Assolto in appello Raffaele Lombardo

Assolto in appello Raffaele Lombardo, l’ex Presidente della Regione siciliana accusato di concorso eesterno in associazione mafiosa e corruzione elettorale. “In riforma della sentenza emessa assolve Raffaele Lonbardo del reato di cui al capo a perché il fatto non sussiste e del reato al capo b per non avere commesso il fatto”, ha detto la Presidente della Corte d’Appello Rosa Angela Castagnola alla lettura del dispositivo.

Alla lettura della sentenza l’ex leader del Mpa non era in aula.

Una condanna, un’assoluzione, un annullamento dell’assoluzione con rinvio. Tre sentenze, tutte diverse l’una dall’altra. E oggi la quarta sentenza. Ancora una assoluzione. Sono trascorsi quasi undici anni da quando è iniziata la vicenda giudiziaria che ha visto protagonista uno dei politici più influenti della Sicilia, Raffaele Lombardo, ex Presidente della Provincia di Catania, ex eurodeputato ed ex Presidente della Regione. L’inchiesta che in dieci anni di udienze ha portato a due sentenze ‘contrastanti’ e a un annullamento con rinvio della Cassazione si basava su indagini dei carabinieri del Ros di Catania su rapporti tra politica, imprenditori, ‘colletti bianchi’ e Cosa nostra.

La Corte d’appello di Catania ha assolto Raffaele Lombardo anche dall’accusa di concorso esterno “perché il fatto non sussiste” e da quella di corruzione elettorale aggravato dall’avere favorito la mafia “per non avere commesso il fatto”. Lo ha spiegato leggendo il dispositivo la Presidente Rosa Angela Castagnola. La Procura generale di Catania, con i sostituti procuratori generali Sabrina Gambino e Agata Santonocito, aveva chiesto la condanna di Raffaele Lombardo, a sette anni e quattro mesi di reclusione, con il rito abbreviato.

“Siamo molto soddisfatti. Questa assoluzione è un risultato che rende giustizia alla verità”. Lo ha detto all’Adnkronos l’avvocata Maria Licata, uno dei due legali dell’ex Governatore siciliano Raffaele Lombardo, subito dopo l’assoluzione in appello dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione elettorale.

“Sono molto felice e sollevato”. Sono le prime parole dette da Raffaele Lombardo al suo legale, Maria Licata, subito dopo l’assoluzione dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione elettorale.

“Le mie più sincere felicitazioni e quelle della comunità politica che ho l’onore di rappresentare per l’assoluzione di Raffaele Lombardo protagonista di una odissea giudiziaria lunga dieci anni e che oggi si chiude nel migliore dei modi”. Lo dice Saverio Romano, vicepresidente nazionale di Noi con l’Italia-Cantiere popolare dopo l’assoluzione di Raffaele Lombardo.

Mannino: “Sempre convinto dell’innocenza di Lombardo, gli auguro sonni tranquilli”

“Personalmente provo la soddisfazione che può provare un amico. Un amico, peraltro, sempre convinto della sua innocenza”. Così all’AdnKronos l’ex ministro Dc Calogero Mannino commenta l’assoluzione in appello dell’ex Presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo. “E un riconoscimento che la giustizia gli rende – aggiunge -, certo, un riconoscimento molto faticoso per lui. Un’esperienza che io ho fatto anche più intensamente e più dolorosamente. Per la verità nel chiamarlo per compiacermi gli ho detto che non sapevo se congratularmi, perché quando capitavano a me queste cose quasi mi dava fastidio che si congratulassero per una cosa molto scontata com’era l’assoluzione”. Quanto alla possibilità che l’odissea giudiziaria di Raffaele Lombardo possa non essere ancora giunta al capolinea, Mannino chiosa: “Io dormivo sonni tranquilli, poi mi è arrivato un pezzo di carta che si è preso altri dieci anni. Gli auguro che non gli capiti la stessa cosa”. Poi, in conclusione, Mannino sottolinea che una certa magistratura antimafia “continua nel suo mestiere, non dismetteranno. Il caso Palamara, di una gravità estrema, ha avuto conseguenze, alcuni membri del Csm si sono dimessi, ma il Csm è stato ripristinato nel suo plenum e continua nel suo esercizio. I problemi che solleva il disvelamento Palamara non sono stati affrontati. Cosa dimostra? Che il problema della giustizia è diventato irresolubile, non ci può provare nessuno, non ci ha provato neanche il presidente della Repubblica”. 

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