Bunker in Sicilia: le piccole fortezze dimenticate

di Giulio Umberto D’Arrò

 

Visitando la nostra terra è impossibile non notare delle piccole costruzioni, spesso di forma circolare ed altre volte a forma di piccole casette vere e proprie, posizionate lungo le zone costiere o su promontori. Queste piccole fortezze hanno il nome comune di “bunker” (…fortino in cemento armato, di solito a cupola e munito di sottili feritoie orizzontali per le bocche da fuoco, costruito in posizione strategica di difesa – Treccani) o “casematte” e vennero progettate e usate durante la Seconda Guerra Mondiale dalle truppe dell’Asse per contrastare l’avanzata in Sicilia delle truppe alleate in Sicilia nel 1943.

Ed è proprio qui in Sicilia, più precisamente sulle coste Sud-Orientali dell’Isola, che avvenne la più grande operazione di sbarco di truppe e mezzi su vasta scala della storia, denominata operazione “HUSKY”, un dispiegamento di forze aeree, navali e terrestri talmente imponente che fece sì che la stragrande maggioranza delle truppe Italiane, che aveva come ordine quello di difendere le coste, non opponesse la minima resistenza agli Alleati. Lo stesso Generale del Regio Esercito Mario Roatta, comandante delle forze armate in Sicilia fino al giugno del 1943, sostituito poi dal Generale Alfredo Guzzoni, aveva in precedenza sottolineato l’inadeguatezza dei mezzi di comunicazione e la scarsa preparazione delle truppe nel caso di un invasione via mare; “(La difesa costiera – disse – non è in condizioni di impedire lo sbarco, ma solo in misura di ostacolarlo, di ritardarlo e di contenere per un tempo più o meno lungo l’avversario sbarcato”; l’invasione nell’Isola, che ormai si rivelava imminente dopo la caduta di Tunisi il 7 maggio del 1943, determinò la riuscita dell’intera operazione HUSKY, che si rivelò cruciale per l’inizio della “Campagna d’Italia”, per la ormai imminente fine del Fascismo e per la caduta di Mussolini.

I “bunker” in Sicilia fanno ormai parte del territorio e vanno considerati come beni culturali. Ed è questo lo scopo di un progetto, che prende il nome di CE.R.CA.MI (Censimento e Rilevamento Casematte Militari), presentato alcuni mesi fa a Palermo da un gruppo di ricercatori e appassionati, i “Palermo Pillbox Finders”, in collaborazione con la BCSicilia, associazione che valorizza e salvaguarda i beni culturali del territorio Siciliano, e sostenuto dalla Regione Siciliana. In poco più di un anno il progetto ha portato al censimento e all’individuazione di 1.329 postazioni militari tra casematte, piccole fortificazioni nascoste, bunker, trincee, postazioni contraeree e piste abbandonate risalenti proprio agli anni Trenta del Novecento.

Questo progetto ha infine lo scopo di ricostruire le vicende umane legate a ogni postazione: spesso in alcuni bunker sono state ritrovate scritte, incisioni con date e nomi dei soldati che li occupavano.

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