Maxi operazione antimafia della Gdf nella Sicilia orientale: 12 arresti

A Catania a Messina, Enna e Caltanissetta è in corso una vasta operazione della Guardia di finanza di Caltanissetta con l’esecuzione di dodici misure cautelari restrittive emesse dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Caltanissetta.

I dodici tratti in arresto devono rispondere, a vario titolo, di furti ed estorsioni aggravate dal metodo mafioso.

Nell’operazione, che riguarda le province di Enna, Catania e Messina, sono impegnati oltre 100 finanzieri, mezzi aerei e terrestri, nonché unità specializzate del Corpo. Nel corso della mattinata saranno resi noti i dettagli dell’operazione.

AGGIORNAMENTO

Sono 12 i destinatari delle misure di custodia cautelare eseguite all’alba dai finanzieri del Comando provinciale di Caltanissetta. Sono indagati – in concorso e a vario titolo – di furto ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. Per nove è stata disposta la custodia cautelare in carcere, per tre i domiciliari. Il provvedimento, emesso dal gip di Caltanissetta su richiesta della Direzione distrettuale antimafia nissena, giunge al culmine di complesse indagini condotte dal Gico di Caltanissetta e dai finanzieri della locale sezione di Polizia giudiziaria che hanno permesso di svelare presunte ‘interferenze’ di due fratelli, imprenditori agricoli attivi nell’Ennese, sulle aziende loro confiscate a seguito di procedimento di prevenzione. In particolare, i due, attraverso dipendenti ‘fidelizzati’, avrebbero inciso nelle dinamiche aziendali a più livelli, talvolta anche attraverso direttive in contrasto con quelle dell’amministratore giudiziario, arrivando alla presunta sottrazione di beni strumentali all’attività agricola per fini personali.

Inoltre, in danno delle stesse aziende, oltre ai ricorrenti furti, sarebbero state accertate diverse forme di intimidazione nei confronti dei lavoratori assunti dall’amministrazione giudiziaria, costretti a interrompere il rapporto di lavoro. Le minacce non sarebbero state direttamente avanzate dai due fratelli, per non sovraesporsi, ma si sarebbero avvalsi di persone a loro vicine, di ‘fiancheggiatori’, per “indurre i dipendenti assunti dall’amministratore giudiziario ad abbandonare il posto di lavoro”. Minacce, spiegano gli investigatori delle Fiamme gialle, che sarebbero avvenute con “le classiche modalità proprie di chi esercita una capacità di intimidazione mafiosa, tanto che le vittime non solo non hanno sporto denuncia, ma avrebbero altresì sottaciuto al datore di lavoro, l’amministratore giudiziario, le reali ragioni del repentino recesso dal rapporto di lavoro appena instaurato”. I due fratelli avrebbero così assicurato la presenza esclusiva di personale di comprovata fedeltà nelle imprese loro sequestrate.

n una delle imprese sottoposte ad amministrazione giudiziaria i due imprenditori agricoli attivi nell’Ennese e tra i destinatari delle 12 misure cautelari eseguite dall’alba dai finanziari del Comando provinciale di Caltanissetta avrebbero organizzato anche una cena a base di porchetta. E’ uno dei retroscena del blitz che all’alba di oggi ha svelato presunte ‘interferenze’ dei due fratelli imprenditori sulle aziende loro confiscate a seguito di procedimento di prevenzione. Un evento, la cena, che, spiegano adesso gli investigatori delle Fiamme gialle, assume un “alto valore simbolico: una dimostrazione di forza, che avrebbe accresciuto il loro prestigio di fronte agli intervenuti”.

Inoltre, uno dei due fratelli, attraverso l’intermediazione di altri fiancheggiatori, uno dei quali affiliato a Cosa nostra, e operanti nella provincia di Messina, avrebbe preteso, con modalità estorsive, la restituzione di un autocarro aziendale che un privato aveva legittimamente e “incautamente” acquistato dall’amministrazione giudiziaria. Dalle indagini è emersa una vera e propria rete di presunti ‘sodali’ e ‘fiancheggiatori’, con ramificazioni nelle province di Enna, Catania e Messina, che avrebbe agevolato l’interferenza dei fratelli nelle quotidiane attività aziendali delle imprese confiscate.

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