Dopo l’eliminazione di Qassem Soleimani è allerta anche basi USA in Italia

di Salvo Barbagallo

 

Situazione internazionale non certo facile dopo l’azione militare degli Stati Uniti d’America con obbiettivo l’eliminazione del generale iraniano Qassem Soleimani, comandante del Quds Qassem: il Dipartimento per la sicurezza nazionale americano rassicura che “non esiste alcuna specifica, credibile minaccia dall’Iran”, ma sta di fatto che oggi (sabato 4 gennaio) si sono abbattuti sulla superprotetta Green Zone di Baghdad razzi provocando almeno cinque feriti, e altri razzi hanno colpito la base aerea di Balad, situata a 40 chilometri dalla capitale irachena, che ospita truppe americane, Prime avvisaglie delle ritorsioni iraniane che tutti temono? Probabilmente, anche se il portavoce del generale di brigata delle Forze armate iraniane Abolfazl Shekarchi ha dichiarato che non c’è fretta nella reazione: “Gli americani dovrebbero sapere che la vendetta dell’Iran per l’assassinio del comandante del Quds Qassem Soleimani non sarà affrettata e decideremo dove e quando avverrà la schiacciante risposta. Gli americani subiranno gravi danni: se gli Usa commetteranno una follia, la risposta dell’Iran sarebbe ancora più dura”.

A parte gli inviti alla “distensione”, a evitare ulteriori “escalation” di natura militare, e inviti a fare operare la “diplomazia” provenienti da Paesi autorevoli, il rischio che la situazione peggiori rimane alto. La Nato ha sospeso le sue missioni di addestramento in Iraq, Israele è in stato di allerta al massimo grado, così come in stato di allerta è già in vigore nelle basi europee con presenza statunitense, mentre gli USA spediscono in Iraq un contingente di tremila uomini a difesa delle ambasciate nei territori sensibili.

Anche la Naval Air Station di Sigonella è in stato di allerta e già viene avanzata l’ipotesi che il drone che ha colpito il convoglio del generale iraniano Qassem Soleimani nei pressi dell’aeroporto di Baghdad sia partito dalla base siciliana. L’ipotesi – riportata anche dal quotidiano online de La Sicilia –  è stata avanzata da Luca Cangemi della segreteria nazionale del Partito comunista italiano (Pci), che ha dichiarato “Un’operazione della rilevanza strategica enorme quale quella dell’uccisione del generale Soleimani, condotta con i droni, coinvolge necessariamente la base di Sigonella, che insieme alla stazione di Ramstein in Germania ha un ruolo centrale nella gestione degli aerei senza pilota e nei nuovi sistemi di guerra automatizzati. Questo dovrebbe porre dei pressanti problemi di ordine politico, ma anche Costituzionale al governo e al Parlamento. Invece c’è il silenzio”.

In verità appare strano il ritardo nell’accorgersi del “silenzio” delle competenti autorità governative nazionali e regionali, della “politica” in genere, dell’associazionismo per la “pace” in merito all’attività operativa statunitense a Sigonella. Ancora più “particolare” da parte governativa (nazionale e regionale) l’aver permesso l’occupazione militare straniera del territorio siciliano, consentendo anche la costruzione (in forma stabile) di strutture belliche (come il MUOS ed altro). Oggi può esserci qualche benpensante che si rende conto non solo della pericolosità che comporta la presenza militare straniera, ma come l’Italia – nel senso di Paese sovrano – poco o nulla incida nelle decisioni che – volente o nolente – finiscono con coinvolgerla.

Ma tant’è…


E a proposito dei droni USA di Sigonella basterebbe rileggere un nostro articolo pubblicato il 21 giugno del 2018


Sigonella droni USA: da anni missioni di guerra con “accordo” italiano

21 Giugno 2018

 

di Salvo Barbagallo

 

Come mai una “informazione” se appare sulla prima pagina di un quotidiano nazionale diventa “importante”, mentre se la stessa “informazione” (o similare, e magari più completa) appare su un qualsiasi giornale periferico non viene tenuta (almeno apparentemente) in considerazione? Interrogativo pleonastico, in quanto la risposta è fin troppo semplice e non vale la pena darla e sottolinearla.

