Processo depistaggio Borsellino, Mancino depone in videoconferenza

E’ iniziata con la deposizione, in videoconferenza, dell’ex Presidente del Senato Nicola Mancino la nuova udienza del processo sul presunto depistaggio sulle indagini sulla strage Borsellino, che si celebra davanti al Tribunale di Caltanissetta. Alla sbarra tre poliziotti, Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei, accusati di calunnia aggravata in concorso. Mancino, che tra pochi mesi compirà 90 anni, rispondendo alle domande dell’avvocato Fabio Repici, che rappresenta la parte legale del fratello di Paolo Borsellino, Salvatore Borsellino, ripercorre la sua carriera politica e in particolare il suo ruolo da ministro del’Interno, a partire dal 28 giugno 1992. Nel processo trattativa Stato-mafia Nicola Mancino era imputato per falsa testimonianza ma venne assolto in via definitiva.

 “Incontrai Paolo Borsellino l’1 luglio, in occasione del mio insediamento al Viminale come ministro dell’Interno, ma ci siamo limitati solo al saluto con una stretta di mano. Ma non ci siamo parlati”, ha detto l’ex Presidente del Senato Nicola Mancino, aggiungendo “Tra tutte le persone che sono venute al Viminale per congratularri c’era anche Paolo Borsellino – dice – c’era tantissima gente che conoscevo e non conoscevo”. L’ex politico in passato aveva sostenuto di non ricordare l’incontro con Borsellino, poi non ha escluso di averlo salutato insieme ai tanti personaggi accorsi al ministero nel giorno del suo insediamento.

“Il ministro della Giustizia di allora Giovanni Conso non mi coinvolse nell’emanazione dei decreti applicativi del 41bis”, ha detto ancora Nicola Mancino. Il riferimento di Mancino è alla revoca del carcere duro per un gruppo di detenuti per mafia, sette mesi dopo la strage Borsellino. All’epoca Mancino era ministro dell’Interno.

“Ho incontrato Bruno Contrada solo una volta, per un saluto, alla vigilia di natale del 1992, quando ero ministro dell’Interno. Mi disse ‘Io non sono responsabile delle accuse che mi vengono mosse’ e io gli ho augurato che possa venir furori la verità'”. Ha detto ancora l’ex Presidente del Senato. Il collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo ha sempre raccontato di avere appreso da Paolo Borsellino di avere incontrato “fuori dalla stanza del ministro Mancino” il primo luglio del 1992 Bruno Contrada. Quel giorno Borsellino stava interrogando Mutolo alla Dia e interruppe l’interrogatorio per andare a salutare Nicola Mancino durante il suo insediamento al Viminale. “Borsellino era nervosissimo – ha sempre detto Mutolo – Mi disse di avere incontrato, fuori dalla stanza del ministro, Contrada e l’ex capo della polizia Vincenzo Parisi. Contrada mostrò di sapere dell’interrogatorio in corso con me, che doveva essere segretissimo. Anzi gli disse: ‘so che è con Mutolo, me lo saluti'”. “Io intuii – ha detto il collaboratore – che Borsellino era arrabbiato perché del nostro colloquio riservatissimo erano venuti a conoscenza personaggi discutibili”.

La trasmissione in Procura dei verbali della deposizione di Nicola Mancino al processo sul depistaggio sulla strage Borsellino è stata chiesta, alla fine dell’audizione in videoconferenza, dall’avvocato Fabio Repici, legale di parte civile di Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso nella strage di via D’Amelio.

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