Csm archivia su presidente Tribunale Catania Mannino

Archiviare il fascicolo su Francesco Mannino, presidente del Tribunale di Catania, aperto dalla prima commissione del Csm nell’ambito dell’esame delle posizioni di magistrati coinvolti nelle chat di Luca Palamara. E’ quanto ha deliberato il plenum del Consiglio superiore della magistratura approvando a maggioranza, con 19 voti a favore, 3 astensioni e la mancata partecipazione al voto del togato Sebastiano Ardita, la delibera di archiviazione proposta dalla commissione, competente per i trasferimenti d’ufficio per incompatibilità funzionale e ambientale.

La commissione ha esaminato i messaggi intercorsi su WhatsApp tra Palamara e Mannino nel 2018, quando il primo era consigliere del Csm. In questi scambi Mannino “sembrava perorare le nomine di alcuni magistrati operanti nel distretto e nello stesso ufficio in cui svolgeva e svolge le funzioni di presidente di Tribunale”. La commissione, come ha spiegato in plenum la consigliera Ilaria Pepe, relatrice della pratica, ha rilevato la “sporadicità e l’esigo numero delle comunicazioni” e il fatto che Mannino avesse “offerto informazioni su persone fuori da appartenenza correntizia”. Lui stesso, ascoltato dalla commissione, ha infatti chiarito, si legge nella delibera approvata, riguardo alle nomine di presidenti di sezione del Tribunale di Catania, “di avere risposto a una specifica richiesta del dottor Palamara e di aver indicato colleghi anziani e professionalmente capaci, indipendentemente quindi da logiche di appartenenza”.

Un secondo gruppo di conversazioni esaminate ha avuto a oggetto alcuni giudizi, apparentemente poco lusinghieri, di Mannino su un concorrente di una procedura di conferimento di un incarico semidirettivo e la sollecitazione a un trasferimento d’ufficio di una collega. La commissione ha valutato l’assenza di una situazione di “potenziale appannamento dell’immagine” del magistrato, ritenendo che “non possa assumere rilievo il solo, innegabile, clamore mediatico della complessiva vicenda che ha riguardato il dottor Palamara”, che “nel caso in esame è evidente che il generale clamore suscitato dalla vicenda non è in alcun modo ricollegabile alla figura professionale del dottor Mannino” e concludendo quindi sulla non sussistenza dei presupposti per procedere con una richiesta di trasferimento. (AdnKronos)

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