Processo depistaggio Borsellino: anomalie sulle intercettazioni Scarantino

“Nei brogliacci contenenti le intercettazioni” dell’ex pentito Vincenzo Scarantino, dopo la strage di Via D’Amelio, “c’erano delle anomalie. Non so se si trattava di problemi di linea, ma c’era qualcosa che non andava. Forse anomalie di funzionamento…”. A rivelarlo, deponendo al processo sul depistaggio sulle indagini sulla strage di via D’Amelio è la Sovrintendente della Polizia di Stato Carmela Sammataro, che dal 14 al 24 gennaio 1995 fu trasferita a Imperia per “assistere Scarantino” che aveva iniziato a collaborare da poco con la giustizia “e la sua famiglia”. La poliziotta risponde alle domande dell’avvocato Giuseppe Panepinto, legale di Mario Bo, il funzionario di Polizia imputato con altri due colleghi poliziotti, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei, per concorso in calunnia aggravata a Cosa nostra. Presente in aula anche il Procuratore aggiunto Gabriele Paci.

Nell’udienza del 18 ottobre 2019 un altro poliziotto, l’ispettore Giampiero Valenti, deponendo in aula aveva parlato di intercettazioni “che venivano interrotte”. “Mi ordinarono di interrompere la registrazione di Scarantino perché il collaboratore doveva parlare con i magistrati”, disse Valenti in aula. All’inizio del 1995, l’ex picciotto della Guadagna di Palermo era sotto intercettazione. Quelle telefonate intercettate sono state scoperte solo due anni fa in un archivio del palazzo di giustizia di Caltanissetta. “Fu il collega Di Ganci, mio superiore, a dirmi che dovevamo staccare l’apparecchio. Quando poi smise di parlare coi magistrati, mi disse di riavviare”, rivelò a sorpresa, in aula, Valenti. La Procura di Messina aveva iscritto nel registro degli indagati i due magistrati che indagarono sulla strage di Via D’Amelio, Carmelo Petralia e Annamaria Palma, accusati di calunnia aggravata in concorso. Ma di recente le loro posizioni sono state archiviate. Nel frattempo la procura di Messina ha fatto trascrivere dal Ros le bobine delle conversazioni di quello scorcio di 1995 e sono emersi altri dialoghi ritenuti interessanti per provare a fare luce sui troppi buchi neri di questa storia. Scarantino parlava anche con Annamaria Palma. “E’ importante che lei faccia questo interrogatorio”, gli diceva la pm.

“C’erano a volte delle anomalie, dei problemi di linea – racconta la poliziotta in aula – C’era qualcosa che non andava”. L’avvocato Panepinto le fa vedere anche dei brogliacci con la sua firma. “A volte non è indicata né una telefonata in partenza né in entrata. Io scrivevo ‘mancanza linea’, mancava proprio il collegamento telefonico. Quando veniva ripristinato il guasto ci facevano fare le prove tecniche e veniva scritto se veniva ripreso il servizio”. “Su alcuni brogliacci c’è scritto: ‘Non stampa’ con riferimento al numero di chiamata di Scarantino”, spiega la sovrintendente Sammataro. “Erano anomalie che succedevano. Capitava e poi si chiamavano i tecnici. Ai tempi succedeva”. Ma quando l’avvocato le chiede se c’era qualcuno che staccava quelle telefonate non ha saputo rispondere. Poi la poliziotta ha ricordato il periodo dopo le stragi, quando fece parte del gruppo investigativo ‘Falcone e Borsellino’. “Il 19 luglio 1992 ho appreso la notizia mentre ero a casa, perché ero libera dal servizio, ma non sono stata sul luogo della strage racconta – Ho fatto successivamente parte del gruppo ‘Falcone e Borsellino’. Non ricordo le date ma ricordo che non sono stata aggregata subito, bensì dopo mesi. Io ero in sala ascolto. Noi della sala riferivamo era l’ispettore Vincenzo Maniscaldi, a cui portavamo i brogliacci”.

“Ci siamo incontrati qualche volta nella stanza del dottore Arnaldo La Barbera. Lui ogni tanto faceva parlare quelli della sala e noi esponevamo i brogliacci, coinvolgeva il personale della sala ascolto”. La donna poliziotto ha assistito Scarantino, che stava collaborando con i magistrati, “da fine agosto 1994 al 9 settembre 1994 a Jesolo” e poi “dal 14 gennaio al 24 gennaio 1995 a Imperia”. “Si andava lì a fare servizio di gestione della famiglia, essendoci la moglie con i bambini piccoli, venivano da un ambiente chiuso della Guadagna. Era importante che ci fosse una presenza femminile. Il personale femminile era necessario. Io accompagnavo la moglie al supermercato. Cercavamo di assisterla. Sostegno e assistenza alla famiglia”.

Prima di Sammataro è stato sentito un altro poliziotto che faceva parte del gruppo ‘Falcone e Borsellino’, Giuseppe Cirrincione, ora in pensione. All’epoca era Sovrintendente alla squadra mobile di Palermo. “Il 19 luglio ero libero dal servizio ma il pomeriggio dopo la strage sono rientrato in ufficio a disposizione – racconta in aula – Abbiamo fatto delle perquisizioni in un albergo e poi siamo rientrati in ufficio”. “Il mio compito era quello di fare accertamenti anagrafici, ci davano dei nominativi, noi andavamo nei vari comuni a fare accertamenti e schede anagrafiche. Sono stato aggregato al gruppo ‘Falcone e Borsellino’. Ricordo che mesi dopo mi hanno chiamato e sono andato. Rimasi per circa quattro mesi”. “Tra i funzionari c’era anche il dottor Salvatore La Barbera ma non ricordo quanto tempo è rimasto. Dopo venne anche il dottor Bo”, l’imputato del processo.

“In quel periodo ho fatto dei pedinamenti – racconta ancora – In particolare pedinammo Pietro Scotto che lavorava alla Sip, lo abbiamo seguito per uno o due giorni, poi sono rientrato a fare accertamenti”. Alla domanda se fosse a conoscenza di “intromissioni per chiedere di incastrare qualcuno”, ha risposto un secco “no”. Parlando di Vincenzo Scarantino, ha spiegato: “Facevo parte del gruppo ‘Falcone e Borsellino’ ma di queste indagini si occuparono altri”. Ma ricorda che “abbiamo fatto delle attività di verifica su Scarantino”. “Insieme ad altri colleghi facemmo una verifica su un cantiere edile che si trovava in zona Guadagna dove c’era un gabbione che conteneva delle bombole di ossigeno. Abbiamo accertato questa cosa sulle dichiarazioni che aveva reso Scarantino. Abbiamo riscontrato che quello che aveva detto Scarantino era vero”. Oggi saranno sentiti altri sette testi della difesa di Mario Bo. (AdnKronos)

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