Il poeta sul sagrato

di Salvo Zappulla

 

Ci sono persone nate per l’azione, il movimento rapido, capaci di arrampicarsi su un albero per cogliere un frutto, tuffarsi da un’altezza di trenta metri, giocare a pallone sul sagrato di una chiesa senza porsi domande, o infischiandosene altamente su ciò che rappresenta. E ci sono persone nate per la riflessione, la meditazione, votate quasi al martirio, determinate a rincorrere i misteri della vita, la storia degli uomini, la bellezza, l’arte nelle sue infinite sfaccettature. Il Poeta è una di queste. Massimiliano Magnano è una di queste. Il suo delicato volumetto, Sul sagrato, pubblicato con la casa editrice Prova d’Autore di Catania, (impreziosito dalle illustrazioni di Simone Parrottino, altro talento sortinese) me ne dà, semmai ce ne fosse stato bisogno, la conferma. Già in precedenza avevo letto sue liriche di pregevole fattura. Questo ultimo dato alle stampe è un richiamo alla memoria, un atto d’amore nei confronti del suo paese, dichiarato attraverso il percorso luminoso della scrittura. Sortino cinto in un abbraccio ideale, oltre le barriere del tempo, oltre i luoghi della sopravvivenza., come a rinchiuderlo dentro un  fortino cartaceo al riparo dalle intemperie del progresso che tutto omologa e tutto appiattisce. La puntina del grammofono scava solchi profondi nel cuore e porta alla luce strazianti note di perduta identità. Massimiliano è poeta che ha ricevuto numerosi consensi da critici autorevoli, le sue liriche non sono passate certo inosservate, lasciano il segno, lasciano tracce indelebili.  I suoi versi  ardono del sacro fuoco della passione, si fanno sangue e carne, scandagliano le fibre stesse del cuore, i fremiti dell’anima. Il suo canto in un climax di travolgente intensità, ha un respiro ampio, a tratti doloroso e tormentato, ma sempre pervaso da ansia metafisica.

Nello stesso fiume donne sciacquano/valorose i loro panni/si logorano nell’anima e nel corpo/corrose come ossa dalle intemperie//nelle loro immagini alterate/si agita il mistero/tra capelli raccolti e scarmigliati/che vive nella loro carne/che è nei grani di questo rosario/deposto ai piedi della croce più alta.

Versi che toccano il filo invisibile di ciò che siamo e ciò a cui aneliamo. Per dirla con Henri Guillemin, è il grido di un cuore dilaniato dalla fuga eterna di tutto quanto si vorrebbe amare per sempre e che ci è stato strappato. L’amore è la sua forza prorompente.  Amore per la parola, sensitiva e alchemica; amore in senso ampio, per il divino, l’ignoto, la madre Terra.  Tutto ciò colora la sua scrittura di sfumature che abbracciano la sconfinata gamma dei sentimenti umani. La sua è poesia come paziente sedimentazione, spesso con uno stile tagliente e duro. Massimiliano è testimone del proprio tempo, interroga se stesso, plasma e manipola i suoi stati d’animo fino a renderli poesia, flusso ritmico, sensazioni, emozioni, meraviglia.  La profondità dell’Essere e l’incanto del verso si intrecciano in una osmosi che riflette una sofferenza esistenziale complessa, profondamente conflittuale. 

                                                                                                                                                                                                                 

Massimiliano, come mai hai voluto dedicare un libro di poesie al sagrato della chiesa madre di Sortino?

Direi che la poesia è liberamente sgorgata dalla sofferenza: dover constatare quotidianamente lo stato di abbandono del sagrato della chiesa madre di Sortino è stato per me fonte di dolorosa ispirazione. È nata così la prima poesia, che ha dato voce e titolo alla silloge, Sul sagrato della Chiesa / Madre di Sortino. Poi, la seconda, la terza, e così via. Fino al proemio, che è nato per ultimo. Ogni singola parola, ogni singolo verso è stato ed è un gesto d’amore nei confronti di questo luogo straordinario, che è appunto la chiesa madre di Sortino e il suo sagrato. Dalla necessità del dire poetico sono così passato alla volontà di comunicare agli altri i miei dubbi e le mie reticenze. E per farlo in maniera tale che ciascuno potesse a sua volta sentirsi partecipe, ho pensato di realizzare un libriccino che fosse una narrazione per immagini: dalle immagini suscitate dalle parole alle illustrazioni di Simone Parrottino, passando per la prosa scientifica di Luca Maci. In lingua italiana e nella traduzione in inglese di Stefania Calabrò e Giulia Sottile. Ho immaginato fin da subito cioè un volumetto che a mio modo di vedere dovesse essere agile ed equilibrato; che potesse essere, quindi, compreso da tutti, anche da coloro che normalmente non sono interessati a temi culturali, o a coloro che non parlano l’italiano, ma comprendono l’inglese. Come i turisti stranieri o i sortinesi nel mondo, per fare un esempio. Un libro che potesse facilmente diventare uno strumento efficace anche a scuola, proprio per la sua intrinseca struttura interdisciplinare: c’è la poesia, l’arte, la lingua inglese. C’è soprattutto l’amore per ciò a cui apparteniamo e per ciò che siamo.

