Affari illeciti di petrolio miliardari fra Sicilia, Libia e Malta

In anticipazione sul reportage di Report che va in onda stasera, Lorenzo Cremonesi su Il Corriere della Sera mette in luce la losca trama di affari illeciti tra la Libia e l’Italia e, in special modo, con la Sicilia.

Scrive Cremonesi: All’ultimo summit di Palermo sulla Libia si è parlato soprattutto di piani per la stabilizzazione politica e un poco meno di migranti. Ma per nulla di traffici illegali del petrolio. Ed è stata una grave sottovalutazione. Per il fatto che, come denuncia una dettagliata inchiesta di «Report» sulla base anche, ma non solo, dei risultati del lavoro della Guardia di Finanza italiana, si tratta di un giro miliardario, che coinvolge direttamente l’Italia e specie il porto siciliano di Augusta, oltre a contrabbandieri maltesi e i maggiori clan nostrani.

Un reportage tutto da seguire, dunque perché – come sottolinea sempre Cremonesi – L’inchiesta conduce a risultati clamorosi, sconcertanti, tanto da fare impallidire le precedenti che negli ultimi anni hanno comunque messo in luce il marcio diffuso nel mercato energetico, dove operano la maggiori multinazionali spesso in combutta più o meno consapevole con il peggio delle mafie e persino con Isis e i mercanti d’esseri umani tra Africa, Libia ed Europa. Si mostra che Tamoil, Q8, Api e inconsapevolmente la Marina Militare italiana hanno fatto il pieno con gasolio di contrabbando, come racconta tra gli altri il giornalista Giorgio Mottola grazie anche alla testimonianza di un broker italiano (…). A facilitare l’illecito fu la norma del governo Monti che liberalizzava i contratti tra compagnie petrolifere e gestori delle pompe (…).

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