Sicilia: fra non molto si (ri)tornerà a parlare di “indipendentismo”…

di Salvo Barbagallo

 

Il caos che domina la politica istituzionale nazionale sta determinando condizioni “ideali” per la riproposizione delle (presunte) aspirazioni del popolo siciliano alla sua “indipendenza”. Le contestazioni (pilotate?) di piazza a Catania e Siracusa all’attuale ministro e vice premier Matteo Salvini dovrebbero suonare come un campanello di pre-avvertimento a chi ha in mano le sorti del Paese. Ma così non sarà. La dicitura su un cartello (improvvisato?) imbracciato da un contestatore davanti al Municipio etneo che “ospitava” Salvini, la dice lunga “La Sicilia non si Lega”. Non si “lega” a chi, e a chi, invece, dovrebbe “legarsi”?

In realtà non c’è nulla di nuovo, neppure la memoria corta di chi ha già vissuto momenti più o meno simili a quelli che l’Italia sta attraversando oggi. Nessuno sta notando il proliferare in tutta l’Isola di associazioni e movimenti “sicilianisti”, animati (almeno apparentemente) da vecchi arnesi della politica che si riteneva fossero stati posti e dimenticati in benevoli ospizi. Certo, in queste associazioni si muovono tanti giovani che, purtroppo, del passato, per questioni anagrafiche, conoscono ben poco e facilmente cadono nelle trappole di visioni pseudo-romantiche che mostrano una Sicilia in grado di camminare da sola, ignorando che la Sicilia da oltre mezzo secolo è una terra già occupata da forze militari straniere.

È un déjàvu, un qualcosa che si ripresenta nei momenti critici e che ha lo spessore della fotocopia, un clichè collaudato in altre occasioni che, comunque, torna utile a quanti hanno interesse a intorpidire ulteriormente le ambigue situazioni che è costretta a vivere la collettività. Nessuno, purtroppo, che si chieda a chi serva aggravare le precarie condizioni attuali.

Chi si ricorda della “ricetta” per “salvare” la Sicilia proposta pochi anni addietro da Edward Luttwak? Una “ricetta” chiara, che non aveva bisogno di interpretazioni. È semplice. Rialzando con orgoglio il loro vessillo indipendentista sanguinante, i siciliani si riuniscono in assemblea e dichiarano la loro separazione da Roma. Non vogliono più un soldo da chi li ha asserviti e distrutti. Il loro capo – che vedrei bene indossare un elmetto – prima di tutto dichiara che in ogni caso non vorrà essere rieletto, poi procede al licenziamento di tutti i dipendenti pubblici della Regione. Sarà riassunto solo chi ha intenzione di lavorare. Viene dato spazio all’iniziativa privata, al commercio, al turismo, alla cultura. Viene incoraggiato il co-investimento. Vengono ristrutturati i porti eliminando la burocrazia, viene alacremente costruito un hub portuale internazionale nella piana di Enna. L’isola non sarà più governata dalla mafia, dalla politica, dal Calogero Sedera, ma dai siciliani veri, compresi i suoi nobili, come ai tempi di Federico II. E di nuovo stupirà il mondo…”.

I giovani “sicilianisti” probabilmente non sanno neppure chi sia Luttwak…

La Sicilia “non si Lega”? La Sicilia è da tempo “legata”: hanno provveduto a “legarla” i tanti e tanti ministri che hanno preceduto Salvini.

Stupor mundi: accidenti, avete notato quanti catanesi e siracusani in una giornata a trentotto gradi hanno preferito andare a contestare un “politico”, abbandonando le ospitali spiagge e un mare rinfrescante!… Lucio Tasca Bordonaro, un “nobile” latifondista palermitano quando nel 1945 esplosero le rivolte popolari in tutta l’isola, sorpreso, ebbe ad esclamare: “Che popolo, il Siciliano!    Solo i siciliani sono capaci di simili cose!”…

Non aveva tutti i torti…

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