Il MUOS non si tocca: come volevasi dimostrare…

di Salvo Barbagallo

 

Qualche giorno addietro scrivevamo che le “marce della pace” servono a ben poco, e che le proteste dei vari Comitati “No Muos” sarebbero cadute nel vuoto. Purtroppo una dimostrazione di quanto sostenuto viene data dalla sentenza emessa dal Tribunale monocratico di Caltagirone a conclusione del processo con il rito abbreviato nei confronti di un ex dirigente regionale e di tre imprenditori accusati di abusivismo edilizio e violazione della legge ambientale per la costruzione a Niscemi dell’impianto militare satellitare statunitense realizzato e operativo da tempo a Niscemi. I quattro imputati – l’ex dirigente dell’assessorato all’Ambiente Giovanni Arnone, il presidente della “Gemmo Spa”, Mauro Gemmo, e i titolari di due imprese di subappalti: Concetta Valenti e Carmelo Puglisi – sono stati assolti perché il fatto non sussiste. Inoltre, come detto, il MUOS non si tocca: è stata infatti rigettata la richiesta dei confisca dell’intera struttura. E pensare che la Procura aveva chiesto la condanna dei tre imprenditori (un anno d’arresto e ventimila euro di ammenda per ciascuno imputato): il procuratore Giuseppe Verzera aveva sostenuto l’accusa in quanto l’impianto era stato realizzato “senza la prescritta autorizzazione, assunta legittimamente o in difformità da essa”.

Qualche giorno addietro scrivevamo anche che “la Sicilia interessa a tanti”, riferendoci al turismo che ha avuto una forte impennata: stranieri e italiani del nord giungono nell’Isola per quanto il territorio offre di storia e cultura. Ma, purtroppo, la Sicilia “interessa” non solo per le vacanze “civili”: interessa, soprattutto, per la sua posizione geografica nell’area del Mediterraneo, e interessa soprattutto per finalità militari. Ecco, il MUOS del quale si sconoscono le “effettive” funzioni belliche: una struttura “straniera” in territorio Siciliano, purtroppo nata con il beneplacito dei governi che la regione amministrano e con il beneplacito del Governo nazionale per “accordi” con gli Stati Uniti d’America, con modalità che non sono state “completamente” rese pubbliche.

La Sicilia interessa a tanti, e ci chiedevamo se, alla fine, interessi veramente ai Siciliani. L’accusa rivolta ai quattro personaggi indicati e, in special modo, all’ex dirigente della Regione, era chiara: il MUOS innanzitutto non doveva avere la “concessione” regionale in quanto ricade in un’area di inedificabilità assoluta. Ma Giovanni Arnone, il dirigente (all’epoca del mis-fatto) che materialmente ha apposto la sua firma sugli atti che hanno dato il via libera alla realizzazione del Muos, se ne è uscito tranquillamente con una assoluzione che, sicuramente, gli Stati Uniti d’America riterranno “esemplare”: il fatto non sussiste! Ma non c’era (sempre all’epoca del mis-fatto) un presidente della Regione che avrebbe potuto impedire che firmasse quel documento che ha permesso la costruzione del MUOS? Non “ricordiamo” (o non vogliamo nominarlo?) chi fosse “Presidente” della Regione in quel periodo: ci basta affermare che era un “Siciliano”(?)! Dunque, se la Sicilia non interessa a chi la governa, perché attribuire “responsabilità” a un Paese straniero che è autorizzato a fare quel che meglio gli aggrada in una Terra non sua, e nemmeno presa in “prestito”?

Sicilia “colonia”? Sicuramente “no”: più semplicemente, forse, “merce di scambio”. A vantaggio di chi? E poi ci meravigliamo degli arresti per “voto di scambio”?

Forse i Siciliani non hanno ancora compreso in che situazione si trovano. C’è da chiedersi chi dovrebbe farglielo capire…

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