Catania in attesa del possibile uragano

Catania, stamane, nonostante un cielo parzialmente coperto, rivede il sole. La città vivrà comunque la prima delle due giornate di apparente semi lockdown da allerta meteo per la chiusura preventiva di scuole, negozi, uffici pubblici e di tutte le attività non essenziali per timore dell’arrivo di un ciclone che, in formazione tra la Sicilia e Malta, si teme possa assumere caratteristiche tropicali diventando un uragano mediterraneo, un ‘MediCane’.

Il suo probabile arrivo sulla costa ionica della Sicilia e della Calabria e’ stimato tra la tarda serata di oggi e domani. Se dovesse impattare con la terra la zona interessata, secondo le previsione dei meteorologi, sarà sferzata da venti tempestosi, piogge battenti e insistenti per oltre 24-48 ore.

Coldiretti Sicilia, “Agrumeti sommersi e aziende isolate, danni non ancora calcolabili”

Agrumeti completamente sommersi, ortaggi sott’acqua, centinaia di ettari di terreni allagati. L’agricoltura del catanese è in ginocchio dopo l’alluvione di ieri. La conta dei danni non è ancora possibile dato che in molte aziende non si riesce neanche arrivare. “Gli agricoltori della Piana di Catania stanno cercando di mettere in salvo almeno le strutture ma la situazione è sempre più grave – afferma Coldiretti Sicilia – L’uragano del sud sta massacrando l’agricoltura distruggendo le coltivazioni e ci vorranno anni per ripiantare gli agrumeti sradicati o finiti sott’acqua. E impossibile entrare nei campi per effettuare le tradizionali semine autunnali mentre il vento ha fatto cadere a terra le olive dagli alberi e gravi danni si registrano anche alle strutture e alle infrastrutture agricole. Le strade sono sempre più pericolose”. 

Con l’ultima ondata di maltempo che ha devastato l’Isola, il conto degli eventi estremi che nel 2021 hanno colpito l’Italia sale a 1.837, il 40% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (dati ESWD). “Violenti temporali, tornado e tempeste di vento che colpiscono le città e le campagne – prosegue l’associazione – si abbattono su un territorio nazionale fragile dove a causa della cementificazione e dall’abbandono sono saliti a 7.252 i Comuni italiani, ovvero il 91,3% del totale, che hanno parte del proprio territorio a rischio frane e/o alluvioni. L’agricoltura è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici, ma è anche il settore più impegnato per contrastarli. Per affrontare i danni dei cambiamenti climatici servono interventi strutturali e strumenti di gestione del rischio sempre più avanzati, efficaci e con meno burocrazia”.

Anbi, in attesa di scelte strutturali serve campagna prevenzione civile

In attesa della nuova ondata di maltempo, annunciata sull’Italia meridionale, va registrato che sulla Sicilia, in tre giorni, si è già rovesciato circa 1/3 dei 700 millimetri di pioggia, che mediamente cadono in un anno sull’isola (a Lentini, nel siracusano, i pluviometri hanno registrato mm 275,4 con una punta di mm 150 in una sola ora) con punte di 1200 millimetri sull’Etna (alla stazione pluviometrica di Linguaglossa Etna Nord sono stati segnalati mm 398,8 in una giornata). Ad evidenziarlo, sulla base dei dati forniti dal Sias (Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano), è il report settimanale dell’Osservatorio Anbi sulle Risorse Idriche.

“Dobbiamo essere consci che il rischio zero non esiste, ma l’uragano mediterraneo è un ulteriore segnale di aggravamento della crisi climatica in atto e che evidenzia sempre più l’inadeguatezza complessiva del nostro sistema di difesa del suolo”, commenta Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (Anbi).

“E’ un’emergenza cui, nell’immediato, possiamo rispondere solo con una campagna di prevenzione civile, atta a migliorare la capacità di resilienza delle comunità – aggiunge Massimo Gargano, direttore generale di Anbi – Contestualmente è indispensabile accelerare l’iter per interventi strutturali, capaci di ridurre il rischio idrogeologico di fronte all’estremizzazione degli eventi atmosferici. I Consorzi di bonifica non solo sono impegnati quotidianamente sul territorio, ma hanno centinaia di progetti pronti in attesa del via definitivo. La violenza meteo e le vittime di questi giorni dimostrano che non c’è più tempo per tergiversare su un grande piano infrastrutturale di salvaguardia idrogeologica”.

Per il resto, stando al report Anbi, la gran parte dei corpi idrici settentrionali registra un calo dei livelli: è così per i grandi laghi (ad eccezione dell’Iseo), ma anche per la Dora Baltea in Valle d’Aosta, per i fiumi piemontesi (Stura di Demonte, Pesio e Tanaro addirittura più che dimezzati rispetto all’anno scorso) e veneti (largamente inferiori al 2020), nonché per l’Adda in Lombardia. Non va meglio per il fiume Po, che scende al di sotto dei livelli dello scorso anno e praticamente dimezzati rispetto alla media storica.

Anche i fiumi toscani si mantengono sotto media mensile con un’impercettibile ripresa del solo fiume Ombrone. L’estate scorsa in Toscana è stata la terza più siccitosa dal 1955 dopo quelle del ’62 e del 2017: tra giugno ed agosto nelle province di Massa Carrara, Pistoia, Lucca, Pisa, Livorno, il deficit è stato anche del 70% ed in settembre la siccità è proseguita, arrivando a toccare -90% di pioggia nel Sud della regione (fonte: Consorzio Lamma); le temperature estive hanno registrato +1,8 % rispetto alla media 1971-2000.

Analoga è la condizione fluviale in Emilia Romagna, dove il Reno resta in ‘asciutta’ e Trebbia, Enza, Secchia registrano minimi incrementi di portata. Diversa è la situazione nelle Marche dove, dopo mesi di crisi, i fiumi sono in leggera ripresa, così come i volumi d’invaso nei bacini artificiali, dove però resta amplissimo il gap con i dati delle annualità precedenti. Nel Lazio sono stabili i flussi del fiume Liri-Garigliano, mentre è in lieve incremento il Sacco, restando comunque al di sotto dei livelli degli anni precedenti. In Campania, i livelli idrometrici dei fiumi Garigliano e Volturno risultano in crescita, mentre il Sele è in calo. I volumi del lago di Conza della Campania scendono sotto i valori di un anno fa, ma rallenta la discesa dei livelli nei bacini del Cilento. In Basilicata, pur a stagione irrigua perlopiù conclusa, le disponibilità idriche negli invasi calano di ulteriori 2 milioni di metri cubi, mentre il decremento in Puglia sfiora i 3 milioni.

Foto FB, Franz Cannizzo

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