Sigonella: “Se vuoi la pace, prepara la guerra”

di Salvo Barbagallo

 

Non crediamo che gli strateghi siano così colti da fare riferimento agli antichi “saggi” nelle loro programmate azioni: è nella loro indole, da sempre rimpianto Far West, mettere mano ai revolver prima che lo facciano gli avversari. E dunque non c’è niente di nuovo oggi che in passato non sia stato già ipotizzato e realizzato. Si vis pacem, para bellum, “Se vuoi la pace, prepara la guerra”, affermava lo scrittore romano Vegezio, nell’Epitoma rei militaris opera composta alla fine del IV secolo. E dunque, ancora, quel detto è più che mai attuale.

Quelle che in questo momento appaiono ridicole e ipocrite sono le polemiche in merito alla “questione Sigonella”, se cioè i droni che hanno colpito ed eliminato a Baghdad il generale iraniano Qassem Soleimani, comandante del Quds Qassem, siano partiti dalla Naval Air Station USA dislocata a un tiro di schioppo dal capoluogo etneo, Catania. Reazioni, in ogni modo, tardive e inutili che possono nascondere soltanto il gran vuoto che anima questo Governo (così come i Governi che lo hanno preceduto sin dalla nascita della Repubblica) in materia di irresponsabili “cessioni” di parte del territorio nazionale a una Potenza Straniera, cioè gli Stati Uniti d’America.

Scrivevamo nel gennaio del 2017: Senza andare a cercare il pelo nell’uovo, chiediamoci: a chi giovano “principalmente” le guerre? Lo sanno, lo sappiamo tutti: alle grandi (e piccole) industrie che producono armi. Senza armi difficile fare guerre se non tornando all’età della pietra menando colpi di bastone e tirando sassi. La fame? Chi è che ha affamato e affama, alimentando, poi dove sono servite e servono, le guerre? Interrogativo puramente retorico… Radici lontane, dal colonialismo a seguire, costantemente è responsabilità degli “occidentali”. Quegli “occidentali” che continuano a sfruttare “quei” Paesi affamati facendo man bassa delle loro risorse, dal petrolio ai diamanti ai metalli che vengono utilizzati in mille modi. C’è stato “anche” chi si è mosso a fare guerre contro le dittature, per portare nei Paesi afflitti dalla tirannia la democrazia, ma non certo la “pace”. Le “primavere arabe” ne sono una testimonianza lampante. Ogni elemento di questo sporco guazzabuglio è sotto gli occhi di tutti, ma tutti (o quasi) preferiscono voltarsi dall’altra parte cose se questo “tipo” di questioni non li riguardasse. Ma così non è. Sono questioni che toccano tutti, ma proprio tutti. L’altro aspetto della medaglia, che nessuno (o quasi) vuole mettere in mostra è quello che riguarda la presenza (stabile) delle forze militari statunitensi nel nostro Paese e, soprattutto, in Sicilia. Sono tutti pronti a una “nuova” guerra: basterebbe vedere l’enorme armamentario bellico disseminato nel territorio isolano per rendersene conto. Se non c‘è un nemico, bisogna inventarselo, in caso contrario l’armamentario bellico non potrebbe essere utilizzato, e se non viene utilizzato viene largamente superato dalle innovazioni tecnologiche.

Passa il tempo e non è cambiato nulla, anzi le cose sono peggiorate. Tutti (o quasi tutti) hanno dimenticato che in Sicilia è stato l’ex presidente Barack Obama che ha voluto rafforzare la Naval Air Station di Sigonella con i terrificanti droniReaper” che si sono aggiunti ai pre-residenti “Global Hawks”. Obama ha rafforzato la presenza di sottomarini nucleari ad Augusta, ha messo Ko la magistratura locale che si opponeva all’entrata il funzione del MUOS, purtroppo già realizzato. Ciò grazie ai compiacenti Governi italiani che si sono succeduti negli ultimi anni che hanno tranquillamente lasciato fare, e grazie alla compiacenza/connivenza del Governi regionali.

