La tragedia di un paese ridicolo

di Marco Di Salvo

 

Parafrasando Lucio Dalla si potrebbe scrivere “con quest’aria da commedia all’italiana sta finendo anche questa settimana”. Perchè cos’è, se non commedia all’italiana, tutto quello che ci sta circondando in questi giorni? Gli esempi vengono dai settori più disparati, dalla politica, alla cronaca giudiziaria fino alla cronaca sportiva.

Siamo precipitati lentamente, ma non troppo, in una realtà che pare una sceneggiatura a metà tra i classici degli anni sessanta di un Risi o un Monicelli e un cinepanettone vanziniano anni ’80.Cosa distingue infatti la baldanza di certe dichiarazioni di un Salvini da quella di “Attilo i fratello diddio” di abatantuoniana memoria e un Di Maio degno erede del Gasmann dell’Armata Brancaleone (e, in alcuni passi dei suoi interventi, del conte Mascetti di “Amici miei”)?

E non vi ricorda il Marchese del Grillo il presidente (americano) della Roma che prima si tuffa in una fontana della capitale e poi offre beneficenza, che per lui è elemosina, facendo risuonare l’immortale “io so io e vo nun siete un c…”? E, sempre per restare al calcio, il cambio di tono e atteggiamento di certi dirigenti e giocatori della Juventus non vi ricorda la presa di coscienza di un Fantozzi che passa dalla spocchia del comando (in casa) alla lamentazione del povero balbettante e defraudato appena varcate le Alpi?

Fino al capolavoro assoluto, quei medici intercettati nel corso in una sporca vicende di mazzette e ortopedia. Citiamo dalle cronache dei quotidiani: “Il medico e la borsa per la moglie: “La Vuitton ce la regalano”. “La Vuitton non ti piace? (…) Stefi è possibile che me lo regalino (…) e allora c…. non mi rompere i co…..!”.”

E ancora: ” i primari del Galeazzi finiti ai domiciliari (l’ospedale si dice «estraneo alla vicenda») si regalano una Maserati Ghibli da 100mila euro a testa. Entusiasta, Romanò al telefono dice che ha «già preso tutto (…) presa blu metallizzata, interni in cuoio pelle estesa (…) ho preso le pinze (dei freni ndr) blu, però, bellissime (…) con i cerchi in lega bruniti (…) una roba un po’ elegantina», mica come quella del collega: «Lorenzuccio le ha prese rosse (…) pacchiane».”

Manca solo un bel “TAC!!!” e sembra di sentire risuonare la voce di Guido Nicheli in queste parole (Dogui per gli amici), l’indimenticato cumenda di mille opere vanziniane e non solo. (a proposito, è uscito per i tipi di Sagoma una splendida biografia dedicata a Guido Nicheli dal titolo “See you later”: recuperatela, ne vale la pena).
Insomma, per capirci qualcosa sul disastro che ci circonda forse è meglio riguardare qualche classico della commedia all’italiana, dagli anni sessanta agli anni novanta. Per non trovarci totalmente impreparati, di fronte alla tragedia di un paese ridicolo.

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