Cosa ci guadagna il Governo a “importare” migranti?

di Salvo Barbagallo

È sempre l’Uomo della strada a porsi interrogativi: “Cosa ci guadagna il nostro Governo che continua a importare migranti?”. La risposta: “Il Governo non ci guadagna nulla. Accogliere i migranti a braccia aperte è solo una questione di giusta solidarietà. Lo dice pure il Papa!”. Forse siamo in errore, ma la nostra opinione è che sia la domanda, sia la risposta sono sbagliate. “In che senso?”, chiede ancora l’Uomo della strada. Nel senso che, forse, c’è “qualcosa” di più di quello che comunemente si intende per “guadagno”. Sono discorsi che non portano a nulla. Restano i fatti.

I fatti.

Da luoghi diversi, dall’altra sponda del Mediterraneo, partono barconi, velieri, gommoni, barchette: arrivano in Sicilia, approdo privilegiato Lampedusa o le coste dell’Agrigentino. No, quelli che arrivano – a quanto pare – non fuggono dalla fame che divora il loro Paese: non giungono malnutriti, spesso ben equipaggiati di telefoni cellulari e con abbigliamento non miserevole. Molti si disperdono, dopo essere sbarcati magari tra turisti increduli; altri, raccolti da navi “compiacenti, si dirigono verso porti aperti, vengono posti in quarantena in navi di lusso, e poi sbarcano e si disperdono egualmente per l’intera Italia.

Le cronache.

I mass media non sempre riportano atti vandalici e quant’altro di più riprovevole che vedono protagonisti i più esagitati fra quanti hanno posto il loro piede “abusivamente” sul territorio nazionale; quando qualche caso finisce in tribunale (capita sovente) non finiscono in carcere, ma vengono rimessi subito in libertà.

Il Governo, che non ci guadagna nulla, “incomincia” a comprendere che in certi luoghi deputati agli approdi (leggi Lampedusa, per esempio) le collettività sono esasperate, ed ha subito pronta nel cassetto la “ricetta” per quietare gli animi: un contentino (tasse esentate per un “X” periodo?) si può dare o, meglio, si può promettere.

Il governatore della Regione Siciliana, Nello Musumeci, dopo l’incontro con il premier Conte, dichiara: “Abbiamo aperto una breccia in un muro che sembrava di cemento armato. Quello del popolo siciliano è un interminabile calvario. La gente ha paura, ed è una paura che si accentua con il Covid, questo l’ho detto a Conte e ai ministri presenti”. La gente vorrebbe comprendere quale “breccia” abbia aperto Musumeci, se sono sufficienti per “eliminare la paura della gente” i promessi “interventi economici a sostegno” della collettività per sanare un problema che non si mostra come “temporaneo”.  Il governatore della Sicilia afferma che a Conte e ai ministri presenti “Abbiamo spiegato che Lampedusa vive forti tensioni sociali”: occorrevano “spiegazioni” su una condizione sociale caratterizzata da forti tensioni nota in tutto il mondo? Oppure “l’interminabile calvario” del popolo siciliano si può esaurire con la promessa di un “sostegno economico”? Non sapevamo che la “paura” si può vendere, che abbia un “prezzo”: se fosse così, allora si potrebbe parlare di “guadagno”, e la situazione del malessere verrebbe ribaltata. Come dire: questo Governo è sulla strada giusta, tutto è giusto e perfetto. Come certi rituali tramandano…

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