Luana Ilardo: “Quello di mio padre fu omicidio di Stato”

25 anni fa suo padre venne assassinato, dopo essersi pentito e aver rivelato il luogo del covo di Provenzano

Quando suo padre morì aveva appena 16 anni, un’adolescente. Lei era la figlia del boss mafioso, poi pentito, che fece scoprire alle Forze dell’Ordine il covo di Provenzano, per poi essere abbandonato dallo Stato e morire assassinato. “Hanno ucciso e seppellito lui, ma non noi e soprattutto me, che evidentemente ho ereditato tanto del suo coraggio. So che la mia liberazione avverrà quando emergerà la verità della storia, più grande di lui, nella quale mio padre si è trovato coinvolto e della quale è stato uno dei protagonisti”.

A parlare è Luana Ilardo, nata nel 1980. Fu lei a scendere per strada e a raccoglierlo tra le sue braccia la sera del 10 maggio 1996, poco prima che scattasse il piano di protezione a tutela sua e dell’intera famiglia. “Mi scopro a raccontare certe vicende intramezzandole con ricordi privati, e resto la bambina ignara di allora, eppure sono la donna consapevole di oggi”, racconta a 25 anni di distanza. Una storia commovente che consente di entrare nella vita quotidiana di una famiglia mafiosa, imparentata coi Madonia e a contatto con tutti i più importanti capi della cupola. Ilardo era capomafia della provincia di Caltanissetta, poi divenne confidente del colonnello Michele Riccio.

A raccogliere la sua testimonianza la scrittrice e saggista Anna Vinci nel volume “Luigi Ilardo. Omicidio di Stato”, appena edito da Chiarelettere, che dà voce a Luana in questa toccante vicenda familiare. E’ il racconto di una giovane che, a poco a poco, si rende conto di quanto la sua vita sia stravolta prima dalla carcerazione del padre e poi dalle continue fughe, sparizioni, paure. Una voce limpida, restituita in tutta la sua concretezza. In appendice al volume sono riuniti alcune dichiarazioni e lettere private di Ilardo e documenti sulla sua collaborazione con le istituzioni, oltre ad un dialogo tra l’autrice e Giorgio Bongiovanni, direttore di “Antimafia Duemila”. (segue)

“La vicenda Ilardo è il frutto avvelenato della trattativa. E’ il frutto avvelenato della condotta di Mori e di Subranni”. Con queste parole l’allora pm Nino Di Matteo, oggi componente del Consiglio Superiore della Magistratura, si espresse nella propria requisitoria al processo Trattativa Stato-mafia, parlando dei fatti che si verificarono con il mancato blitz a Mezzojuso, il 31 ottobre 1995, nel casolare in cui era presente Bernardo Provenzano.

“In quel momento storico in cui si sviluppò la collaborazione informale di Ilardo tra il ’94 e il 96 -precisò Di Matteo- Provenzano non poteva essere catturato perché era il garante da parte mafiosa di quegli accordi, scaturiti dalla trattativa, che erano il frutto di quel percorso dei carabinieri che avevano contattato Vito Ciancimino, per sapere cosa volesse Cosa nostra per far cessare quella strategia”.

Anna Vinci, è nata a Roma, dove vive e lavora. È stata amica e biografa di Tina Anselmi, di cui cura l’archivio ed è anche autrice di romanzi. Tra i suoi libri “Tina Anselmi. Storia di una passione politica” (Sperling Kupfer); “Le notti della democrazia. Tina Anselmi e Aung San Suu Kyi” (Ediesse); “Gaspare Mutolo. La mafia non lascia tempo”(Rizzoli e Chiarelettere); “La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi” (Chiarelettere), da cui ha messo in scena lo spettacolo di teatro civile “Tra le pieghe della P2”. Ha lavorato a Radio Due nei programmi Tre Uno Tre Uno, Sala F, I Giorni. Nel ’13 ha realizzato il documentario “Tina. Una vita per la democrazia” (Rai3) e nel ’16, per Rai Storia quello, sempre su Anselmi, “La grazia della normalità”. (AdnKronos)

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