Caro Babbo Natale,

vorrei chi stu focu sinni va. Quest’anno non sembra la tua festa. La città si è abbellita per te, gli alberi nelle case sono più belli che mai… ma anche scriverti sembra quasi non avere un senso. Sembra di non aver più spazio per desiderare. Sembra ci sia stato tolto tutto. La forza, anche di scrivere. A marzo tutto si è fermato. Il mondo ha avuto un blocco. Il traffico sospeso, la mobilità impedita. Ma non eravamo soli, ed avevamo un tetto sulla testa. E così tante cose ci sono state tolte, ma un dono ci è stato dato: il tempo. Quello che sembra non bastare mai. Quello che ci fa correre persino per comprare i tuoi regali. Quello che non ci fa assaporare ogni cosa. E invece abbiamo potuto farlo. Perché il mondo si è fermato, ma noi no. E la differenza noi l’abbiamo fatta! Perché non abbiamo potuto cambiare le cose fuori, ma abbiamo potuto sfruttare al meglio il dono che ci è stato concesso. Tutto si è fermato, ma la vita è trascorsa. Dolori, sofferenze, mancanze, ma piccole gioie abbiamo assaporato. Quelle che sembravano infinitesime… eccole lì. La gioia di una chiamata. E l’invenzione della videochiamata?! Persino la nonna siamo riusciti a vedere, sai? Era giù e siamo riusciti a darle un po’ di speranza. Appena finisci stu diavuru… continuava a dire. Non abbiamo passato molto tempo con lei. Per lei sarebbe potuto essere troppo pericoloso. Ma quanto deleterio può essere stato non vedere il consueto viavai della sua famiglia? Quella famiglia che non hai potuto riunire come ogni anno, pronta ad aggiungere un posto e un altro ancora. Ma c’è e dobbiamo esserne grati. C’è chi non l’ha più, e sogna solo un abbraccio di lassù. E allora preghiamo per loro Babbo, preghiamo affinché chi ha un vuoto possa colmarlo. Affinché possa riuscire a sentire le braccia e il calore di quell’abbraccio di cui tanto ha bisogno.

È un Natale triste. Molti non lo sentono neppure. Ma se un albero abbiamo accanto, se la nostra casa è calorosa, allora qualcosa lo abbiamo. Abbiamo la speranza. Abbiamo avuto la gioia dell’addobbare. Del preparare la casa per il tuo arrivo e la festa di Gesù. Lui deve ancora nascere, ma sa già tutto. Puoi chiedergli se accanto a lui c’è una nonna orgogliosa della nipote? Puoi chiedere chi sia fiero delle persone di quaggiù che guarda da lassù? Puoi chiedergli di farlo sentire anche a loro così che possano fino in fondo credere in sé stessi? Sai, molti son duri, sicuri, ma hanno bisogno di una spinta in più.

“Distanti oggi, per abbracciare più forte domani” abbiamo tanto sentito… e allora abbracciamo chi oggi ci è concesso avere alla nostra tavola. Non diamo nulla per scontato. I gesti e le parole sono importanti, diamo ad ognuno di questi un valore. I desideri son anche terreni. Desidera una casa chi non l’ha. Desidera uno stipendio chi non lo ha ancora ricevuto. Desidera che ogni giorno sia lunedì di Pasqua chi sente tanto la mancanza della confusione della sua famiglia. Si desidera che questa possa essere felice e superare sempre tutto. L’unione fa la forza. A saluti e a pacifa il resto.

Perché infondo, caro Babbo Natale, l’unica cosa che ti chiedo è questa: a saluti e a paci! Se avrò questa, avrò tutto. E l’abbraccio lo avrò. E il calore lo sentirò. E la tua magia vedrò. Perché, nonostante tutto è lì, è la tua essenza e aspetta solo di manifestarsi ad occhi grati e animi ansiosi di migliorarsi. Perché “a Natale bisogna essere tutti più buoni”. Bisogna mostrare comprensione, e l’incomprensione accantonare. Così tutte quelle luci che danzano insieme avranno un senso. Acquisiranno valore nei ricordi che permangono nel cuore.

Una bambina che nutre ancora speranza

e che augura anche a te di trovarla negli occhi di chi ami.

Monica Romano

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