UE-NATO, il prezzo delle “primavere arabe” e il ritiro da Kabul

Il generale Claudio Graziano, già capo di Stato maggiore della Difesa: oggi “il ‘Primo passo è quello di creare una Difesa Ue nei campi della cybersecurity, dello spazio e dell’intelligenza artificiale”

“Né sul fronte della Nato né su quello della Difesa Ue direi non c’è nulla di improvviso. I segnali luminosi si sono accesi già nel 2011. Pensiamo al teatro di guerra dell’Afghanistan e a quello della Libia”. Così, in un’intervista a La Verità, il generale Claudio Graziano, già capo di Stato maggiore della Difesa, oggi presidente del Comitato militare dell’Unione europea. “L’attuale addio da Kabul non può certo definirsi una sconfitta militare – spiega Graziano – E’ il frutto di una scelta di ripiegamento voluta da Barack Obama. All’epoca, al di là del numero delle vittime, la componente militare Usa e Nato era il massimi. Aver annunciato allora la fine della guerra non poteva che portare a quanto sta accadendo ora. Ci è voluto tempo, ma alla fine i talebani sono saliti al governo”.

“D’altronde – prosegue Graziano – la fine di una guerra non si annuncia. Il conflitto termina solo quando deve terminare. A migliaia di chilometri, in un altro continente, nello stesso anno si è celebrato l’abbaglio delle Primavere arabe. In quel contesto, l’esperienza in Libia è stata l’ultimo intervento della Nato. Basti pensare che è dal 2011 che non si assiste a risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con l’ok di Russia e Cina. È un po’ come se il multilateralismo che ha contraddistinto l’era Clinton fosse finito allora ma per vederne gli effetti abbiamo dovuto attendere la mossa concreta del cavallo (a Kabul) che ha spostato tutte le pedine. Adesso, si aprono spazi nuovi dentro i quali l’Unione Europea necessiterà di muovere la propria forza di intervento”.

Il generale Graziano affronta anche il tema della Difesa comune, tra le esigenze immediate. “Il primo passo – specifica – è quello di creare una Difesa Ue nei campi della cybersecurity, dello spazio e dell’intelligenza artificiale. Sono teatri di guerra nei quali servono e importanti investimenti. Serve una sovranità tecnologica europea per non restare schiacciati nella competizione Usa e Cina”. (AdnKronos)

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