Conte e questo Governo non si toccano

di Salvo Barbagallo

C’è un invito che viene rivolto spesso ai benpensanti, un invito alla cautela: un invito (a volte palese, a volte sotterraneamente ambiguo) a misurare le parole quando si scrive, a non toccare argomenti delicati. Forse più che un “invito”, è un “consiglio” al quale segue l’inevitabile frase “Tanto le cose non cambiano…”. Non solo. All’invito seguono le spiegazioni tecniche: “… Se si scrivono certe cose, ci pensano gli algoritmi a bloccare gli articoli…”. Non siamo esperti in informatica, il “vecchio” giornalismo da macchina da scrivere è scomparso da decenni, si deve necessariamente utilizzare il computer, i giornali vanno online e la carta stampata resta per i privilegiati che non vogliono abbandonare le antiche abitudini. E sull’online “comandano” gli algoritmi che bisognerebbe prima conoscere il loro “reale” funzionamento e, dopo, magari tentare di adattarsi.

Troppo complesso il mondo di internet per comprendere chi veramente lo gestisce e quali “finalità” persegua: tante le ipotesi, ognuna delle quali può contenere (o meno) uno spezzone di verità, tutte (o quasi) che possono essere bocciate con l’accusa di voler cercare i complotti là dove complotti non esistono.

C’è, però, un dato di fatto che difficilmente si può confutare: diventa sempre più arduo esprimere le proprie opinioni. Quando si cerca di farlo si incorre immediatamente nel rischio di avere affibbiata una “etichetta”, si viene “processati” senza “processo” e condannati inesorabilmente. In poche parole: o si segue il “pensiero dominante” imposto (ma chi ha questa “facoltà” soprannaturale?), oppure si è destinati a scomparire dalla scena. Una conseguenza “spontanea” è l’autocensura: si evita, cioè, di esprime un’opinione per non incorrere in possibili reazioni che non possono essere controllate.

Di esempi se ne possono fare tanti.

Si può parlare di migranti, ma guai ad affermare che possono costituire un “pericolo” per la collettività. Già dal vocabolario è stato depennato il termine “clandestino”, e chi lo usa può essere subito tacciato di razzismo.

Bisogna fare attenzione anche nel ricostruire eventi storici, perché se si descrivono (anche documentalmente) i giorni che precedettero la pace in Italia, e parli di “crimini” dei quali si resero responsabili uomini di una certa parte politica, si è tacciati di fascismo.

Se si fa riferimento (se pur con dati di fatto) alla sovranità d’Italia “compromessa” da Trattati ancora oggi secretati, si è definiti sovversivi.

Se si parla di mafia occorre discuterne nelle forme dovute – quelle “tradizionali” – perché quando si incominciano a tirare fuori argomenti che possono toccare personalità dello Stato che sono state o potrebbero essere colluse, non si sa bene a quale destino si va incontro.

Criticare la Magistratura? Ci si pone subito nel mirino dei tiratori scelti.

Affrontare apertamente questioni che riguardano l’attività del Governo? Si può fare se riguardano quelli non in carica, quelli comunque “precedenti”. Certo, se si vuol tracciare l’operato o le esternazioni di qualche esponente “sprovveduto” che fa parte della compagine attuale, qualche concessione si può avere, si può fare anche dell’ironia, ma senza eccedere perché in ogni modo si sta da “qualche parte”.

Allora bisogna limitarsi a presentare i “fatti” per quel che “appaiono”, senza andare oltre a spiegarli o (ancora peggio) a “interpretarli” esprimendo un “parere”. E occorre costantemente un grande sforzo nello scegliere la terminologia, in caso contrario intervengono gli “algoritmi”. Algoritmi? Cosa sono? Ci viene spiegato che Un algoritmo è una sequenza di istruzioni (procedura) per risolvere un problema o raggiungere un determinato obiettivo. Le istruzioni sono poste in sequenza, l’una dopo l’altra. Gli algoritmi seguono un linguaggio di programmazione comprensibile per il computer. Non esaustive queste poche righe per capire approfonditamente il problema: da ignoranti in materia possiamo dedurre che c’è chi è nelle condizioni di programmare in una certa maniera l’algoritmo dando precise istruzioni al computer-utente.

Tutta questa discussione per dire che il premier Conte è “intoccabile” e che il suo Governo (almeno per il momento, e fin quando chi sta più in alto non decida il contrario) è inamovibile, che premier e Governo non si toccano? Che questo Governo può fare ciò che meglio gli aggrada anche se la maggior parte della collettività nazionale non lo condivide? Certamente, grazie all’inesistenza di una opposizione parlamentare, e grazie anche ad una popolazione fin troppo stanca per reagire.

Ma delle “vere” ragioni che consentono questo stato di cose, online non si possono presentare, e altrove… neanche.

Così è, se vi pare…

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