Quante volte da noi (e da pochi, pochissimi altri) è stato posto l’interrogativo inquietante: “i droni a Sigonella che ci stanno a fare?”. Interrogativo più che giustificato dal momento che i droni – i temibili “Global Hawk” ai quali si sono aggiunti dopo i “Reaper” e i “Predator”– a Sigonella ci stanno come presenza fisica da tempo. Una presenza dei velivoli senza pilota d’osservazione e fortemente armati, ufficializzata alcuni anni addietro nel corso della visita in Sicilia dall’allora segretario della Difesa degli Stati uniti ed ex direttore della Cia, Leon Edward Panetta. In questi anni trascorsi, come sono stati utilizzati i droni, se si parla di un loro uso già nel 2015?

Vale la pena ricordare, per sottolineare la “responsabilità” dei Governi nazionali che si sono succeduti dagli Anni Cinquanta in poi, che “La presenza permanente di forze USA a Sigonella va inserita nel quadro giuridico normativo determinato da:

  • Art. 3 del Trattato Istitutivo della NATO (Patto Atlantico del 1949);
  • il NATO SOFA (1951) che regola la presenza di personale NATO sul territorio di un altro Paese dell’Alleanza;
  • il Promemoria di intesa relativo all’applicazione in Italia nei confronti delle Forze Armate degli Stati Uniti d’America della “Convenzione fra gli Stati partecipanti al Trattato del Nord Atlantico sullo status delle loro Forze” (NATO SOFA – 1951);
  • l’Accordo Bilaterale sulle Infrastrutture (BIA) stipulato tra Italia e USA nel 1954;
  • il Memorandum d’Intesa relativo alle installazioni concesse in uso alle Forze USA in Italia (c.d. Shell Agreement – 1995), che indica i principi generali e le procedure per l’uso e la restituzione delle installazioni/infrastrutture;
  • il Technical Agreement (TA) specifico di Sigonella firmato il 6 Aprile 2006;
Installazioni militari in Sicilia

Tra i documenti citati, il più significativo è sicuramente il Technical Agreement (TA) siglato nel 2006 che, partendo da un quadro di principi generali, discendente direttamente dallo Shell Agreement, ha lo scopo di definire attribuzioni, compiti, responsabilità di Comando e procedure per l’applicazione di Accordi Internazionali tra l’Italia e gli Stati Uniti riguardanti l’uso di installazioni/infrastrutture militari situate a Sigonella. Nel TA, all’annesso 1, è specificato che sono concesse in uso esclusivo alle forze armate USA le seguenti installazioni: la U.S. Naval Air Station Support Site (NAS 1), la Stazione TLC di Niscemi, il Poligono di Pachino, la U.S. Naval Air Station Airfield (NAS 2, all’interno della Base NATO di Sigonella). Sono invece individuate quali installazioni ad utilizzo congiunto: la Base NATO di Sigonella, il deposito munizioni della Base NATO di Sigonella (Spinasanta), la NATO Magazine Area (Fagotto) e la Mobile Mine Assembly Unit (MOMAU).

A qualche interrogativo rispondono i Trattati Italia-Usa, quei Trattati (detto tra parentesi) che non consentiranno lo smantellamento degli impianti MUOS di Niscemi o di qualsiasi altra installazione statunitense “collocata” nel territorio siciliano. Parliamo di “servitù militari” sulle quali, e nonostante altri Trattati internazionali prevedevano il contrario, la Regione Siciliana può mettervi “naso” o veto di qualsiasi natura. E ciò, come detto, nonostante precise clausole del Trattato di Pace Internazionale del 1947, sottoscritto da tutti i Paesi, stabilissero, all’articolo 49 che:

  1. Pantelleria, le Isole Pelagie (Lampedusa, Lampione e Linosa) e Pianosa (nel Tirreno) saranno e rimarranno smilitarizzate.
  2. Tale smilitarizzazione dovrà essere completata entro un anno a decorrere dall’entrata in vigore del presente Trattato.

