Perché? il Governo non parla delle esercitazioni militari sotto Pandemia?

Aggiornamento 12/03 h15.30Tutti in ritardo, tutti in errore – ovviamente anche noi – nell’interpretare le “cose che non tornano”? Si sospendono esercitazioni militari


di Salvo Barbagallo

 

Un lungo e dettagliato articolo di Federico Petroni sulla prestigiosa rivista “Limes”, dal rassicurante titolo “Defender Europe non è un’invasione militare americana”, spiega in termini abbastanza chiari il significato della “principale” esercitazione militare NATO che si sta tenendo sul suolo europeo. E il succo dell’articolo si estrinseca, in pratica, già tutto nelle prime righe: “Con la gigantesca esercitazione della Nato nel Vecchio Continente, gli Usa mettono in chiaro che da qui non se ne vanno. Anzi, occupano lo spazio tra Mosca e Berlino. Messaggio a Putin: la Russia resti al suo posto”. Nulla da eccepire perché il “concetto” non solo non è nuovo, ma di sicuro rispecchia una delle tante realtà che hanno condizionato dalla fine della Seconda guerra mondiale la vita dell’Europa. È vero, come dice lo stesso Petroni, che su questa esercitazione sono nate le più fantasiose teorie del complotto e l’infondata impressione dell’imminenza di una guerra mondiale, ma è altrettanto vero che il voler negare a forza questa ipotesi – dimostrandolo documentalmente – che, anche se per banale reazione, si rafforza maggiormente ogni tipo di altra ipotesi, compresa quella del “complottismo”.

In verità qualcosa non torna tenendo conto, soprattutto, adesso che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato il Coronavirus “pandemia”.

In verità qualcosa non torna tenendo conto (chissà per quale oscuro congegno mentale) che nessuno in Parlamento abbia chiesto al Governo ragguagli sulla partecipazione italiana alle grandi manovre sul territorio europeo.

In verità qualcosa non torna tenuto conto che – dopo aver registrato positivamente le misure adottate dal Governo per fronteggiare il diffondersi del Coronavirus in Italia – nessuno si sta “preoccupando” dello stato di salute dei militari italiani impegnati “fuori casa” a “giocare” alla guerra.

A parte queste considerazioni che possono considerarsi di “basso profilo”… l’articolo di Fabrizio Petroni a noi “suona” (ma evidentemente potremmo prendere un grosso abbaglio) come una sorta di giustificata comprensione delle esercitazioni in atto. Scrive Petroni: (…) Partiamo dai numeri, perché danno l’idea dell’enorme mobilitazione. Dagli Usa stanno arrivando (e ci staranno fino a giugno) 20 mila militari provenienti da praticamente metà del paese (23 Stati su 50). Si aggiungeranno ad altri 9 mila già presenti nel nostro continente e agli 8 mila forniti da una quindicina di membri della Nato, Italia inclusa. Totale: 37 mila. Non si tratta di un’invasione. In Europa sono stabilmente stanziati oltre 66 mila militari statunitensi, dislocati in basi in una dozzina abbondante di paesi, dalla Spagna alla Norvegia, dal Regno Unito alla Grecia. I principali paesi che li ospitano sono la Germania (più di 35 mila in 194 installazioni) e l’Italia (circa 13 mila in una decina di strutture). Non è un caso che siano gli sconfitti della seconda guerra mondiale: dal Giappone al Kuwait, è prassi che l’America si conquisti sul campo il diritto di acquartierare truppe all’estero (…).

C’è da considerare fra l’altro, come abbiamo scritto in articoli precedenti, che attualmente sono in corso (in contemporanea) altre significative esercitazioni, sempre sotto ombrello NATO/USA. Come dire che oggi grossi contingenti militari USA e di altri 19 Paesi NATO sono impegnati sul campo, e ciò in tempo di pandemia.

Quali sono gli scenari di queste manovre? Quali ipotizzati pericoli devono fronteggiare le forze armate NATO? Petroni lo spiega così: A livello geopolitico, Defender Europe lancia tre messaggi: Primo, l’America non sta abbandonando l’Europa, anzi. Secondo, la Russia deve stare al suo posto. Terzo, gli Stati Uniti stanno occupando lo spazio tra Mosca e Berlino (…). Il comune denominatore di questi tre messaggi è che le collettività europee non sono padrone delle scelte di strategia militare che le riguardano direttamente (…). Più che razionale la conclusione dell’analisi di Petroni, non certo rassicurante per l’Europa. La nostra conclusione è ancora “qualcosa non torna”. E’ una conclusione “anomala”, forse “irrazionale” perché non riusciamo a capire ciò che sta accadendo e tutto ci appare “surreale”, come se avvenisse in un’altra dimensione. Non riusciamo a immaginare migliaia di militari fortemente armati con il volto coperto dalle mascherine anticoronavirus, comandati a respingere una presunta invasione che viene dalla Russia. Questo è uno scenario che ci porta indietro di decenni e decenni, ancor prima della Guerra fredda, dal lontano 1945, quando anche parte dei “civili” veniva armato – dalla Sicilia al nord Italia – per essere pronti a contrastare la minaccia (?) d’invasione da parte dell’allora Unione Sovietica.

Scusateci: tutto ciò si sta verificando oggi in piena emergenza Coronavirus, in piena pandemia?

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