Verso il voto con la progressiva violenza di piazza

di Salvo Barbagallo

 

Beh, non è che ci voglia un fine ed esperto analista per comprendere che la crescente violenza di piazza è ben coordinata da un capo all’altro d’Italia, e se così non fosse “qualcuno” dovrebbe pur spiegare al cittadino comune il “perché” questa estrema conflittualità fra presunti antifascisti, presunti antagonisti e presunti neofascisti sia “esplosa” alla vigilia di una competizione elettorale ritenuta importante per il Paese. Una “violenza” particolare, come non si registrava da tempo, che sta ricadendo principalmente sulle forze dell’ordine, impegnate a fronteggiare un “pericolo” che (probabilmente) non comprendono, e la cui radice nessuno (o pochi) cercano di individuare.

Dai leader politici, troppo impegnati a studiare le alchimie per la composizione del Governo che dovrà scaturire dal risultato delle urne del 4 marzo prossimo, nessuna presa di posizione, nessun richiamo alla “moderazione”, solo qualche sporadica e marginale “condanna” che passa inosservata, i mass media con l’attenzione rivolta agli “allarmi” lanciati “a tempo” sul “voto italiano” dal tedesco Junker, con tira-e-molla strumentale che fa traballare le Borse, una situazione, alla fine, che sembra rientrare in un paradossale gioco delle parti.

A Torino (come riportano Ansa e quotidiani) “scene di guerriglia urbana (…) fra attivisti dei centri sociali, sindacalisti di base, anarchici, No Tav dalla Valle di Susa, studenti delle scuole superiori, militanti di Potere al Popolo” per impedire un incontro di Casa Pound, di mezzo sempre le forze dell’ordine, quelle che ci rimettono maggiormente. Il sindacato di Polizia Sap commenta: “Dicevano di voler stanare i fascisti, ma hanno devastato Torino e hanno ferito dei poliziotti lanciando pietre e bottiglie. Questi non sono antifascisti ma pazzi criminali (…). All’altro capo d’Italia, a Palermo, il pestaggio del segretario provinciale di Forza Nuova Massimiliano Ursino è stato definito dalla magistratura una “aggressione vigliacca”: La modalità dell’aggressione, nel senso del numero dei soggetti che vi hanno attivamente preso parte, il fatto di aver messo in totale inferiorità fisica la persona offesa a cui è stato calato sul viso un berretto di lana sia per renderla inoffensiva sia per impedirgli di riconoscere i suoi vigliacchi aggressori, la circostanza di aver addirittura legato col nastro adesivo le gambe di Ursino per impedirgli di scappare…non può far dubitare della sussistenza certa del dolo non delle lesioni ma del tentato omicidio”. I due giovani fermati, Giovanni Codraro e Carlo Mancuso, sono accusati di “tentato omicidio”. Nonostante la tensione salga, oggi (sabato 25 febbraio) nel capoluogo regionale si terranno due cortei e manifestazioni contrapposte organizzate da Forza Nuova e Centri sociali. Unica prevenzione: una massiccia presenza di Polizia e Carabinieri. Tanto basta?

E mentre il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella agli studenti ricevuti al Quirinale ricorda che sono “inammissibili le aggressioni ai docenti” e che la Scuola è la “chiave per rompere le diseguaglianze”, in strada scendono altri giovani fra loro contrapposti sotto l’egida della violenza. Lo abbiamo già scritto: chi alimenta e fomenta questi gruppuscoli, così come è avvenuto nel (dimenticato) passato? Questo interrogativo (almeno in apparenza) non sembra sfiorare governanti e parlamentari in uscita o in entrata, solo qualche nota “stonata” – più che altro di “facciata” – proveniente da questo o quel leader, per il resto il problema sembra non porsi.

Neofascismo, neoantifascismo? Ma chi ci crede quando da tempo le “ideologie” hanno perduto il loro significato? E tutto ciò alla vigilia del voto. Adesso nessuno si preoccupa se l’assenteismo toccherà livello alti: alle coalizioni che si contendono il futuro Governo del Paese basterà qualsiasi percentuale. Anzi: più bassa potrà essere la percentuale dei votanti, meglio sarà per loro…

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