Origini storiche del Catasto

Di Santi Maria Randazzo

Le origini del Catasto moderno vanno, certamente, ricercate nelle riforme amministrative dello Stato Romano, con probabili precedenti nella Grecia antica e, sicuramente, nell’antico Egitto; a Roma tali riforme furono realizzate unitamente e conseguentemente al sorgere dell’esigenza dello Stato Romano di poter disporre di uno strumento politico-amministrativo che fornisse la conoscenza esatta dei beni posseduti dai suoi cittadini. Dal punto di vista etimologico sembrerebbe che il: “ … termine italiano < catasto > […] secondo una certa scuola di pensiero […] potrebbe derivare dalla parola latina < catastrum >, che significa registro di inserimento o di accorpamento di proprietà e da < catasticum >, termine tecnico che indicava l’inventario dei beni fondiari. Ambedue derivano a loro volta da termini greci di uguale significato. Non è un caso che la struttura giuridica e tecnica del catasto ( il < codex gromaticus >) si affermi in epoca romana, insieme alle altre fondamentali istituzioni giuridiche e sovverta consuetudini precedenti attraverso le proprie regole, la nuova politica dello stato”. (1)

In alcuni casi parrebbe che tracce delle operazioni catastali dello Stato Romano, conseguenti sovente alle suddivisioni del territorio di nuova acquisizione per conquista militare, abbiano lasciato tracce in alcuni territori, individuabili, ancora oggi, in suddivisioni catastali del territorio riconducibili all’intervento romano. (2) Sotto questo profilo è interessante rilevare criteri e forme che determinavano la suddivisione del territorio, realizzata dagli  Agrimensori Romani, ed il suo inserimento nel Catasto Romano, la cui conoscenza: “ … si basa su alcune fonti letterarie da cui traspare una prima fondamentale distinzione tra le terre indivise e le terre frazionate. Appartengono alla prima categoria le terre assegnate globalmente alle comunità urbane, alla nobiltà, e alle istituzioni religiose. I nobili e i religiosi possono a loro volta concedere i terreni ai loro coloni, ma rimangono responsabili direttamente dal punto di vista fiscale nei confronti dello stato. In linea generale ciò che caratterizza il disegno del territorio in epoca romana è la < Centuriazione >, cioè il frazionamento del terreno in un certo numero di < Unità agrarie > attraverso una maglia viaria costituita da strade che si intersecano ad angolo retto. Ogni centuria, di superficie generalmente quadrata, ha un lato di circa 710 metri ed una superficie d circa 50 ettari. I limiti delle centurie costituiscono gli assi della rete viaria principale. All’interno della centuria il terreno può essere ulteriormente frazionato in sub-unità delimitate da una rete viaria secondaria. L’assegnazione delle terre prescinde dalla centuriazione: infatti più centurie possono fare capo a un’unica proprietà e una singola centuria può essere frazionata tra diversi proprietari”. (3)

La caduta dell’Impero Romano e le condizioni che caratterizzarono l’Italia e l’Europa nel corso del medioevo fecero venir meno quella cultura catastale romana che, iniziò a essere nuovamente attenzionata nel corso del rinascimento. Il ritorno a metodologie più direttamente collegate a parametri geometrici ed alla produttività agricola, connessa alla funzione sociale della produzione agraria, si hanno con l’avvento dell’Illuminismo che mira a scardinare il principio della proprietà terriera svincolata dalla produttività e promuove l’uso sociale delle risorse che dall’agricoltura possono essere tratte, unitamente alle esigenze degli stati di poter disporre di una fonte certa di prelievo fiscale dalla proprietà delle terre, da realizzarsi in forma diffusa e libera da parte dei ceti produttivi. Tali necessità stimoleranno la modernizzazione del Catasto ed esso: “ … costituirà la legittimazione di questa forma di possesso, il suo riconoscimento, non solo di principio, ma pratico ed effettuale”. (4)

Nel Regno delle Due Sicilie Carlo III di Borbone, onde realizzare un sistema fiscale che garantisse una maggiore equità sociale, avviò la formazione del cosiddetto Catasto Onciario la cui attuazione concreta e definitiva, però, non venne mai realizzata, giacché, come sostiene il Villani il fallimento dell’iniziativa fu dovuto: “  …  alla inefficienza del governo centrale e ai limiti del riformismo borbonico, incapace di colpire i privilegi feudali, i particolarismi municipali e di trasformare radicalmente le strutture dello stato”. (5) Un passo in avanti nelle riforme amministrativo-fiscali, anche se di breve durata a casa dei sovvertimenti politici di quel periodo, era stato compiuto nel 1810 dal Parlamento Siciliano che era: “ … riuscito a rimuovere il sistema di imposizione fiscale basato sui donativi e a porre le basi per la formazione di un catasto. Fu stabilito che il carico tributario complessivo venisse diviso in dieci fonti imponibili e ad ognuna di queste fu assegnata la quota con cui doveva contribuire. Fu stabilito anche che l’imposta sulla proprietà fondiaria dovesse essere proporzionale alla qualità dei terreni e furono individuati otto tipi di colture”. (6) Anche in quella riforma i terreni dell’agro palermitano furono dichiarati esenti da ogni tributo.

Bibliografia:

  1. C. Monti – A. Selvini – Il catasto nella storia ( in AA.VV., Forma e struttura di catasti antichi – Milano 1994) – in, e Teresa Cannarozzo – Storia e cultura del territorio nelle mappe disegnate per la riforma del Catasto Siciliano – in Le Mappe del Catasto Borbonico di Sicilia – a cura di Enrico Caruso e Alessandra Nobli – Regione Siciliana – Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali e della Pubblica Istruzione – Palermo 2001 – p. 11.
  2. Gianfranco Caniggia – Analisi tipologica: la corte matrice dell’insediamento, in AA.VV., Recupero e riqualificazione urbana nel Programma Straordinario per Napoli ( a cura di Filippo Ciccone ) Milano, Giuffré 1984 – in Teresa Cannarozzo – cit. – p. 12.
  3. Teresa Cannarozzo – Storia e Cultura del territorio nelle mappe disegnate per la riforma del Catasto Siciliano – in “ Le Mappe del Catasto Borbonico di Sicilia”, cit. – p. 11.
  4. Renato Zangheri – I catasti, in Storia d’Italia, 5° I Documenti, Torino, Einaudi, 1973.

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