Giudici in Camera di consiglio per sentenza omicidio Cerciello

I giudici della Prima corte d’Assise sono entrati in Camera di consiglio per emettere la sentenza del processo sull’omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega ucciso con undici coltellate il 26 luglio del 2019 a Roma. Per i due imputati, gli americani Finnegan Lee Elder e Christian Gabriel Natale Hjorth, accusati di concorso in omicidio, il pm Maria Sabina Calabretta ha chiesto la condanna all’ergastolo. In aula sono presenti i familiari del vicebrigadiere e la vedova Rosa Maria Esilio. La sentenza potrebbe arrivare in serata o domani.

Accusa e difese in un anno di processo. Pm: “Ergastolo per americani”

 “In meno di 30 secondi è stata tolta brutalmente la vita a un uomo con 11 fendenti”. Così il pm Maria Calabretta nella sua requisitoria dello scorso 26 aprile ha illustrato la linea dell’accusa al processo per l’omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, ucciso con undici coltellate il 26 luglio del 2019 nella Capitale. Per i due giovani americani, Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth, accusati di concorso in omicidio, l’accusa ha chiesto due ergastoli.

“L’ergastolo – ha sottolineato il pm in aula – non è un trofeo da esibire ma una giusta pena, davanti a fatti così tragici nessuno vince e nessuno perde”. Secondo l’accusa, “la morte di Cerciello è una conseguenza diretta di quanto hanno compiuto entrambi i due americani, entrambi sono responsabili dell’omicidio: non c’è stata premeditazione ma hanno portato un coltello da guerra all’appuntamento, hanno effettuato dei sopralluoghi per controllare la situazione, nei momenti cruciali hanno indossato i cappucci, hanno agito in simultanea, attaccando entrambi i due carabinieri, Cerciello e Andrea Varriale, nascondendo poi l’arma”.

Per il pm poi “il ruolo di Natale è egemonico, lui organizza tutto, prima, durante e dopo l’omicidio. Lui ha ‘attivato’ Elder, ha visto Cerciello a terra, ha sentito i suoi gemiti. Quindi sono tornati con calma in albergo come se niente fosse e lì Natale ha aiutato Elder a nascondere il coltello” ha sottolineato Calabretta nell’iudienza del 26 aprile. “Il processo – ha concluso – ci ha fornito la prova che i due carabinieri si sono qualificati e hanno mostrato il tesserino. L’unica menzogna detta da Varriale è sul possesso della pistola, ma davanti al pm ha ammesso che non era armato quella sera, avrebbe potuto non dirlo, ma l’ha detto per portare un contributo alla ricostruzione dei fatti, e non gli è costato poco”.

Sul fronte opposto le difese di Elder e Hjorth. Per l’avvocato Roberto Capra, difensore con Renato Borzone di Finnegan Lee Elder, deve essere riconosciuta la legittima difesa. “La ricostruzione dei fatti avvenuti va nella direzione di quanto affermato da Elder – ha sottolineato Capra nell’arringa – e sulla versione data dal collega di Cerciello, Andrea Varriale, ci sono molte incongruenze, a partire dal fatto che i carabinieri, in borghese, non hanno mostrato i tesserini. Elder inoltre si è ritrovato a terra con Cerciello che era sopra di lui, in una posizione maggiormente aggressiva”.

“Il bendaggio di Gabriele Natale Hjorth è stato uno dei momenti più ignominiosi della giustizia italiana. Una offesa alla dignità dell’uomo che mai avremmo voluto vedere in un sistema democratico della giustizia” ha detto l’avvocato Fabio Alonzi, difensore con Francesco Petrelli di Natale Hiorth. “Nulla può giustificare quella immagine – ha detto Alonzi nella sua arringa in aula – Un gesto che aveva valore simbolico tanto che viene diffusa tra le chat dei carabinieri. Dobbiamo misurarci con quella foto orribile di Natale bendato e ammanettato e di quel video che tardivamente è entrato in questo processo, per comprendere in quali condizioni venne ascoltato dagli inquirenti. Nessuno vuole fare un processo all’Arma dei Carabinieri che ha reagito immediatamente alle procedure illegali sanzionando i responsabili”, ha sottolineato. A decidere su un omicidio che ha scosso tutta l’opinione pubblica in Italia sono chiamati ora i giudici della Prima Corte d’Assise di Roma, con la presidente Marina Finiti. (AdnKronos)

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