Sigonella in USA. Ah! Il comando è italiano!

di Salvo Barbagallo

Quando si parla della base militare di Sigonella, alle porte di Catania, inevitabilmente e quasi sempre ci si riferisce all’installazione “Made in USA”, cioè alla Naval Air Station della US Navy. I motivi sono tanti e più che significativi: la Naval Air Station statunitense è, infatti, la punta avanzata degli Stati Uniti d’America in questa parte del mondo. Una “punta avanzata” fortemente armata, fornita degli strumenti tecnologici maggiormente all’avanguardia, “supportata” anche dagli impianti del MUOS, ha al suo interno tutta una serie di Comandi militari globali, e in stanziamento fisso gruppi di aeromobili e droni. In poche parole, Sigonella Naval Air Station non è solo una “potenziale e micidiale” macchina bellica, ma è una “macchina operativa” predisposta per le evenienze più disparate. È da 61 anni (esattamente dal 15 giugno 1959) che gli americani hanno residenza stabile in questa parte del territorio siciliano.

La presenza permanente di forze USA a Sigonella va inserita nel quadro giuridico normativo determinato (principalmente) da: art. 3 del Trattato Istitutivo della NATO (Patto Atlantico del 1949); il NATO SOFA (1951) che regola la presenza di personale NATO sul territorio di un altro Paese dell’Alleanza; il Promemoria di intesa relativo all’applicazione in Italia nei confronti delle Forze Armate degli Stati Uniti d’America della “Convenzione fra gli Stati partecipanti al Trattato del Nord Atlantico sullo status delle loro Forze” (NATO SOFA – 1951); l’Accordo Bilaterale sulle Infrastrutture (BIA) stipulato tra Italia e USA nel 1954: è il Bia (Bilateral infrastructure agreement), stipulato dal Governo di Mario Scelba il 20 ottobre 1954 e firmato dall’allora ministro Giuseppe Pella e dall’ambasciatore Usa Clare Booth Luce, che stabilisce le condizioni di utilizzo delle basi. Il testo del Trattato è sempre stato mantenuto segreto il Memorandum d’Intesa relativo alle installazioni concesse in uso alle Forze USA in Italia (c.d. Shell Agreement – 1995) “accordo-conchiglia”, ovvero intesa-quadro fra l’Italia e gli Stati Uniti d’America. Riguarda le basi Usa nel nostro Paese il Technical Agreement (TA) specifico di Sigonella firmato il 6 Aprile 2006; possibili altri accordi bilaterali Italia-USA non noti o secretati.

Una miriade di “accordi”, diversi dei quali non resi pubblici, e quindi non accessibili, e tutti che hanno disatteso in maniera chiara ed evidente il Trattato Internazionale di Parigi del 1947

Inoltre tra Italia e Stati Uniti esisterebbe un accordo segreto per la difesa nucleare, che risale agli anni Cinquanta ed è stata rinnovato nel 2001: nome in codice “Stone Ax” (Ascia di Pietra). Si tratta di un accordo concluso segretamente fra Italia e USA di cui il Parlamento non ha mai avuto modo di discutere. Con questo accordo l’Italia è diventata uno degli avamposti per una possibile guerra nucleare in quanto parlerebbe di una condivisione nucleare”.

Una miriade di “accordi”, diversi dei quali non resi pubblici, e quindi non accessibili, e tutti che hanno disatteso in maniera chiara ed evidente il Trattato Internazionale di Parigi del 1947 che al comma 4 dell’articolo 50 così recita: In Sicilia e Sardegna è vietato all’Italia di costruire alcuna installazione o fortificazione navale, militare o per l’aeronautica militare (…).

Ma dette queste cose: oops…oops! Sigonella è una base dell’Aeronautica Militare Italiana, è sede del 41° Stormo Antisom, è sede del 61° Gruppo Volo A.P.R., cioè dei droni “italiani” (e sì, anche l’Italia ha i suoi droni!), e di altri Gruppi di volo e Telecomunicazioni. Il 61° Gruppo Volo A.P.R. dal Marzo 2014 ha operato dalla base siciliana con i Predator, del 28° Gruppo Volo, effettuando più di 1.000 ore volate in varie attività sia sul Mediterraneo che nei teatri operativi in cui l’Italia è presente, facendo registrare un rilevante e costante incremento annuale delle attività operative ed addestrative.

C’è dell’altro a Sigonella

Oltre la residente Naval Air Station statunitense non si può tralasciare che Sigonella è stato scelta dalla NATO come base operativa principale dell’Alliance Ground Surveillance (AGS), un sistema di intelligence per acquisire una capacità di sorveglianza aerea e ricognizione del terreno, attraverso l’uso di droni. Sono state realizzati 14 edifici per alloggi e uffici per 800 miltari e gli hangar di rimessaggio-attrezzaggio degli aeromobili senza pilota. Si tratta di cinque droni-spia RQ-4B Global Hawk Block-40 di ultima generazione, prodotti dalla holding statunitense Northrop Grumman, con un raggio d’azione di 16000 km, sino a 18000 metri di altezza e a una velocità di 575 km/h. Il Comando della forza AGS NATO (NAGSF) si è insediato il 10 settembre 2018.

Sigonella superaffollata, ma insomma, bisognerebbe far comprendere che la responsabilità del comando di tutte queste “aggregazioni belliche” nazionalstraniere è “italiana”!

Forse per il Comando italiano è alquanto arduo gestire questa installazione, principalmente difficile “gestire” la Naval Air Station perché (oops..) non si può “gestire”.

Il punto “chiave” della complessa situazione è nel contenuto del citato Trattato “Shell agreement” che, fra l’altro, stabilisce: le installazioni sono poste “sotto il comando italiano” ma il comando Usa esercita “il comando pieno sul personale, l’equipaggiamento e le operazioni Usa”. Il comando Usa deve preventivamente informare il Comando italiano “in merito a tutte le attività Usa di rilievo, con particolare riferimento alle attività operative e di addestramento nonché agli avvenimenti o inconvenienti che dovessero verificarsi”.

Molto semplice: gli USA hanno il “dovere” di informare, ma nessuno può entrare nel merito della loro effettiva operatività. Cioè: nessuno può “censurare” quel che fanno.

Non si può non parlare di Sigonella, anche se governanti e politici Isolani preferiscono pensare che non esista, e governanti e politici nazionali continuano a stringere “accordi” che preferiscono tenere ben chiusi a chiave…

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