Cos’è la Poesia?

Beh, cosa sia la poesia non è faccenda che possa essere facilmente intrappolata nel ristretto ambito di una definizione. Io credo che la poesia, innanzitutto quella che siamo concretamente chiamati a vivere, ci restituisca il senso più profondo del nostro essere relazione. Tutta la realtà nella quale siamo immersi e viviamo è relazione. La natura non è altro che una fittissima rete relazionale: ambienti, biomi, catene alimentari. La società è naturalmente una trama nella quale la relazione si manifesta a tutti i livelli. La relazione è a ogni stadio e a ogni ambito; sentirci consapevolmente e inspiegabilmente parte integrante di questa groviglio di reciproche dipendenze ci rende esseri umani e quindi poeti. Sia che avvertiamo come pressante la necessità di confrontarci con l’arte e con la letteratura, o anche no. Forse sarebbe persino il caso che rivedessimo qualche luogo comune: affermare come siamo soliti fare che tutto sia relativo non ci sta portando molto lontano; meglio allora comprendere come tutto in realtà sia relazione e relazionale: dai principi della fisica galileiana, all’ape legnaiola. Insomma, non sembri una forzatura se diciamo che le piante possono scegliere gli insetti da cui farsi impollinare, con i quali stringere un’alleanza esclusiva, schiudendo i loro stami solo al battito delle loro ali. In questo caso alle vibrazioni delle ali dell’ape legnaiola. E qui mi sembra che natura, scienza, poesia e musica veramente si fondano mirabilmente. Ma non è né un’eccezione né un caso sporadico.

La collaborazione con Simone Parrottino?

Con Simone si è realizzata una collaborazione bella, profonda e altamente propositiva. Da lui ho ricevuto tanto e il libro ne ha guadagnato in spontaneità e immediatezza. Ha lavorato molto alacremente alle sue illustrazioni e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Naturalmente ringrazio anche Luca Maci, che ci ha spiegato quanto vasta sia la portata del simbolismo contenuto nei disegni geometrici del sagrato della chiesa madre di Sortino. Come peraltro resto grato a Stefania Calabrò e Giulia Sottile, ottime traduttrici.

Dammi il tuo concetto del Bello.

Anche in questo caso, direi, nessuna definizione. Piuttosto, il breve resoconto del mio personale percorso di scoperta della bellezza e del bello. Da bambino, come chiunque abbia avuto un’infanzia normale, sono vissuto inconsapevolmente nella bellezza. La scuola ha svolto indubbiamente un ruolo essenziale; devo perciò ringraziare il mio insegnante alle elementari, Vincenzo Marino, che ricordo sempre con affetto. Parte consistente di questa bellezza parla il dialetto, che vivo, insegno ai miei figli ed è parte integrante della mia cultura e della mia scrittura. Di questo devo essere grato ai miei genitori. Devo anche ringraziare la mia insegnante di lettere allo “Juvara” di Siracusa, la prof.ssa Elda Coppa, per avermi fatto scoprire l’amore per la letteratura e la bellezza, ponendo fine a un lungo periodo che per me è stato sciatto e di oblio. Dopo il diploma mi sono finalmente iscritto all’Università di Catania in Filosofia e contestualmente mi sono progressivamente interessato alla musica, all’arte, alle scienze, alla cultura in genere. Ho iniziato anche a scrivere versi. Insomma, è stata una vera e propria metamorfosi, che mi ha aiutato a essere più consapevole di me stesso e della realtà nella quale, come tutti, anche io sono immerso.

 

Tu hai pubblicato quasi tutti i tuoi libri con la Casa editrice Prova d’Autore di Catania, una piccola eccellenza squisitamente letteraria. Come è nato questo sodalizio consolidatosi nel tempo?

Sì, ho pubblicato tre libri con Prova d’Autore: Sopraggiunto inopinato gelido nel 2002, Croste di pane nel 2012 e Sul sagrato nel 2018. Ho collaborato ad alcune delle iniziative della Casa editrice, come convegni e volumi collettanei e scrivo su “Lunarionuovo”. Ho iniziato la mia attività letteraria nel 1996, collaborando alla rivista “Sicilia nell’Arte e nella Letteratura” e con Mario Grasso, che ne era il direttore. Ho pubblicato le mie prime poesie su “Arrivederci a Sortino”, che erano dei corposi volumi nati, come “Quaderni di Sicilia nell’Arte e nella Letteratura”, poi divenuta pubblicazione autonoma con il nome di “Pentèlite”. Nel corso degli anni ho avuto anche modo di partecipare ad altre iniziative, con la Casa editrice Opposto di Roma, e la Casa editrice CFR di Milano. Per un paio d’anni ho collaborato con la rivista “Il Segnale” di Milano. Collaboro al blog Compitu re vivi di Sebastiano Aglieco. Adesso è in predicato la pubblicazione di un volume di ricerche letterarie, con una Casa editrice di cui non intendo per il momento rivelare il nome.

 

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