Peter Handke, Premio Nobel per la letteratura 2019, nel ricordo di un suo viaggio “speciale” a Palermo

A raccontarlo è Umberto Cantone, attore e regista palermitano che diresse il primo ed unico allestimento italiano di una sua opera teatrale, Il dramma del chiedere

di Anna Studiale

La notizia è del 10 ottobre scorso ed è subito rimbalzata in tutto il mondo: il Nobel per la Letteratura 2019 è stato assegnato a Peter Handke, scrittore austriaco, classe 1942, noto anche per la sua attività di drammaturgo, saggista, poeta, reporter di viaggio, sceneggiatore e regista.

L’annuncio è stato diramato intorno a mezzogiorno dal portavoce dell’Accademia Svedese che ha così motivato il prestigioso riconoscimento: “per la sua opera influente che, con ingegno linguistico, ha esplorato le periferie e le specificità dell’esperienza umana…” e lo ha affiancato a quello della scrittrice polacca, Olga Tokarczuk, Nobel per la Letteratura del 2018. Una nomina, questa, taciuta lo scorso anno per via del già noto scandalo sulle molestie sessuali che ha investito alcuni componenti della prestigiosa accademia.

Un Nobel che vuole, ancora una volta, dare lustro alla letteratura in lingua tedesca e alla realtà della Mitteleuropa della quale Handke è da sempre stato un egregio rappresentante grazie, soprattutto, alla sua poliedricità che lo ha visto spaziare dalla poesia alla narrativa per arrivare anche alla drammaturgia teatrale, alla sceneggiatura ed alla regia cinematografica.

Tra le sue numerose opere da ricordare il suo esordio letterario nel 1966 con il romanzo I calabroni, oltre a diverse opere teatrali tra le quali La cavalcata sul lago di Costanza nel 1971 e L’ora in cui non sapevamo niente l’uno dell’altro del 1992. Come reporter di viaggio ha pubblicato Appendice estiva a un viaggio d’inverno oltre a numerose antologie e ad una raccolta poetica dal titolo Il mondo interno dell’esterno dell’interno.

Nel cinema il Handke ha segnato una delle pagine più belle per ciò che riguarda la cinematografia tedesca; nota è la sua collaborazione con Wim Wenders che dal suo romanzo Prima del calcio di rigore (1970) trae il film omonimo mentre da una sua sceneggiatura basata su Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister di Johann Wolfgang von Goethe ha girato Falso Movimento nel 1975. Ma forse è molto più noto per il suo contributo per il film Il cielo sopra Berlino (1987): è con Elogio dell’infanzia, infatti, una splendida poesia di Handke, che ha l’avvio il capolavoro di Wenders. Scritta appositamente per la sceneggiatura del film, riportiamo qui alcuni suoi versi che aprono lo spazio all’infanzia di ciascuno di noi, quando tutto sembra vero, possibile, realizzabile:

«Quando il bambino era bambino,

era l’epoca di queste domande.

Perché io sono io, e perché non sei tu?

Perché sono qui, e perché non son lì?

Quando comincia il tempo, e dove finisce lo spazio?

La vita sotto il sole è forse solo un sogno?

Non è solo l’apparenza di un mondo davanti al mondo

quello che vedo, sento e odoro?

C’è veramente il male e gente veramente cattiva?»

(da Lied vom Kindsein, in Il cielo sopra Berlino)

Lo stesso Handke si è cimentato nella regia, cifra ne è il film da lui diretto, La donna mancina (1978), tratto dall’ omonimo romanzo pubblicato nel 1976.

Handke è stato anche un intellettuale che al sanguinoso conflitto nell’ex Jugoslavia ha dedicato tre reportage così come non ha nemmeno nascosto una sua certa vicinanza al governo serbo, elementi che hanno portato diversi intellettuali a porre alcune critiche per l’assegnazione del Premio Nobel. Tuttavia si tratta di un uomo che ha anche avuto un rapporto diretto con la Sicilia e, in particolare, Palermo.

