Sicilia regione a Statuto Speciale a regime “controllato”

di Salvo Barbagallo

 

Quante “cose particolari” sta mettendo in luce la pandemia del Coronavirus in Europa, in Italia soprattutto? Tante, ma in special modo (è nostra “superficiale” opinione) sta ponendo in rilievo (cioè all’attenzione) le differenze, le grandi differenze tra un Nord emancipato e produttivo e un Sud ancora considerato retrogrado, “parassitario”, vocato all’assistenzialismo e dominato (sic!) dall’incombente e sempre presente potere della mafia. Quest’ultimo aspetto, quello della mafia onnipresente, viene rinfacciato e riproposto ad ogni occasione utile per denigrare e mantenere emarginata la collettività isolana.

Un amico settentrionale tempo addietro ebbe a dire: “La Sicilia merita d’essere una colonia, e come tale deve essere trattata”. Una considerazione che rispecchia (purtroppo) il modo di pensare di molti “nordisti”, fortunatamente la maggior parte dei settentrionali ragiona in modo diverso e considera i meridionali a tutti i livelli una “risorsa” indispensabile per la vita del Paese.

Non stiamo in questa sede e in tempo di Coronavirus a tirare fuori la “storia” di questa Sicilia nei millenni trascorsi: chi la vuol conoscere può recarsi in una qualsiasi biblioteca pubblica e troverà tante e tante pubblicazioni che potranno schiarire le idee e potrebbero far comprendere non solo il passato ma anche il più o meno recente “fenomeno mafia”, come è nato e da dove proviene. Ma (naturalmente) la “storia” non tutti la vogliono scoprire (forse perché è “scomoda”) e poi tentare di capire la “contemporaneità” potrebbe riservare brutte sorprese che, certamente, non sarebbero gradite ai più e, soprattutto, a chi ci governa.

In realtà, e per molti versi, la Sicilia è “colonia”, anche se non ufficialmente dichiarata tale, da settantacinque anni a questa parte, dalla fine del secondo conflitto mondiale e dal 1946 quando vennero concessi alla Sicilia un’Autonomia e uno Statuto Speciale, in un giorno (il 15 maggio 1946) in cui ancora non era nata la stessa, attuale, nostra Repubblica. Uno Statuto Speciale che è inserito a pieno titolo nella Costituzione Italiana.

Perché “Sicilia colonia”? Domanda pleonastica, risposte molteplici.

La Sicilia e la sua posizione geografica sono indispensabili a tanti: è al centro del Mediterraneo, in un’area vitale dai commerci alle guerre che hanno dilaniato i Paesi rivieraschi e dell’entroterra, è “porta” dell’Europa e “frontiera” con l’Africa. Una posizione geografica che la rende “unica” ma, contemporaneamente, la rende facile preda di interessi di varia natura. Responsabilità primaria di una condizione indotta di “sudditanza” della collettività, chi ha governato nei decenni che si sono ricorsi dal lontano 1946 che in nessuna occasione ha inteso mettere in atto le norme di uno Statuto che avrebbe potuto fare la differenza se fosse stato applicato. Un ultimo esempio è offerto in questa tragica circostanza della pandemia del Coronavirus: il temporaneo presidente della Regione non è riuscito a far valere nei confronti del Governo centrale le prerogative che gli venivano date, appunto, dallo Statuto. E ci riferiamo all’articolo 31 dello Statuto, che così recita: Art. 31.Al mantenimento dell’ordine pubblico provvede il Presidente regionale a mezzo della polizia dello Stato, la quale nella Regione dipende disciplinarmente, per l’impiego e l’utilizzazione, dal Governo regionale. Il Presidente della Regione può chiedere l’impiego delle forze armate dello Stato. Tuttavia il Governo dello Stato potrà assumere la direzione dei servizi di pubblica sicurezza, a richiesta del Governo regionale congiuntamente al Presidente dell’Assemblea, e, in casi eccezionali, di propria iniziativa, quando siano compromessi l’interesse generale dello Stato e la sua sicurezza. Il Presidente ha anche il diritto di proporre, con richiesta motivata al Governo centrale, la rimozione o il trasferimento fuori dell’isola dei funzionari di polizia.

Una situazione che si ripete periodicamente: le “regole” sancite e sottoscritte non vengono rispettate e riportano, conseguenzialmente, alla condizione di sudditanza imposta. E ci riferiamo ancora – e ne abbiamo parlato in momenti di diversa “specie” – per ritornare agli “esempi”, alla presenza non richiesta ma imposta, delle basi militari statunitensi nell’Isola (da Sigonella ad Augusta al Muos di Niscemi) che contravvengono il Trattato Internazionale di Parigi del 1947 che all’articolo 50 comma 4 stabilisce che In Sicilia e Sardegna è vietato all’Italia di costruire alcuna installazione o fortificazione navale, militare o per l’aeronautica militare (…).

La pandemia ha mietuto e miete vittime in Sicilia, (fortunatamente) con una cadenza inferiore rispetto al nord, ma si rileva che chi tenta di contravvenire alle logiche “esterne” viene subito “bollato” nonostante la gravità della situazione: è il caso di chi si oppone all’arrivo dei migranti nell’isola per evitare il possibile espandersi dei contagi del virus, o di chi vuole impedire il passaggio dello Stretto di Messina nonostante i limiti imposti.

E in questo quadro di generale incertezze si torna ad evocare lo spettro della mafia tentacolare, come se le forze dell’ordine nel loro complesso fossero inadeguate a fronteggiare la minaccia.

Come detto in altri momenti: qualcosa non torna… La Sicilia è stata, è, e resterà costantemente al centro di interessi internazionali: pochi Siciliani lo sanno, la maggior parte dei Siciliani ignora cosa accade a casa loro, vinti dall’indifferenza e dall’apatia per mancanza di strumenti validi per contrapporsi alle malefatte di una classe di governanti che malamente cura la collettività. La Sicilia resta una regione “speciale”, sempre sotto stretto controllo. Di chi?

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