A Palermo i due appuntamenti finali di “Prima Vera Contemporanea”

Domani sabato 14 maggio (ore 21.00) perfomance audio/video KRYOS con il live set dello sperimentatore e compositore del genere ambient, glitch, musica sperimentale, krautrock elettronica Michele Di Leonardo e il visual del collettivo Pixel Shapes. Domenica 15 maggio (ore 21.00) va in scena Pakkyōne progetto originale per cetra cinese e maschere del musicista e yamatologo Valerio Mirone. Prima esecuzione assoluta.

Sala Perriera, Cantieri Culturali alla Zisa – Palermo

Il 14 e il 15 maggio si conclude un’edizione straordinaria di “PRIMA VERA CONTEMPORANEA – RASSEGNA DI MUSICHE ETERODOSSE”, all’insegna della libertà creativa ed espressiva, dell’apertura di nuovi percorsi di senso e significato, in un costante valicare delle frontiere musicali, che sono il caposaldo dell’approccio estetico del fondatore di Curva Minore, Lelio Giannetto e portati avanti oggi dalla moglie Valeria Cuffaro e dai figli Gabriele e Luca.  È stata centrale, come sempre, l’improvvisazione, il connubio tra movimento e suono, la genesi nel momento, ma anche la musica contemporanea, l’esplorazione di sonorità e di dimensioni timbriche molteplici e nuovi orizzonti esperienziali del sonoro che gli artisti ospiti di questa edizione hanno offerto agli ascoltatori attraverso la loro diversità compositiva e interpretativa.

Sabato 14 maggio (Sala Perriera, Cantieri Culturali alla Zisa – Palermo – ore 21.00) andrà in scena la perfomance audio/video “KRYOS” con il live set dello sperimentatore e compositore del genere ambient, glitch, musica sperimentale, krautrock elettronica Michele Di Leonardo, aka MiDiLe, e il visual del collettivo video Pixel Shapes. Kryos, dal greco “ghiaccio, freddo”, dà origine alla Criosfera, la porzione variabile di superficie terrestre coperta o intrisa di acqua allo stato solido, che comprende: le coperture ghiacciate di mari, laghi e fiumi, le coperture nevose, i ghiacciai, le calotte polari ed il suolo ghiacciato in modo temporaneo o perenne (permafrost). Kryos, ideata durante i mesi di lockdown del 2020, vuole essere una forte critica nei confronti della società moderna, che non riesce a dare il giusto peso alla grande crisi climatica e ambientale, già in atto da molto tempo, e mira a dar voce alle riflessioni sulle tematiche attuali come il cambiamento climatico o mutazioni climatiche. La performance, generata attraverso l’uso del software TouchDesigner, prodotta dal collettivo Pixel Shapes, è un incastro di immagini astratte, fotografie ambientali e distorsioni visive, generate da un lavoro di sound design con suoni registrati dal vivo e campionati.

La performance audio è un estratto dall’omonimo album Kryos composto dallo stesso Michele Di Leonardo ed è eseguita con l’ausilio di strumenti analogici e digitali, unendo atmosfere classiche con suoni ricercati e moderni ricreando mutevoli “Paesaggi sonori” (soundscape composition): “Le geometrie frammentate che si evolvono a ritmo di musica – spiega Di Leonardo,  – creano uno spazio astrale in cui il bianco e il nero diventano protagonisti, che accompagnano lo spettatore in un viaggio attraverso i ghiacciai, che vengono continuamente scomposti, distrutti, sciolti, per simulare la forza brutale dell’uomo che agisce sul mondo e la sua indifferenza nello sconvolgere i naturali ritmi della natura. La conseguenza è che la terra avrà un forte regresso, tanto da generare la desertificazione e, quindi, un mondo in cui la particella acqua (intesa come vita) svanisce, sola, in uno spazio infinito.”

Nella serata finale di domenica 15 maggio (Sala Perriera, Cantieri Culturali alla Zisa – Palermo – ore 21.00) il musicista e yamatologo Valerio Mirone porterà sul palco, in prima esecuzione assoluta, “Pakkyōne”, progetto originale per cetra cinese e maschere.

Pakkyōne è un pupazzo dagli indumenti sdruciti, confezionato con spille da balia e stracci rinvenuti in una piccola masseria abbandonata: “Non parla ma si esprime in una sorta di moto-linguaggio che articola grafemi sonori e scatti di testa – spiega Mirone -. Le sue corde vocali, che cuciono assieme un filo di spago e foglie di menta intrise nella resina, raschiano il vento e carezzano l’aria calda e fibrosa. Da un albero cavo ha ricavato una cetra, anch’essa bucata, e assemblato gingilli vibranti battendo la pietra, il rame e il piombo fuso. Costruito senza volto e privo di occhi, talvolta prende a prestito mascheroni di varie fogge per osservare il mondo ed evitare d’inciampare”.

VALERIO MIRONE, palermitano classe ’85, studioso di throat singing e musicista, ha lavorato come attore e compositore presso la Compagnia del Teatro del Baglio di Villafrati diretta da Enzo Toto, per cui ha inciso un triplo album dal titolo “Horcynys Orca” come commento musicale per l’omonima trilogia tratta dal romanzo di Stefano d’Arrigo. Ha collaborato per lungo tempo con l’Associazione Curva Minore di Lelio Giannetto come didatta e membro dell’ensemble Contemporary Sounds Unity e insegnato lingua giapponese nei licei per una decina d’anni. Dopo aver conseguito la laurea in lingua giapponese presso l’Università La Sapienza di Roma con una tesi sul compositore giapponese Takemitsu Toru, si trasferisce per un anno a Tokyo dove lavora presso l’Istituto Italiano di Cultura come collaboratore esterno. Tornato in Italia, ad oggi canta con gli Utveggi, con cui ha all’attivo quattro album e un tour in Giappone, e si divide tra l’attività di solista e il mestiere di traduttore.

Nella foto, Lelio Giannetto

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