Il vaccino antinfluenzale non si trova

di Salvo Barbagallo

C’è sempre il solito refrain che torna: “Qualcosa non quadra”: come pubblichiamo a seguire, nel servizio presentato dall’Agenzia di stampa AdnKronos, nel periodo del lockdown, le regioni italiane con un più alto tasso di copertura della vaccinazione anti-influenzale nella popolazione degli ultra 65enni mostravano un minor numero di contagi, un minor numero di pazienti ricoverati con sintomi, così come un minor numero di pazienti ricoverati in terapia intensiva e di decessi per Covid-19. Questi sono i risultati di uno studio del Centro cardiologico Monzino di Milano. Ovviamente risultati da verificare, ma dalle analisi effettuate sui dati raccolti dal Centro cardiologico Monzino, e in attesa (?) di un vaccino che possa bloccare i contagi della Pandemia, già si può affermare la necessità dell’applicazione dell’antinfluenzale. Vaccino antinfluenzale che, da tempo, ha dimostrato la sua efficacia specifica.

Ebbene, come scrive Luciana Matarese su “HuffPost”. Per due persone su tre manca il vaccino antinfluenzale nelle farmacie. È quanto emerge dall’analisi della Fondazione Gimbe, presieduta da Nino Cartabellotta e ciò, nonostante la circolare del Ministero della Salute del 4 giugno raccomanda il vaccino “per tutti i soggetti a partire dai 6 mesi di età che non hanno controindicazioni al vaccino”, con offerta attiva e gratuita per alcune categorie di popolazione a rischio” e ciò partendo dal presupposto che, “per evitare di sovraccaricare pronto soccorso e ospedali”,  in questa fase di convivenza con il Coronavirus.

Chi sostiene che le “informazioni” non vengono date, a volte se non sempre, è in errore. La questione grave è che, alla fine, non si approfondisce e l’utilità delle informazioni, spesso “centellinate”, si disperde.

Luciana Matarrese continua: A fronte delle preoccupazioni sull’indisponibilità di vaccino antinfluenzale nelle farmacie, l’Agenzia Italiana del Farmaco ha rassicurato che oltre 17 milioni di dosi acquistate dalle Regioni rispondono ampiamente al fabbisogno, visto che nella stagione precedente ne sono state distribuite 12,5 milioni con una copertura del 54,6% negli over 65. Ma, c’è sempre un “ma”: Al momento le Regioni hanno ceduto alle farmacie l’1,5% delle dosi acquistate (circa 250.000), prevedendo di ampliare tale dotazione se nel corso della campagna dovessero rendersi disponibili altre dosi. Federfarma ha annunciato che nelle farmacie arriveranno dall’estero oltre un milione di dosi.

E’ “anomalo” continuare a dire che “Qualcosa non quadra”?. E’ indubbio che i titolari di farmacia stanno pressando per avere le scorte di vaccino, ed altrettanto indubbio che le loro richieste restano inevase. Perché il vaccino antinfluenzale non arriva a destinazione? Perché le Regioni hanno ceduto soltanto l’1,5 per cento delle dosi che hanno acquistato? Perché si attendono le dosi provenienti dall’estero, senza verificare che le industrie italiane possono essere in grado di fornirle, e se sono in grado di fornirle, perché non lo hanno già fatto?

Superfluo ripetere “Qualcosa non quadra?”.

Covid, lo studio: con vaccino antinfluenza meno contagi e morti

Nel periodo del lockdown, le regioni italiane con un più alto tasso di copertura della vaccinazione anti-influenzale nella popolazione degli ultra 65enni mostravano un minor numero di contagi, un minor numero di pazienti ricoverati con sintomi, così come un minor numero di pazienti ricoverati in terapia intensiva e di decessi per Covid-19. Sono i risultati di uno studio del Centro cardiologico Monzino di Milano, secondo i quali nel periodo della ‘chiusura’, in base a una stima a posteriori, solo un piccolo aumento della copertura vaccinale avrebbe fatto risparmiare quasi duemila morti. Lo studio, pubblicato su ‘Vaccines’, supporta dunque l’ipotesi che la vaccinazione antiinfluenzale possa aiutare a prevenire la diffusione del Covid-19. “Abbiamo stimato – spiega Mauro Amato, ricercatore del Centro cardiologico Monzino e primo autore dell’articolo – che un aumento dell’1% della copertura vaccinale negli over 65, che equivale a circa 140.000 dosi a livello nazionale, avrebbe potuto evitare 78.560 contagi, 2.512 ospedalizzazioni, 353 ricoveri in terapie intensive e 1.989 morti per Covid-19. Sarebbe pertanto importante incentivare il più possibile qualsiasi attività che possa portare ad un aumento della copertura vaccinale soprattutto fra gli ultra 65enni”.

“Nel nostro studio – spiega ancora Amato, – abbiamo confrontato, Regione per Regione, i tassi di copertura vaccinale negli over 65 con il numero di contagi e altri 3 indici di severità clinica della malattia: il numero di ospedalizzazioni per Covid-19, il numero di ricoverati in terapia intensiva e il numero di deceduti per l’infezione. Tutte le analisi hanno confermato che i tassi di diffusione e la gravità del virus Sars-CoV-2 sono inversamente proporzionali al tasso di vaccinazione antiinfluenzale: meno vaccini, più Covid-19“.

“Anche se sono necessari ulteriori studi ad hoc per confermare l’ipotesi – spiegano i ricercatori del Centro lombardo – lo studio fornisce un’ulteriore base scientifica alle raccomandazioni di tutte le autorità sanitarie, a partire dall’Organizzazione mondiale della Sanità, che esortano la popolazione a sottoporsi, soprattutto quest’anno, al vaccino antinfluenzale”.

Il mondo della cardiologia “è stato, come gli altri, devastato dall’ondata di Covid-19 e la mancanza di vaccini e farmaci in grado di arginarla ci ha spinto a cercare delle alternative per rispondere all’attacco della pandemia”, spiega Damiano Baldassare, coordinatore dello studio, responsabile dell’Unità per lo studio della morfologia e della funzione arteriosa del Monzino. “In vista di una imminente seconda ondata virale – continua- ci siamo concentrati sull’ipotesi, avanzata da diversi scienziati, circa il ruolo del vaccino antiinfluenzale nel ridurre la diffusione di Covid-19”. Il virus dell’influenza e il Sars-CoV-2 hanno vie di trasmissione simili – si legge nel lavoro – e alcuni sintomi in comune, ma sono molto differenti in termini di gravità e mortalità in caso di infezione, e in termini di gruppi di età colpiti.

L’influenza – ricorda una nota – contagia soprattutto bambini e adolescenti, mentre Covid-19 colpisce prevalentemente i soggetti più anziani. Una possibile spiegazione potrebbe essere che i più giovani hanno un sistema immunitario più reattivo e rafforzato dall’esposizione agli agenti virali o agli antigeni contenuti in molti vaccini pediatrici (anti morbillo, varicella, scarlattina, rosolia, epatite B, papilloma virus…). I vaccini possono innescare meccanismi positivi di risposta immunitaria ‘non specifica’, migliorando la capacità di reazione del sistema immunitario nel suo insieme. (AdnKronos)

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