Al suono dei metalli

di Guido Di Stefano

 

La storia dell’umanità, quella senza “veli” e ipocrisie di “bottega”, ci spinge a esordire con la parafrasi di un antico detto “mediterraneo”: “Al suono dei metalli perdono la fede i papi, la giustizia i re e … l’identità le genti”. E si potrebbe aggiungere che “al suono dei metalli si fanno effimeri imperi e si disfanno potenti imperi”.

I capi religiosi sono definiti i custodi della “fede” dei popoli che quella fede vivono; da noi vige la denominazione di “papi”. In ogni caso per i “vertici” la fede religiosa professata è il “tutto”, è l’essere  e il divenire di loro pastori e degli umani  guidati.  Non per niente ci hanno insegnato che la “fede” è una virtù teologale della triade in cui rientrano speranza e carità.   Questa è la dottrina. Troppe volte incoerente o contraria è stata la pratica, in danno di stati – nazioni –  popoli, specialmente per noi del Mediterraneo, genti di Sicilia.

Di tutto e di più tramanda la storia, ancorché emendata dai dominatori di turno: papi feudatari, guerrieri, crociati. nepotisti, dinastici, inquisitori, carnefici. E’ credibile che tanti particolari agghiaccianti siano stati opportunamente “cancellati” dal XVIII  secolo, lasciando qualche “incomoda” sbavatura.

La Sicilia è stata per molti secoli “gestita” come feudo personale dei papi; è stata bersaglio di scomuniche e minacce armate; assediata e predata da re cattolici tra cui il “vantato” Riccardo Cuor di Leone (crociato) e il suo assedio di Messina; è stata distrutta dalla “simbiotica” (corona di Spagna e papato di Roma) grande inquisizione; e così per chiudere ha sofferto anche per la controversia liparitana, con la quale si tramanda nel XVIII secolo la scomunica (ai tempi una condanna alla morte sociale, civile e praticamente fisica) di cinque giusti e fedeli gabellieri del re che avevano preteso il dovuto pagamento di un tributo (suolo pubblico) di importo pari a una “iunta” di ceci  (una ventina di centesimi al “cambio” attuale).

E dove non potevano arrivare le scomuniche e gli eserciti verosimilmente supplivano le congiure di palazzo come si dice sia successo per i Merovingi e i Carolingi.

Ci sono stati anche i papi santi ma ciò non basta a cancellare le ignominie degli altri commesse per “il suono dei metalli”.

I re (i capi civili) dovevano e devono  essere i garanti della “giustizia”. Lo racconta anche la Bibbia, dove è esaltato l’operato di Salomone e le sue famose sentenze. Nel passato altri re giusti si possono considerare Carlo Magno, Giovanni senza terra, Ruggero II, lo Stupor Mundi Federico II, Kublai Khan e altri tra cui qualche moderno e qualche contemporaneo inviso al mainstream del pensiero unico, perversa e oscura negazione del Creatore e del suo sommo dono, il libero arbitrio.

Intanto dall’alto scendono “metalli” e “direttive metalliche”: Il tutto è finalizzato alla cancellazione delle identità per ridurre le genti a una unica massa amorfa. Dovrebbero sapere tutti che la massa amorfa è sempre e solo un “oggetto” e un “ostaggio” del manipolatore di turno. Quasi non ci stupisce più di tanto l’alto numero di sostenitori e propalatori dell’annichilimento tendente all’amorfismo: non hanno forse capito che, qualora il satanico progetto dovesse trionfare, resteranno due sole categorie: il manipolatore e tutti gli altri (ivi compresi aedi, cortigiani, mercenari, servi). Intanto è censurato e “giustiziato” ogni accenno alle identità (personali, culturali, storiche, sociali, civili), alle nazioni, agli stati, ai confini, alla sostenibilità di certi irrazionali decisioni.

Stuoli di studiosi  dissertano sulle passate migrazioni ma non traggono mai le più elementari (ma da loro stessi comprovate) conclusioni: la mancanza di confini, di stati sovrani, di precise identità differenti, la squilibrata e non razionale   “accoglienza” hanno sempre portato alla “distruzione” dei nativi o stanziali: dall’uomo di Neanderthal al centinaio di milioni di nativi del nord-America.

Ora gli ex-migranti o ex-coloni approdati e accolti indiscriminatamente nel nord-Americo sono diventati gli incontrastati padroni del territorio. Loro che hanno confini, stati, una identità strana  e una cultura cui poco hanno dato, spingono l’Europa e il mondo in un baratro senza confini, senza identità, senza luce, senza speranza e senza futuro. E non paghi dei “doni” già predati dimostrano quotidianamente che è “dogma” il detto “chi più ha più vuole” e hanno elevato le loro pretese fino all’inverosimile pretendendo di essere i “padroni del mondo e dell’universo”. Le irrazionali ragioni giustificative?  La loro “proclamata” superiorità nella disponibilità di “metalli sonanti” e la loro non più velata e minacciosa tendenza all’uso di “metalli tonanti” e non: cioè l’oro di Pluto e le armi di Ares, ovvero l’oblio e la morte,

Niente di nuovo sotto il sole: “Non olet” disse Vespasiano (imperatore corruttibile) allo sdegnato figlio Tito annusando i proventi “fognari”; “Non olet” ripetè un alto prelato quindici secoli dopo annusando i proventi delle rapine connesse ai cadaveri dell’inquisizione; “non olet” trasmettono con sfrontatezza  e  derisione le assenti espressioni dei nuovi mondialisti!

E alla fine sarà il caos e con il caos le tenebre e il silenzio? Ma Il Silenzio è la negazione della Parola! “Surge, humanitas”!

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