Necropoli del II secolo a.C scoperta a Messina

I lavori di scavo per la realizzazione di un edificio hanno portato in luce a Messina un settore della più ampia necropoli ellenistico-romana degli Orti della Maddalena del II sec a.C. La necropoli, che fa parte di una più vasta e stratificata area documentata da ricerche sistematiche condotte nell’ultimo ventennio dalla Soprintendenza di Messina in tutta l’area, contribuisce ad arricchire il quadro delle conoscenze sull’estensione e sulle tipologie funerarie della necropoli meridionale dell’antica città di Messina.

“Si tratta di un importante ritrovamento – sottolinea l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – che si realizza a poche settimane di un analogo ritrovamento a Marsala. Ancora una volta tombe fino a ora inviolate che ci rappresentano la ricchezza del nostro territorio e l’importanza degli scavi come elemento per la ricostruzione della nostra storia”.

Lo scavo, avviato lo scorso gennaio, ha permesso di riportare in luce sette sepolture che si trovavano a 90 centimetri di profondità. Si tratta di sepolture a “fossa terragna”, cioè fosse lunghe e strette scavate nel terreno all’interno delle quali sono stati ritrovati gli scheletri, ancora intatti, di individui deposti in posizione supina con il capo rivolto a nord-est e le braccia distese lungo i fianchi, di incinerazioni e di una sepoltura dentro una cassa di mattoni. Le tombe hanno restituito anche oggetti di corredo funerario costituiti principalmente da unguentari fittili fusiformi oltre a una coppa “megarese” e una lucernetta con becco a incudine che consentono di individuare il periodo di utilizzo della necropoli nel II sec a.C.

“Questo ritrovamento – dice Mirella Vinci, soprintendente di Messina – è di straordinaria importanza per le condizioni in cui le tombe si trovano e perché ci consente di ampliare la conoscenza sulle tipologie funerarie della necropoli meridionale dell’antica città di Messina”.

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