Articolo 50

  1. In Sardegna, tutte le postazioni permanenti di artiglieria per la difesa costiera e i relativi armamenti e tutte le installazioni navali situate a meno di 30 chilometri dalle acque territoriali francesi, saranno o trasferite nell’Italia continentale o demolite entro un anno dall’entrata in vigore del presente Trattato.
  1. In Sicilia e Sardegna, tutte le installazioni permanenti e il materiale per la manutenzione e il magazzinaggio delle torpedini, delle mine marine e delle bombe saranno o demolite o trasferite nell’Italia continentale entro un anno dall’entrata in vigore del presente Trattato.
  2. Non sarà permesso alcun miglioramento o alcuna ricostruzione o estensione delle installazioni esistenti o delle fortificazioni permanenti della Sicilia e della Sardegna; tuttavia, fatta eccezione per le zone della Sardegna settentrionale di cui al paragrafo 1 di cui sopra, potrà procedersi alla normale conservazione in efficienza di quelle installazioni o fortificazioni permanenti e delle armi che vi siano già installate.
  3. In Sicilia e Sardegna è vietato all’Italia di costruire alcuna installazione o fortificazione navale, militare o per l’aeronautica militare, fatta eccezione per quelle opere destinate agli alloggiamenti di quelle forze di sicurezza, che fossero necessarie per compiti d’ordine interno.

C’è da chiedersi che valenza hanno i Trattati Internazionali se poi questi vengono ufficialmente disattesi dagli stessi Paesi che li hanno sottoscritti…

Ma chiediamoci qual è la capacità offensiva dei droni di stanza a Sigonella?

È il caso di riportare uno stralcio della scheda tecnica di questi strumenti bellici redatta da Davide Bartoccini sul giornale “Difesa online” il 24 febbraio del 2016: “L’ RQ-1 ‘Predator’ e il suo successore MQ-9 ‘Reaper’ (conosciuto anche come Predator B) sono Aeromobili a Pilotaggio Remoto (APR, più comunemente chiamati “droni”) prodotti dalla General Atomics di San Diego, California, e impiegati in missioni di sorveglianza, ricognizione, ricognizione armata e interdizione o attacco al suolo (specialmente nelle operazioni “Hunter Killer” e “Targeting Leader”) (…) L’armamento dei droni comprende missili anticarro a guida semi-laser AGM-114 Hellfire da 110lb e bombe a guida laser Paveway GBU-12 o EGBU-12 o GBU-38 JDAM da 500 lb. L’MQ-9 Reaper ha raggiunto un carico utile di oltre 3000lb che gli permette di trasportare tra l’entrobordo e i 6 piloni alari fino a quattro missili Hellfire II e due bombe a guida laser Paveway.(…).

Predator e Reaper sono strumenti di guerra che “risiedono” stabilmente da anni a Sigonella, ma si dimentica (o si ignora?) che nella munitissima e fortemente armata base statunitense “Air Naval Station” (base “straniera su territorio italiano “occupato militarmente in maniera permanente) accanto a questi micidiali droni ci sono anche i ben più sofisticati Global Hawks dei quali nessuno parla e dei quali si sconosce l’effettivo utilizzo, ed altri mezzi in strutture autonome.

Noi sosteniamo che si “scopre l’acqua calda” con le attuali (ipocrite) polemiche sollevate dalla “conoscenza” delle modalità dell’eliminazione del generale iraniano Qassem Soleimani, ma come scriviamo da anni ed anni non si tocca mai a fondo e a sufficienza il vero punctum dolens, cioè la questione che i Governi (nazionale e regionale) che si sono succeduti dal dopoguerra ad oggi hanno “ceduto” (in cambio di “quali” profitti o vantaggi?) spezzoni di territorio italiano (e nel caso in specie, di territorio “Siciliano”) a una Potenza militare straniera, gli USA, per tutti i possibili “usi bellici” che vuole farne, senza considerare le “eventuali” ricadute negative sulle collettività che risiedono nei territori (in parte) occupati…

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