Umberto Cantone

Era il mese di agosto del 1998 quando in occasione del ciclo di manifestazioni di Palermo di scena, nello spazio Santa Maria dello Spasimo, venne rappresentata la prima nazionale del suo Il dramma del chiedere, sapientemente diretto dal regista ed attore palermitano Umberto Cantone. Ad oggi si tratta dell’unico allestimento italiano di quel testo; lo spettacolo riscosse un ottimo successo da parte della critica nazionale fino ad essere inserito nell’ottobre dello stesso anno al Festival di Taormina Arte Teatro. Ma, fatto ancora più importante, del quale lo stesso Cantone oggi ha memoria con un’evidente commozione, è il ricordo dell’arrivo nel capoluogo siciliano dello stesso Handke, un avvenimento raro considerando il suo carattere schivo: Handke arrivò a Palermo nel mese d’ottobre del ‘98 accompagnato dalla giovane moglie francese Sophie (lui si era già trasferito a Chaville, nei dintorni di Parigi) e dalla seconda figlia Leocadie che all’epoca doveva avere all’incirca sette anni. Com’è sua abitudine rifiutò qualunque incontro pubblico e ogni ufficialità. Ci vedemmo in una nota trattoria palermitana e mi sorprese il tono pacato con cui Handke espose le sue teorie e valutazioni piuttosto tranchant riguardo agli argomenti che affrontammo.

Innanzitutto, disse che non aveva mai assistito a una messinscena di un suo spettacolo e che, di conseguenza, non avrebbe visto il nostro Dramma del chiedere. Di contro, aveva chiesto di visionare le foto dell’allestimento e degli attori in scena. Voleva rendersi conto se la fisicità dei nostri interpreti corrispondeva all’idea che egli aveva dei suoi personaggi e, dopo aver visto le foto di scena, si mostrò molto soddisfatto della scelta degli interpreti” – racconta Cantone qualche ora dopo l’assegnazione del Nobel. E, a proposito di quell’incontro speciale, Cantone ricorda le parole di Handke a proposito del suo rifiuto nel vedere gli spettacoli tratti da suoi testi:”Disse che non avrebbe retto ai cambiamenti che la dinamica scenica imponeva giocoforza al testo, che sarebbe rimasto sgomento confrontandosi col suono delle sue parole tradotte in un’altra lingua, col ritmo diverso che ogni rappresentazione impone rispetto al ritmo della scrittura. Questo atteggiamento di chiusura, però, lasciava spazio a un’apertura estrema: Handke, infatti, ci disse di rispettare la differenza tra testo scritto e scrittura scenica rendendosi conto che il passaggio tra l’una e l’altra dimensione crea due testi diversi”.

Tra gli argomenti che Handke affrontò con Cantone vi fu anche quello relativo al Premio Nobel per la letteratura –che lui fosse in odore di Nobel si sapeva fin da allora. Su questo aspetto glissammo, ma lo provocai chiedendogli un parere sul Nobel assegnato l’anno prima a Dario Fo e questa volta fu lui a glissare” – afferma Cantone; ma la loro conversazione non si limitò al teatro ed alla letteratura.

Umberto Cantone

Se ricordo bene, il resto della conversazione toccò argomenti legati alla sua posizione ideologica, del resto nota, di netta opposizione ai bombardamenti sui civili in Serbia, al suo sereno e soddisfacente rapporto con la natura e la cultura della Francia, diventata la sua seconda patria e, naturalmente, alla sua esperienza che lo aveva legato intellettualmente a Wim Wenders e al suo cinema (argomento che egli volle affrontare di sguincio). Il suo sguardo s’illuminò quando ci annunciò di avere intenzione, con moglie e figlioletta, di fare a piedi la salita di Montellegrino fino al Santuario della Santuzza lungo la scala vecchia. Un tragitto di conoscenza, per lui, a testimonianza del suo rapporto concettuale ma anche organico con la natura e il paesaggio di Palermo come di tutte le altre città che egli visitava. Sembrava che il vero scopo del suo viaggio a Palermo fosse stata questa passeggiata, l’”acchianata” a cui lui attribuiva un grande valore”.

Quello che Umberto Cantone ci ha riferito non è, però, solo un ricordo che oggi, alla luce del Premio Nobel, assume un valore speciale ma è anche una constatazione sulla grande semplicità d’un uomo che ama scavare negli abissi dell’anima. A tal proposito lo stesso Cantone ci confida: “La limpidezza del suo sguardo coincideva con quella del suo eloquio. È quella particolare limpidezza che rende eternamente giovani, agli occhi di chi li guarda, gli autentici poeti”.

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