L’interrogativo pleonastico nasce dalla lettura dell’articolo di apertura della prima pagina del quotidiano “La Repubblica” di oggi (21 giugno 2018) dall’eloquente titolo “Libia, la guerra segreta dei droni partiti da Sigonella”, con seguito nelle intere seconda e terza pagina dove si specifica meglio (sempre nel titolo di testa) “La guerra segreta dei droni, svelati 550 raid USA in Libia quasi tutti da Sigonella”. E nel contesto dell’inchiesta, a firma di Gianluca Di Feo, una frase abbastanza significativa:

(…) La senatrice Roberta Pinotti, ministra della Difesa dal 2014 sino allo scorso primo giugno, si è limitata a precisare a Repubblica: “Come ho dichiarato in Parlamento, il governo ha autorizzato di volta in volta le richieste americane di usare la base di Sigonella per compiere attacchi con droni contro obbiettivi terroristici in Libia e per l’operazione del 2016 contro l’Isis a Sirte. Non sono mai stati segnalati danni collaterali, né vittime civili”. I vertici statunitensi dal 2011 in poi hanno ribadito che lo schieramento di Predator e Reaper contribuiva a limitare i “danni collaterali” perché i droni possono colpire con “precisione chirurgica”. Non è mai stato provato che i raid americani abbiano causato la morte di civile. Un dossier diffuso ieri dal centro di monitoraggio inglese Airwars e dal tink tank New America sostiene che i bombardamenti in Libia dal 2012 abbiano provocato tra 244 e 398 vittime civili (…). Ma due anni prima (23 febbraio 2016), come scriveva su “Airpress” Michela Della Maggesa Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti ha spiegato poi che dovrà arrivare “una richiesta puntuale degli americani al nostro governo tutte le volte che deve essere utilizzato un mezzo in partenza da Sigonella”, “noi non siamo solo un paese che ospita. I droni armati americani sono pensati non solo in funzione della Libia, ma per la protezione degli assetti e del personale americano e della coalizione in tutta l’area”. “L’uso delle basi americane  – ha aggiunto il ministro, parlando del Parlamento – non sta nel decreto missioni, perché non c’è alcuna missione in partenza. Se si dovesse decidere una missione in Libia lo chiederemmo al Parlamento. Ma ad oggi non è prevista”. Nell’inchiesta di Gianluca di Feo si specifica che i raid da Sigonella hanno avuto inizio nel 2011 con l’attacco a Gheddafi e che a compiere i raid sono stati i droni Predator e Reaper.

È il caso di riportare uno stralcio della scheda tecnica di questi strumenti bellici redatta da Davide Bartoccini sul giornale “Difesa online” il 24 febbraio del 2016: “L’ RQ-1 ‘Predator’ e il suo successore MQ-9 ‘Reaper’ (conosciuto anche come Predator B) sono Aeromobili a Pilotaggio Remoto (APR, più comunemente chiamati “droni”) prodotti dalla General Atomics di San Diego, California, e impiegati in missioni di sorveglianza, ricognizione, ricognizione armata e interdizione o attacco al suolo (specialmente nelle operazioni “Hunter Killer” e “Targeting Leader”) (…) L’armamento dei droni comprende missili anticarro a guida semi-laser AGM-114 Hellfire da 110lb e bombe a guida laser Paveway GBU-12 o EGBU-12 o GBU-38 JDAM da 500 lb. L’MQ-9 Reaper ha raggiunto un carico utile di oltre 3000lb che gli permette di trasportare tra l’entrobordo e i 6 piloni alari fino a quattro missili Hellfire II e due bombe a guida laser Paveway.(…).

Predator e Reaper strumenti di guerra che “risiedono” stabilmente da anni a Sigonella, ma si dimentica (o si ignora?) che nella munitissima e fortemente armata base statunitense “Air Naval Station” (base “straniera su territorio italiano “occupato militarmente in maniera permanente) accanto a questi micidiali droni ci stanno anche i ben più sofisticati Global Hawks dei quali nessuno parla e dei quali si sconosce l’effettivo utilizzo, ed altri mezzi in strutture autonome.

Non sosteniamo che si “scopre l’acqua calda” con l’inchiesta del quotidiano “La Repubblica”, ma come scriviamo da anni ed anni  non si tocca mai a fondo e a sufficienza il vero punctum dolens, cioè la questione che i Governi (nazionale e regionale) che si sono succeduti dal dopoguerra ad oggi hanno “ceduto” (in cambio di “quali” profitti o vantaggi?) spezzoni di territorio italiano (e nel caso in specie, di territorio “Siciliano”) a una Potenza militare straniera, gli USA, per tutti i possibili “usi bellici” che vuole farne, senza considerare le “eventuali” ricadute negative sulle collettività che risiedono nei territori (in parte) occupati…

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