Don Gerry Currò di Francavilla propone: e se pensassimo all’Eucarestia da asporto? La provocazione

di Nello Cristaudo

Le limitazioni governative assunte per far fronte all’emergenza sanitaria, hanno visto la ferma presa di posizione dei Vescovi italiani  che, in una loro nota, hanno stigmatizzato la posizione assunta dal Governo italiano sulla concessione di dire Messa nelle varie chiese. La lettera  della Conferenza Episcopale Italiana evidenzia come: ”Dopo settimane di negoziato che hanno visto la CEI presentare Orientamenti e Protocolli con cui affrontare una fase transitoria nel pieno rispetto  di tutte le norme sanitarie, il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri varato esclude  arbitrariamente la possibilità di celebrare la Messa con il popolo.”

Altare

La missiva redatta dai Vescovi italiani continua richiamando in maniera vibrata il Governo affermando: “Alla Presidenza del Consiglio e al Comitato tecnico scientifico si richiama il dovere  di distinguere tra la loro responsabilità – dare indicazioni precise  di carattere sanitario – e quella della Chiesa, chiamata  a organizzare la vita della comunità cristiana, nel rispetto delle misure disposte, ma nella pienezza della propria autonomia.

Infine “l’epistola” ha un epilogo dai toni amari dove si dichiara: “I Vescovi italiani non possono accettare  di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale”.

Alla voce dei Vescovi italiani si è aggiunta pure quella dei preti i quali non hanno lesinato critiche all’operato del Governo italiano.  Diverse testimonianze di parroci, da varie parti d’Italia, e tutti (anche se non manca qualche posizione che invita alla prudenza) hanno espresso rammarico per la decisione comunicata dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, ma anche la speranza in un ripensamento, da parte delle autorità competenti, anche per venire incontro alle esigenze dei fedeli.

Emblematico il caso di Don Lino Viola, parroco di Gallignano di Soncino,  multato dai Carabinieri per aver detto Messa con i fedeli e nonostante il nuovo Dpcm. Il reverendo, malgrado ciò,   ha celebrato la funzione in chiesa puntando ancora il dito contro le forze dell’ordine. “A nome dell’intera comunità presente e di quella che vive nelle nostre case, celebro per riparare all’irruzione immotivata e sacrilega in chiesa delle forze dell’ordine“, dice don Viola annunciando per giovedì il digiuno della parrocchia: “Così il cibo che non verrà consumato sarà portato in chiesa e donato alla Caritas“.

Don Gerry Currò

Sull’argomento abbiamo sentito  Don Gerry Currò, parroco di Francavilla di Sicilia, il quale ci riferisce: ”Per noi è un grande sacrificio dover rinunciare al contatto coi parrocchiani, non poter celebrare la messa con loro. Ho sempre lasciato la chiesa aperta, qualcuno viene per una preghiera al mattino altri nel pomeriggio, magari dopo essere andati a fare la spesa”. Evidenzia con grande rammarico padre Gerry,  “È chiuso tutto,  il nostro centro per i giovani dove si svolge la catechesi,  la vita della nostra comunità, ma anche gli incontri con gli anziani”, aggiunge. “I funerali in dieci minuti sono di una povertà estrema per noi sacerdoti e soprattutto per i parenti. Che logica ci sta dietro un numero esiguo di 15 persone che possono assistere sul sagrato della chiesa alle esequie del proprio congiunto, quando noi abbiamo a disposizione chiese ampie ed alte dove con le giuste distanze e le precauzioni del caso potrebbero contenere più di cento persone. E poi –continua – quale razionalità hanno evidenziato le tesi del comitato tecnico scientifico che consente il funerale con 15 persone e non il matrimonio o il battesimo con pochi invitati? È una limitazione della libertà di culto e di religione quella che sta avvenendo a cui non bisogna sottostare, sempre avendo presente le varie norme che tutelino la salute pubblica della gente come possono essere le sanificazioni e le distanze tra fedeli.

Ma una proposta formulata dal parroco dal sapore provocatorio, sicuramente non mancherà di alimentare un vero e proprio vespaio. Don Currò ci asserisce, infatti,  che: ”Visto che ai ristoranti e alle pizzerie è stato concesso di portare i cibi nella formula “take away”, mi sa tanto che anche noi poveri sacerdoti dovremmo attuare <<l’Eucarestia da asporto>>  per raggiungere più fedeli, per non far loro mancare il nutrimento divino del corpo e sangue di Cristo.”

Chiediamo, infine, se potesse parlare ora col presidente del Consiglio cosa gli direbbe? Ci risponde dicendoci che: “Volentieri farei gli “straordinari” pur di celebrare di nuovo Messa con i fedeli. Senza polemiche – sottolinea – del premier Conte ho apprezzato la gradualità con cui sta agendo, però se potessi gli suggerirei di fare un correttivo, magari di stabilire una persona ogni tot metri quadri. Noi sacerdoti siamo pronti a fare i tripli turni, 5 messe in un giorno”. Conclude dicendoci che: “Credo che oggettivamente fosse possibile celebrare anche prima la messa ‘con il popolo’, con tutte le cautele del caso e in sicurezza, con un numero di persone adeguato agli spazi della chiesa: come si fa la coda al supermercato sarebbe stato possibile mantenere la distanza anche in chiesa”.

Riteniamo che i colloqui tra CEI e Presidenza del Consiglio dei Ministri e Ministero dell’Interno, saranno improntati a una più saggia politica di apertura alle libertà religiose, tristemente violate dal sistema coronavirus. È necessario attuare un ritorno alla vita normale, seppure in maniera graduale, evitando di agevolare alcune situazioni e banalizzandone, invece, delle altre. Non si può vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto, il servizio ai poveri, così significativo in questa emergenza ed attuato tramite le Caritas parrocchiali,  che nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sorgenti, in particolare alla vita sacramentale, vero incontro dell’uomo con Dio costituendone la sacramentalità, la dimensione del mistero cristiano.

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