La guerra. Esiste ancora la guerra?

di Monica Romano

I libri di scuola sono ricolmi di guerre. Ne studiamo gli anni, le denominazioni, come fossero semplici nozioni da ripetere all’interrogazione e scordare il giorno dopo. E ci pensiamo mai alle persone che la vissero? Forse sì, non siamo mica impassibili… ma ci pensiamo al fatto che quegli eventi potrebbero accadere a noi? Quando leggiamo i testi di storia ci immedesimiamo mai? Pensiamo mai a come sarebbe stato vivere quei fatti? Quei fatti che hanno un anno, quei fatti categorizzati sotto una denominazione, e ci pensiamo a quando un nome non l’avevano? Al momento in cui d’improvviso si fu colpiti?

Ma chi vive, mentre vive ha la percezione di ciò che gli succede attorno? Che percezione hanno i contemporanei di un momento storico? Ogni momento è storia, ogni momento potrà essere annoverato tra i testi scolastici e noi, no, non lo sapremmo, perché spesso si vive la propria vita e dalla storia collettiva non ci si sente toccati. Eppure tutta la storia è storia politica-sociale, ma spesso vediamo con distacco queste entità, come fossero solo appannaggio di chi ne è coinvolto o appassionato. Solo degli addetti al settore. Poi accade qualcosa, qualcosa che colpisce forte, anche te. Quelle che pensi siano solo cose che possano accadere ad altri, ma non a te…

La storia sembra così lontana. “Historia magistra vitae” diceva Cicerone. Sì, un bel modo di dire. Ma la pensiamo mai nel suo processo piuttosto che guardando alle conseguenze che ha prodotto? Questa storia ci investe. E questa storia la viviamo, ognuno con la propria percezione: questo è lo sguardo posto da Nicolò D’Agostino. Un vetraio. Un ottantenne artigiano catanese che dalla sua vetreria sente le ultime novità di questo 2022: la guerra c’è e non è lontana, come lo è stata fino a qualche mese fa. Sembrava non dovesse toccare a noi. Sembrava che non sarebbe mai arrivata a toccare le nostre vite. Lui non legge più i libri di scuola, ma la vede alla televisione, la legge nei giornali la paura dello scoppio di una Terza guerra mondiale.

La guerra è probabilmente alle porte, ma perché? Perché fare “bombe e mai fare colombe”?

Mi rivolgo a voi signori della terra, perché pensate sempre alla guerra, pensate sempre agli accampamenti e non pensate a fare indumenti, pensate sempre a fare cannoni e non fare panettoni, producete sempre bombe e mai fare colombe.

Non fate piangere i bambini, perché quando crescono vi pigliano per cretini, non fate navi da guerra, ma fate navi da crociera. Non fate missili intercontinentali, perché sono strumenti di tutti i mali, non costruite carri armati ma costruite ospedali, dissociatevi dagli armamenti perché resterete nullatenenti.

Non il fuoco tutto si incenerisce e tutta l’umanità perisce, tutto si fa per ingrandire il territorio. Ma può diventare un martorio, date ascolto ai saggi, cervelli di cultura che sono maestri di vita per natura. Non fate piangere i vecchi perché i rami ce l’hanno secchi. Non fate piangere i bambini, perché hanno bisogno di guida infinita. Il genitore che va al fronte al figlioletto non può garantire niente.

Signori della terra, per farvi le vostre ragioni, usate altri mezzi, non usate aerei, navi, missili, altri attrezzi. Usate il dialogo, che vedrete il risultato sarà analogo. Combattete per l’amore diritti e fratellanza, che nel futuro non vi ricorda la coscienza.

La guerra non è mai finita… Ma Perché? Perché?

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