A Palermo è il giorno del dolore per le 9 vittime di Casteldaccia

di Luigi Asero

 

È il giorno del dolore a Palermo dove le nove vittime dell’esondazione del Milicia a Casteldaccia sono riunite, per l’ultima volta, tutte insieme alla camera ardente. Già da ieri una folla di persone ha accolto le salme alla chiesa della Madonna di Lourdes nel quartiere Zisa dove si è allestita la camera ardente. Domani i funerali in Cattedrale anche se non è chiaro chi officerà la cerimonia funebre essendo all’estero l’arcivescovo di Palermo, mons. Lorefice. Sarà comunque lutto cittadino a Palermo, nella Palermo che già oggi espone a mezz’asta le bandiere degli uffici pubblici in segno di lutto.

Due file, una bara bianca. Un continuo alternarsi di amici, parenti, conoscenti delle due famiglie, semplici cittadini che vogliono rendere omaggio ai nove corpi, ai due bambini, al piccolo 15 enne che ha cercato con tutte le sue forze di salvare almeno la sorellina di un anno appena.

Tutti si stringono attorno al superstite Giuseppe Giordano, non ci sono parole che possano rendergli consolazione di ciò che ha vissuto in prima persona e che gli ha portato via quasi tutto a esclusione di una figlia.

Giuseppe nella tragedia ha perso la moglie Stefania Catanzaro (32 anni), la figlia Rachele di un anno, il figlio Federico (15 anni), il papà Antonino (65 anni), la mamma Matilde Comito (57 anni), la sorella Monia (40 anni), il nipotino figlio della sorella deceduta, Francesco Rughoo (di appena 3 anni) e ancora il fratello Marco di 32 anni e la nonna di Francesco (suocera di Monia), Nunzia Flamia di 65 anni.

Disperazione ovviamente anche per il marito di Monia che ha perso moglie, figlio e mamma. Una famiglia devastata da un lutto che sarà indelebile. Gli amici fanno ciò che possono, dai peluches per accompagnare per sempre i bimbi agli striscioni per dare conforto, quello della Curva Nord come quello di chi scrive “Sicilia alzati e combatti”.

Sarà una battaglia difficile. Ci sono colpe a tutti i livelli (delle polemiche ci occuperemo in altro articolo), ma la ferita è dura, durissima. E le parole, anche in un pezzo di cronaca, terminano qui.

Immagine copertina - Fonte palermo.gds.it

 

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