I “Cruise” USA tornano in Sicilia? Nuova corsa agli euromissili nell’indifferenza generale

di Salvo Barbagallo

 

Nei giorni scorsi è “saltato” l’accordo del 1987 che bandiva gli euromissili, ed ora Stati Uniti d’America e Russia si scaricano reciprocamente le responsabilità. Una situazione gravissima che non sembra allarmare nessuno, grazie anche alla superficiale informazione fornita dai mass media nazionali e locali.

Paolo M. Alfieri scrive oggi sul quotidiano L’Avvenire: Da 24 ore l’Europa è priva dell’ombrello protettivo del trattato Inf (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty), il documento che proibisce sviluppo, produzione e dispiegamento di missili balistici o da crociera a corto e medio raggio (…). Venerdì, giorno in cui l’uscita degli Usa dal Trattato è diventata effettiva, la Russia ha peraltro proposto agli Stati Uniti e ad altri Paesi della Nato la dichiarazione di una moratoria sul dispiegamento di missili a corto e medio raggio, nonostante l’uscita dall’intesa (…).

Batteria di Cruise

E Sputnik Italia sottolinea ancor meglio la situazione: “La decisione degli Usa di sospendere il trattato internazionale sui missili a media gittata è una minaccia per la sicurezza internazionale”: a parlare è proprio Gorbachev, il leader che quel trattato lo aveva firmato assieme a Ronald Reagan, nel 1987 e che oggi è ufficialmente decaduto, dopo i sei mesi di sospensione annunciati unilateralmente dagli Usa lo scorso 2 febbraio. Una decisione che non compromette soltanto la sicurezza dell’Europa, ma di tutto il mondo. “La fine del trattato difficilmente genererà benefici per la comunità internazionale, questa mossa, piuttosto, mina la sicurezza non solo dell’Europa, ma mondiale”, aveva dichiarato l’ottantottenne ex presidente dell’URSS. Secondo Gorbachev la decisione degli Usa di ritirarsi dal trattato, è stata una decisione unilaterale, che Washington ha cercato di scaricare sulla Russia, accusando il Cremlino di aver violato i termini dell’accordo. La Russia, dal canto suo, vede il posizionamento dei sistemi antimissile che gli Usa hanno dispiegato in Europa come una violazione del trattato, in quanto quei sistemi possono essere riconvertiti per l’attacco, proprio come missili nucleari a gittata intermedia.

Sembra tanto lontano il 1989, l’anno che con la caduta del Muro di Berlino poneva di fatto la parola “fine” alla “guerra fredda” USA-URSS e che poi decretò la conclusione del periodo “aureo” dell’Unione Sovietica con il suo completo dissolvimento. Lo scrittore George Orwell, riflettendo sulle cause che avrebbero potuto portare all’uso della bomba atomica, ipotizzò uno scenario in cui le due grandi potenze, non potendo affrontarsi direttamente (per il rischio di reciproca), avrebbero finito per dominare e opprimere tutti gli altri Stati assoggettati nelle cosiddette “aree d’influenza”. Il 1989 segnò una tappa fondamentale e creò nuovi scenari, e le “tensioni” vennero dirottate nel profondo Sud dell’area del Mediterraneo e nei Paesi africani, dove vennero alimentate situazioni belliche, che a tutt’oggi, continuano a destabilizzare molti Paesi di quelle fasce territoriali.

Stranamente l’argomento “missili nucleari” in Sicilia è stato ripreso alcune settimane addietro (il 10 luglio) dal quotidiano “La Sicilia”: l’articolo, dall’inquietante titolo “I segreti da guerra fredda sulla costa del petrolio”, “rivelava” che in Sicilia possono esserci ordigni nucleari stranieri (nel caso in specie statunitensi): ipotesi che “La Voce dell’Isola” avanza da anni. Così come da anni questo giornale ha indicato la pericolosità della presenza “autonoma e stabile” di militari e sofisticate armi e attrezzature made in USA (Marines, droni, MUOS, eccetera) non solo a Sigonella ma anche in altre svariate installazioni più o meno segrete (da Augusta a Trapani, a Porto Palo, eccetera). Una presenza stabile che, a nostro avviso, è pari ad una “occupazione militare” che determina “servitù” e forti limitazioni pure in ambito civile (aeroporti di Fontanarossa, Trapani, porto di Augusta, eccetera). Lascia da pensare la circostanza che l’articolo indicato abbia preceduto la decisione statunitense che è stata “ufficializzata” venerdì della settimana scorsa (26 luglio).

I Cruise dislocati a Comiso negli scorsi anni

In merito alla presenza di ordigni nucleari in Sicilia è utile riportare alla memoria un articolo di Edoardo Gianna apparso sulla rivista “Limes” il 2 luglio del 2007, nel quale si parlava dei Cruise a Comiso: L’aeroporto Magliocco, frutto del disegno di egemonia imperialistica sul Mediterraneo, fu costruito nel 1937 come avamposto militare contro la base inglese di Malta. Si scelse la provincia di Ragusa perché geograficamente la più a sud del paese e più vicina alle coste del Nord Africa. Con l’adesione dell’Italia al Patto Atlantico, la Sicilia divenne oggetto di un nuovo processo di militarizzazione in un Mediterraneo che veniva ad assumere un’importanza strategica essenziale nel confronto Est-Ovest. Fu la scelta di trasferire a Comiso i 112 missili nucleari Cruise, previsti dal programma di riarmo della NATO, a dare risalto internazionale al processo di militarizzazione dell’isola trasformando la Sicilia nella “punta di diamante” del “fianco sud” della NATO nel Mediterraneo. La scelta di Comiso sarebbe, dunque, espressione della volontà di allargare verso sud il raggio di azione della NATO per evidenziare ai potenziali nemici di Medio Oriente e Nord Africa la proiezione più dinamica e aggressiva dell’Alleanza. Secondo alcuni autori, tuttavia, tale scelta sarebbe frutto di un’intesa intervenuta, con la mediazione di centri di potere occulto quali la P2 e il Sismi deviato, fra ambienti politici e militari USA e centrali mafiose siciliane. Per il gen. Dalla Chiesa, infatti, la presenza dei palermitani a Ragusa, tradizionalmente neutrale, non poteva essere casuale: condivideva, sia pur in parte, l’intuizione di La Torre sul nesso mafia-missili che la costruzione della base di Comiso veniva a creare.

Manlio Dinucci in un articolo pubblicato il 27 febbraio dello scorso anno sul quotidiano “Il Manifesto”, dal preoccupante titolo “Torna l’incubo dei missili a Comiso”, scriveva: “Il piano fu preannunciato tre anni fa, durante l’amministrazione di Barack Obama, quando funzionari del Pentagono dichiararono che «di fronte all’aggressione russa, gli Stati uniti stanno considerando lo spiegamento in Europa di missili con base a terra (…) I nuovi missili nucleari statunitensi – molto più precisi e veloci dei Cruise degli anni Ottanta – verrebbero schierati in Italia e probabilmente anche in paesi dell’Est, aggiungendosi alle bombe nucleari Usa B61-12 che arriveranno in Italia e altri paesi dal 2020. In Italia, i nuovi Cruise sarebbero con tutta probabilità di nuovo posizionati in Sicilia, anche se non necessariamente a Comiso (…)”.

Dunque, “segnali” per chi vuol capire ne sono venuti anche da lontano nel tempo: quel che non è dato comprendere è il silenzio dell’attuale ministro della Difesa Elisabetta Trenta che sembra in tutt’altre faccende affaccendata, slegate sicuramente dall’ufficio e dall’esercizio istituzionale che le compete.

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