Il “caso Salvini”: alibi o “tiro al piccione”

di Salvo Barbagallo

Non c’è dialogo, dialettica impossibile fra parti che non possono vantarsi giustificazioni su una contrapposizione che diventa maggiormente esasperata, ogni giorno che passa. Alibi. Fin troppo facile per qualsiasi tipo di contestazione l’appellarsi a un “antifascismo” che non ha ragione d’essere in questo Terzo Millennio iniziato veramente male.

Il “caso Matteo Salvini” finito nelle aule giudiziarie del Tribunale di Catania per volontà del Parlamento dovrebbe far riflettere su tanti e tanti aspetti contrastanti di una vicenda che, sin dall’inizio, è apparsa strumentale. Dimostrato il declino della “politica” e di una classe (cosiddetta) “dirigente” che sembra abile solo negli show televisivi, bisognerebbe analizzare le vere “ragioni” (?) che stanno all’origine di una conflittualità portata avanti da pochi e che la collettività nazionale – a conti fatti – segue con malcelata indifferenza o, addirittura, con repulsione. Volere affermare che esiste un coinvolgimento generale della popolazione italiana nelle attuali “diatribe politiche” che si intendono presentare come “scontri ideologici”, è un voler mistificare la realtà quotidiana che ogni singolo cittadino vive in un periodo economicamente drammatico, fra l’altro sconvolto da una Pandemia della quale a tutt’oggi non si conoscono la natura e l’origine.

Da oltre un anno a questa parte si è potuto registrare una strana guerra (che di politico non ha nulla) volta all’annientamento del “Nemico n° 1”, cioè Matteo Salvini. Fumo negli occhi? Non solo. La direttiva (impartita da chi si contrappone al leader della Lega o da altri?) è apparsa sempre evidente, ma c’è da chiedersi se il “Nemico n° 1” possa essere stato ed è “veramente” questo personaggio controverso che (alla fine) è stato trasformato in una sorta di mito. Puntare la battaglia “politica” (e non solo) su Salvini indubbiamente distoglie l’attenzione da problemi di più ampia portata.

Per esempio:

  • L’assalto alla Costituzione Italiana con un Referendum che ne ha spazzato alcune norme fondamentali, senza che alla maggior parte degli Italiani ne fosse stato spiegato il concreto significato.
  • L’assunzione incontrastata di poteri da parte di un Governo che non tiene nel debito conto le necessità della gente.
  • La mancanza di indispensabili informazioni sui rapporti che l’attuale Governo tiene in campo internazionale, dalla Cina alla Libia, eccetera.
  • L’assenza di misure idonee per fronteggiare la crisi economica seguita al Lockdown, che si sta aggravando con il pericolo di un aggravarsi dei contagi da Coronavirus e che fanno prevedere ulteriori normative restrittive.

Di esempi se ne possono portare tanti e tanti: non vale la pena redigere un elenco da vocabolario. Resta il fatto – incontrovertibile – che questo Governo nazionale va avanti per la sua strada, una “strada” che i cittadini sconoscono e, quindi, non possono comprendere anche se viene detto e ribadito che è nell’interesse di tutti.

Quali interessi?

Il “caso Salvini” ha riproposto schemi di contestazione che si rifanno a momenti storici che questo Paese (è nostra opinione, ma possiamo essere in errore) ha superato, quanto meno per una questione temporale, da “generazioni”. Una “minoranza” irrilevante nel contesto sociale che (ri)propone oggi l’antitesi “antifascismo-fascismo” attraverso la voce di adolescenti può considerarsi un paradosso: c’è chi vuole portare indietro di decenni e decenni il Paese, “educando” i giovani all’odio?

Il “caso Salvini”? Forse un “pretesto”, perché a livello politico non c’è più da anni uno “scontro” ideologico, ma probabilmente c’è chi è “nostalgico” di “sistemi” che la Storia ha condannato universalmente. O forse (ancora) c’è chi vede (per esempio…) nella Cina l’attuazione pratica di uno Stalinismo che ha provocato distruzione e morte, e vorrebbe applicarlo in Italia, e per fare ciò ha bisogno di “risvegliare” il fantasma del fascismo per farsene una ragione?

Fumo negli occhi.

Siamo nel campo dei “forse”. È forse il miraggio di un “Nuovo Ordine Mondiale” alla cui dirigenza soltanto pochi possono ambire, che spinge molti a seguire percorsi “interessati” a nuove prospettive?

Il “caso Salvini” (e, dopo, quali “altri” casi, quanti altri “Nemico n° 1”?) riporta alla mente il film di Giuliano Montaldo “Tiro al piccione” (1961), e il dialogo finale fra due protagonisti:

-“Marco! Non vedi quello che succede? È tutto finito ormai. E gli uomini lo sanno. Ecco perché fanno così! Ecco perché ormai pensano solo a se stessi!”

-E la patria Elia?

-La patria? La patria ormai sta dall’altra parte. È difficile da capire, per chi ha combattuto come noi! È che bisognerebbe sapere per cosa si combatte. Noi invece siamo sempre andati avanti, così, senza capire, senza ragionare”.

Cosa aggiungere? Nulla…

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