Strage Bologna: Fioravanti, Mambro, Ciavardini e Sparti a rischio altro processo

Rischiano un nuovo processo Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, condannati in via definitiva per la Strage di Bologna (ma da sempre dichiaratisi innocenti), dopo che la Corte di Assise di Bologna li aveva denunciati – nella sentenza di condanna all’ergastolo nei confronti di Gilberto Cavallini – per reati che sarebbero stati commessi nel corso del dibattimento, dalla falsa testimonianza alla calunnia.

La Procura di Bologna ha chiuso ora le indagini, atto che di solito prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, avvisando Ciavardini, Mambro, Fioravanti, oltre a Elena Venditti, Giovanna Cogolli e Stefano Sparti, il figlio di Massimo, testimone chiave del processo che si concluse con la condanna di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, secondo cui il padre avrebbe ammesso di essere stato ‘imbeccato’.

Valerio Fioravanti, come si legge nell’avviso di fine indagine della Procura di Bologna, oltre che per false affermazioni durante il processo a Gilberto Cavallini per la strage del 2 agosto, è accusato anche di calunnia nei confronti dell’allora comandante della Sezione Speciale Anticrimine dei Carabinieri di Padova, Giampaolo Ganzer, per aver “affermato falsamente”, si legge nell’avviso, che il militare – “che il 5 febbraio 1981 aveva proceduto ad identificare in Fioravanti Valerio il giovane (che aveva fornito le false generalità di De Angeli) ricoverato presso l’Ospedale suddetto, a seguito del conflitto a fuoco avuto quella sera e nel corso del quale erano stati uccisi i Carabinieri Enea Codotto e Luigi Maronese – aveva dato disposizioni al personale sanitario dell’Ospedale civile di Padova, che aveva in cura il Fioravanti”, che – ha dichiarato Fioravanti – ‘venissi lasciato morire sulla barella, cosa che tra l’altro ha confermato a Salvini’, G.l. presso il Tribunale di Milano, dicendogli ‘Ma Fioravanti non ne voleva sapere di morire, io ho fatto di tutto, ma lui non è morto'”.

Fioravanti inoltre “deponendo come testimone” dinanzi “alla Corte di Assise di Bologna nel processo penale a carico di Gilberto Giorgio Guido Cavallini” – spiegano le carte – “incolpava di aver tentato di farlo uccidere dal personale medico dell’Ospedale civile di Padova (non facendolo curare per le ferite riportate nel conflitto a fuoco del 5 febbraio 1981) il medesimo capitano Ganzer, che sapeva essere innocente e aver svolto indagini sulla strage di Bologna”.

 

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