Arrestato l’assassino della coppia di giovani leccesi

Antonio De Marco ha confessato e non è stato esaltato un movente passionale che è da ricercarsi nella coabitazione che ha avuto con Daniele ed Eleonora. Una coabitazione non continua, lui occupava una stanza e la coppia di tanto in tanto dormiva in questo immobile”. Così il comandante provinciale dei carabinieri di Lecce Paolo Dembech rispondendo alle domande dei giornalisti davanti alla caserma di via Lupiae dopo il fermo di Antonio De Marco per l’omicidio di Daniele De Santis e di Eleonora Manta, i due fidanzati trucidati lunedì 21 settembre.

“Verosimilmente qualcosa gli ha dato fastidio, ascrivibile a un senso di invidia a una gelosia per la felicità, la solarità, la gioia di vivere di questi giovani che non riconosceva in se stesso, nelle poche amicizie che aveva. Situazione interiore che è culminata in un’azione vendicativa al punto tale da predisporre nei minimi dettagli il piano per portare a termine il duplice omicidio”, ha spiegato. 

Antonio De Marco è entrato nell’appartamento dove vivevano Daniele e Eleonora con le sue chiavi: “Essendo stato coinquilino di quell’appartamento aveva custodito una copia della chiavi”, ha spiegato ancora Dembech. “De Marco è stato in quell’appartamento da novembre dello scorso anno fino all’inizio del lockdown quando ha lasciato la casa per qualche mese per tornarci da luglio fino a fine agosto, quando riceve la comunicazione da Daniele De Santis che gli diceva se possibilmente poteva liberare l’immobile per ottobre per ristrutturarlo e viverci con Eleonora. Lui gli dà piena disponibilità tanto che lo libera a fine agosto: questo a riprova che non c’è stato alcuno screzio, alcuna acredine da un punto di vista regolamentare della locazione”.

Un delitto compiuto con “spietatezza e totale assenza di ogni sentimento di compassione e pietà verso il prossimo”, è la descrizione del pubblico ministero Maria Consolata Moschettini nel decreto di fermo. Il 21enne ha continuato a colpire le vittime “nonostante le ripetute invocazioni a fermarsi urlate” dai due. Li ha inseguiti per casa, spiega il sostituto procuratore del Tribunale di Lecce, “raggiungendole all’esterno senza mai fermarsi”.

Antonio Giovanni De Marco, studente universitario originario di Casarano, per quasi un anno e fino ad agosto aveva soggiornato in affitto in una stanza dell’appartamento nel quale è avvenuto l’omicidio, convivendo con Daniele De Santis.

“La premeditazione del delitto risulta comprovata dai numerosi oggetti rinvenuti sul luogo del delitto (abitazione delle vittime e piazzale condominiale), in particolare il cappuccio ricavato da un paio di calze di nylon da donna, le striscette stringitubo, i cinque foglietti manoscritti in cui è decritto con inquietante meticolosità il ‘cronoprogramma dei lavori’ (pulizia… acqua bollente.. candeggina… soda)”, scrive ancora nel decreto di fermo il pubblico ministero riferendosi a una condotta criminosa del 21enne “estrinsecatasi nell’inflizione di notevole numero di colpi inferti anche in zone non vitali (il volto di Daniele De Santis)”.

Colpi inferti con violenza e ripetutamente “senza che tali modalità dell’agire fossero necessarie – scrive ancora il sostituto procuratore – per l’economia e la consumazione del reato”. Da qui si evince “un’indole particolarmente violenta, insensibile ad ogni richiamo umanitario”.

Non solo la cura nel compilare il ‘cronoprogramma dei lavori’ da una parte e la lista di oggetti anche non necessari per provocare la morte della giovane coppia dall’altra, ma anche il compiacimento sadico nel delitto in sé “fanno ritenere assai probabile – scrive il pm Maria Consolata Moschettini – il pericolo di recidivanza, in considerazione dell’estrema pericolosità dell’indagato”.

“La sproporzione tra la motivazione del gesto e l’azione delittuosa è ulteriore elemento tale da far ritenere che quest’ultima sia stata perpetrata per mero compiacimento sadico nel provocare la morte della giovane coppia”, scrive ancora il pubblico ministero. “Non si spiega se non nella direzione di inquadrare l’azione in un contesto di macabra ritualità la presenza di oggetti non necessari per provocare la morte della giovane coppia. A tal riguardo, giova altresì evidenziare come sul copricapo sia stata disegnata con un pennarello nero una bocca, quando ciò – sottolinea il pm – non risultava necessario nell’economia e consumazione del reato”.

Prendendo in esame l’ultimo dato utile relativo al collegamento whatsapp di Daniele De Santis, rapportato con l’orario della prima chiamata di soccorso delle 20.45 e quella successiva delle 20.54, emerge chiaramente che l’assassinio dei due giovani sia avvenuto nel’arco temporale sopra emerso, in poco meno di dieci minuti“, scrive il sostituto procuratore di Lecce. Secondo una testimone ascoltata dai carabinieri, infatti, “l’aggressione sarebbe avvenuta in modo improvviso, senza avere alcuna fase crescente, quasi come se i due fidanzati fossero stati colti di sorpresa”.

“La notizia del fermo arrivata ieri sera ha sconvolto tutto il paese, qui la gente è incredula”. A dirlo all’Adnkronos il sindaco di Casarano Ottavio De Nuzzo. “Non conosco direttamente il ragazzo ma la sua famiglia si, sono persone che conducono una vita tranquilla”, ha detto il sindaco.

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