“Panopticon” di Zappalà al Castello Ursino di Catania

In programma dal 19 marzo al 17 aprile

Dopo mesi di chiusura dovuta all’emergenza sanitaria ‘Panopticon / il teatro igienico’, l’opera installativa di Roberto Zappalà, prende forma dal vivo dal 19 marzo al 17 aprile al Museo Civico Castello Ursino in co-organizzazione con l’assessorato alla Cultura del Comune di Catania. Panopticon vede finalmente la luce in una dei luoghi più affascinanti e importanti della città siciliana, mostrando così di essere un progetto versatile. Un progetto che intreccia arte, architettura e danza.

“Usare uno spazio scenico o meglio un’installazione che al suo interno possa contenere diverse anime è il felice raggiungimento di una mia più ampia idea – confida Zappalà – che è basata su ciò che sottolineava Baudelaire, ‘glorificare l’immagine ancor prima che il significato’. Non c’è a mio avviso niente di più contemporaneo di questo ‘semplicissimo’ pensiero. L’idea che l’uso dello spazio, la sua estetica, unita all’estetica che imprimono gli interpreti possa essere protagonista è ciò che di più caro ho sempre desiderato di ottenere”.

Proprio la volontà di far diventare protagonista il contenitore almeno quanto il contenuto, ha spinto Roberto Zappalà ad affidare le creazioni coreografiche a quattro danzatori della sua compagnia, Filippo Domini, Adriano Popolo Rubbio, Fernando Roldan Ferrer, Joel Walsham. Panopticon / il teatro igienico parte dalla volontà di replicare ed emancipare il concept della rassegna delle ‘nanoperformances’, attiva da 5 anni a ScenarioFarm a Favara. È una riflessione non obbligatoriamente pensata in funzione del Covid-19 ma che ne prende spunto per una più profonda analisi sulla condizione dell’individuo messo a dura prova e sempre morbosamente controllato.

‘In tempo di Covid lo spettacolo si pone come obiettivo quello di ribaltare la percezione di solitudine dell’uomo’

Panoptes, gigante della mitologia greca, che possedeva un centinaio di occhi e ritenuto quindi un guardiano perfetto, dà il nome al carcere ideale progettato nel 1791 dal filosofo e giurista Jeremy Bentham.

“Il nostro obiettivo – prosegue Zappalà- punta a creare un corto circuito tra sorveglianti e sorvegliati ma vuole anche rendere l’architettura scenica autonoma e protagonista. Alla luce, poi, del disastro umano, sociale ed economico che abbiamo vissuto nell’ultimo periodo, gli effetti negativi sugli eventi artistici non si sono fatti attendere – confessa- presto tutti ci siamo accorti che anche il mondo delle arti performative avrebbe subito pesanti conseguenze”.

“Il compito dell’arte -continua il coreografo e regista siciliano – quando ci riesce continua ad essere quello di individuare prima degli altri alcuni passaggi dell’attualità, anticipandone i ‘rimedi’. Le restrizioni che i teatri stanno subendo in relazione al numero di spettatori che possono seguire le performance a causa del Covid-19, sta creando non pochi disagi. Panopticon, si pone come obiettivo quello di ragionare e in qualche modo ribaltare la percezione della solitudine, del controllo, della protezione dell’individuo”.

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