Sanità umbra: dopo lo scandalo arriva unità di crisi

[Adnkronos]

 

Un’unità di crisi permanente dopo le perquisizioni della Guardia di Finanza nell’ambito di un’inchiesta su presunte irregolarità nei concorsi per le aziende ospedaliere. Questa l’indicazione data ieri sera ai suoi uffici dal ministro della Salute, Giulia Grillo. “Il quadro della vicenda – commenta il ministro – è molto grave. Per la parte che attiene al mio ministero effettueremo ogni verifica che ci compete. Quando c’è di mezzo la salute dei nostri cittadini non possiamo permettere che gli abusi di una certa politica, di un cattivo modo di amministrare la sanità sporchino il lavoro di tanti operatori che ogni giorno con sacrificio sostengono il Ssn. Cacceremo le mele marce, subito, perché non può esserci salute senza legalità”.

Oggi, alle 16, nella sede del dicastero di Lungotevere Ripa, si riunirà l’unità di crisi permanente alla presenza del ministro con il compito di accertare se, e in quale misura, in conseguenza delle vicende giudiziarie siano stati commessi reati contro la pubblica amministrazione e impedimenti nell’erogazione dei servizi sanitari ai cittadini. L’Unità di crisi permanente del ministero ha il compito di individuare con tempestività procedure e strumenti atti a ridurre il rischio di ripetizione di eventi infausti o di particolare gravità che si verificano nell’ambito delle attività di erogazione delle prestazioni da parte del Servizio sanitario nazionale e di coordinare gli interventi a tal fine necessari per rendere più efficiente e immediata l’azione del ministero e delle altre istituzioni competenti.

L’INCHIESTA – Sono 35 gli indagati nell’inchiesta su presunte irregolarità nei concorsi per le aziende ospedaliere umbre, che ieri ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari nei confronti del segretario del Pd umbro, Gianpiero Bocci, e dell’assessore regionale alla Salute, Luca Barberini.

Secondo quanto emerso ieri sera dall’ordinanza del gip di Perugia, “gravi indizi di colpevolezza” ricorrono nei confronti di Bocci e Pasquale Coreno e Gianpiero Bocci, due degli indagati, “in ordine al delitto di favoreggiamento contestato loro”. Il contenuto delle conversazioni intercettate ad altri due indagati nel corso dell’indagine, infatti, “è estremamente chiaro e non lascia dubbi sulla sussistenza della gravità indiziaria in ordine al delitto di favoreggiamento” prospettato in capo a Bocci e Coreno. “E, infatti – si legge ancora – gli indagati fanno riferimenti del tutto espliciti ai due summenzionati, attribuendo loro la fonte di alcune informazioni riservate concernenti le indagini in corso. Va poi sottolineata la correttezza dell’informazione ricevuta da Duca e da Valorosi tramite Bocci in ordine all’inizio delle attività di intercettazione ambientale che effettivamente furono attivate in data 17 novembre 2017 utilizzando come copertura un intervento dei vigili del fuoco”.

Nelle carte il gip fa anche il punto sulle presunte interferenze dell’ex sottosegretario all’Interno, attuale segretario regionale del Pd, Bocci: “In particolare, Barberini e Bocci hanno indicato i soggetti da favorire nelle selezioni pubbliche e hanno ricevuto una pronta risposta da parte del direttore generale e del direttore amministrativo, i quali hanno garantito loro la comunicazione di notizie riservate, nonché un costante impegno volto a monitorare le procedure e ad assicurare il risultato sperato. L’assessore regionale alla Sanità ha così condizionato quattro procedure di selezione del personale; l’allora onorevole, nonché sottosegretario all’Interno Giampiero Bocci, oggi segretario regionale del Pd, è intervenuto illecitamente in tre procedure. Proprio l’abile sfruttamento di un efficiente e solido sistema clientelare, della stabile utilizzazione delle funzioni e del ruolo istituzionale rivestito per finalità illecite, convincono della necessità di una misura cautelare di tipo detentivo per fare fronte alle esigenze cautelari sopra ravvisate”.

SESSO CON LA CANDIDATA – Spuntano anche rapporti sessuali in ufficio con una candidata nelle carte dell’inchiesta di Perugia. In particolare, il gip nell’ordinanza fa riferimento al caso di uno degli indagati che “incontra la candidata e le dà suggerimenti sia sul curriculum che sulle condotte da assumere dopo la nomina della commissione esaminatrice. Alla fine del secondo colloquio – scrive – inoltre i due interlocutori si scambiano effusioni e hanno un rapporto sessuale”. La circostanza si ripete anche in successive occasioni, riporta l’ordinanza: “Anche dopo la procedura i due si incontrano presso l’ufficio (…) consumando in ogni occasione un rapporto sessuale”.

Si evidenzia come “i convegni amorosi si tengano proprio nel periodo in cui si svolge la procedura e senza che vi siano indizi apparenti di una relazione sentimentale tra i due indagati” e ciò, sostiene, “indurrebbe a ritenere presente un vero e proprio accordo corruttivo fondato su uno scambio tra le prestazioni sessuali e la nomina”. Tuttavia il gip, sottolineando come il legame tra i due, “quantomeno di amicizia, era ben precedente”, sottolinea come più probabilmente si tratti di “una logica tipicamente clientelare che sfugge però all’inquadramento del delitto ipotizzato”.

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