Processo “trattativa”, depone il pm Teresa Principato

Davanti alla Corte d’assise d’appello di Palermo, la deposizione dell’ex procuratore aggiunto di Palermo Teresa Principato, oggi sostituto alla Dna, nel processo d’appello sulla trattativa tra Stato e mafia. Il magistrato depone come teste, come deciso nella scorsa udienza dal presidente della Corte di assise di appello di Palermo, Angelo Pellino, a latere Vittorio Anania, accogliendo la richiesta della difesa del generale Mario Mori. Sarà ascoltato anche il colonnello Michele Sini, che da comandante del Ros arrestò nel novembre 1998 Giovanni Napoli. Una indagine coordinata proprio dall’ex aggiunto Principato. Napoli è un veterinario, arrestato per essere stato un referente mafioso di Mezzojuso e soprattutto per aver dato sostegno logistico a Bernardo Provenzano. Una vicenda che si inquadra nel discorso della mancata cattura di quest’ultimo. A Napoli, durante l’arresto, venne sequestrato diverso materiale, tra cui 3 telefonini, un rilevatore di microspie, floppy disk e, successivamente, anche un computer. E in base agli elementi raccolti dalla Procura generale è emerso che proprio telefoni e rilevatore di microspie furono restituiti nei giorni successivi. Di questa vicenda hanno nel corso del processo i due sottufficiali Pasquale Gigliotti e Sebastiano Serra, chiamati a testimoniare dai sostituti Pg Giuseppe Fici e Sergio Barbiera.

“Mi sorpresi che gli oggetti sequestrati nel corso della perquisizione a casa di Giovanni Napoli, fossero stati restituiti senza la mia autorizzazione. Nella nota trasmessa dai carabinieri del Ros non è stata data adeguata evidenza al rilevatore di microspie. Nelle mie indagini, per quello che era il mio metodo di lavoro, anche in altre indagini, approfondisco tutto”. Lo ha detto Teresa Principato, ex Procuratore aggiunto di Palermo e oggi sostituto procuratore alla Direzione nazionale antimafia, deponendo al processo d’appello sulla trattativa tra Stato e mafia in corso davanti alla Corte d’assise di appello di Palermo. Al centro della deposizione l’arresto di Giovanni Napoli, un veterinario, avvenuto nel 1998 con l’accusa di essere stato un referente mafioso di Mezzojuso e soprattutto per aver dato sostegno logistico a Bernardo Provenzano. Una vicenda che si inquadra nel discorso della mancata cattura di quest’ultimo. A Napoli, durante l’arresto, venne sequestrato diverso materiale, tra cui 3 telefonini, un rilevatore di microspie, floppy disk e, successivamente, anche un computer. E in base agli elementi raccolti dalla Procura generale è emerso che proprio telefoni e rilevatore di microspie furono restituiti nei giorni successivi. Di questa vicenda hanno nel corso del processo i due sottufficiali Pasquale Gigliotti e Sebastiano Serra, chiamati a testimoniare dai sostituti Pg Giuseppe Fici e Sergio Barbiera. Principato, che coordinava l’inchiesta, spiega: “Basta dare un’occhiata alla nota del 13 novembre 1998, per capire come il rilevatore di microspie non sia stato segnalato adeguatamente”. Gli apparecchi furono poi restituiti “senza la mia autorizzazione, il che avrà sicuramente determinato da parte mia una reazione nei confronti delle persone incaricate del sequestro”. E aggiunge: “Ritengo di avere reagito vigorosamente di fronte a un atto doloso di restituzione effettuato senza la mia autorizzazione. Ma non ho un ricordo specifico su questo, stiamo parlando di fatti avvenuti circa 30 anni fa”. (AdnKronos)

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