovi padroni, i proprietari del Teatro Ditirammu.

Smeraldina è adirata con Arlecchino perché, da quando si sono sposati, il servo ha abbandonato qualsiasi tipo di lavoro, portando entrambi a vivere di nuovo di stenti. Così Smeraldina ha deciso dimigrare verso il sud per poter lavorare. I due si incontrano di nuovo e ricordano insieme il momento in cui sono promessi amore: era un periodo florido, quando Arlecchino serviva due padroni.

“Arlecchino, la fame e l’amore” nell’adattamento drammaturgico di Chiara Chiavetta, tratto da “Il servitor di due padroni” di Carlo Goldoni, affida alle maschere di Commedia dell’Arte il compito di affrontare temi quali l’occupazione, la migrazione e l’amore in tutte le sue sfaccettature, che permeano la società d’oggi.

Per i più piccoli, infine, l’appuntamento è per domenica 11 dicembre, al Planetario di Villa Filippina (ore 17.30; biglietto € 7, ingresso libero per i bambini sotto i 3 anni), per la rassegna Tutùi, con La pupa di pezza di e con Aurora Miriam Scala e Maria Chiara Pellitteri, spettacolo vincitore del “Premio Piccirè 2019”.

E’ notte. Nella stanzetta di una casa della provincia siciliana degli anni ’50, in mezzo a vestiti, cappelli, cappotti, mezzi busti, grucce e accessori accumulati, c’è una sartina di nome Maria che si appresta a lavorare. Accanto a lei un baule con sopra alcuni indumenti da rammendare. Mentre Maria è intenta a cucire i bottoni su un vestito, parla fra sé e sé di quanto sia faticosa la sua giornata tra figli, marito, casa e lavoro; tanto che alcune volte è costretta a lavorare persino di notte.

Il pensiero vola ai tempi felici e spensierati dell’infanzia, a quando non c’erano altri pensieri che quello dello studio e del gioco, a quando la sua più cara compagna di giochi era “la pupa di pezza”, ormai andata perduta. Ed è proprio in questo momento che dal baule comincia a fare capolino la sua Pupa, che senza farsi vedere da Maria, le fa qualche scherzetto: le ruba brandelli di stoffa, tira fuori dal baule gomitoli colorati e mette sottosopra tutta la stanza con mille espedienti.

Alle prime luci dell’alba Maria si risveglia, ma la Pupa vivente non c’è più: è tornata magicamente di pezza. Accanto a lei un biglietto… “Cara Maria, nun ti scurdare mai ca dintra di tia na picciridda vive ed è sempri cu mia”. 

Una storia che evoca la bellezza delle nostre radici ormai perdute, il rapporto fra le ragazzine di una Sicilia che non c’è più e la loro Pupa di pezza, il gioco desiderato, talvolta fatto in casa, che si custodiva come un bene prezioso. Una storia che evoca il rapporto con la fantasia, la voglia di creare da sé un mondo immaginario in cui entrare e uscire senza bisogno del filtro di uno schermo. Una storia che evoca e incarna il senso di amicizia, di famiglia, di crescita, di amore.

La Stagione Opra Nova è realizzata grazie al sostegno del Ministero della Cultura (MiC) Direzione Generale Spettacolo dal Vivo, dell’Assessorato regionale al Turismo, Sport e Spettacolo e dell’Assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana.

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