Addio al “Paperino italiano”… Paolo Villaggio

di Giuseppe Stefano Proiti

 

Ieri l’ultimo saluto all’attore-scrittore genovese Paolo Villaggio: se ne va tra i pianti degli eccellenti, Lino Banfi, Milena Vukotic (la moglie Pina nei film del ragionier “Fantozzi”), presenti -assieme a centinaia di fans e personaggi dello spettacolo a lui cari- alle celebrazioni dei funerali che si sono svolte presso la Casa del Cinema di Roma.
Era una bella maschera – afferma Banfi che lascerà un segno indelebile nel mondo del cinema e in ogni casa“. Eh si, ha detto proprio bene il caro nonno Libero di “Un medico in Famiglia”: Fantozzi rappresenta quella maschera italiana del “paperino americano”, due personaggi teneri e indifesi che suscitano la simpatia di tutti e stimolano un certo istinto di protezione.

Torniamo un po’ piccoli nel ricordarli: Paperino nasce in America nel 1934 e subito diventa un personaggio di successo, dai cartoni animati presto approda anche ai fumetti. Conduce una vita miserabile assieme ai tre nipotini Qui, Quo, Qua, in una villetta dello zio Paperon de’ Paperoni, ricchissimo ma spilorcio e autoritario col nipote. Va a prendere la sua fidanzata Paperina con la sua scassata “313” che sta per “tre volte sfortunato”. La prima apparizione del personaggio Fantocci risale invece al 1968, per via di una trasmissione televisiva domenicale. Successivamente il nome fu cambiato in Fantozzi e, sull’onda positiva dei primi ascolti, furono girati tra il 1975 e il 1999 ben dieci film di straordinario successo. Proprio in quegli anni – tra il 1971 e il 1994 – l’autore Paolo Villaggio pubblicava sette libri che avevano come protagonista quest’incredibile sfigato, perennemente perseguitato dalla sua “nuvoletta nera”, controfigura di quel maledetto destino al quale, anche volendo, non riesce a sottrarsi.
Fantozzi ha tutte le caratteristiche di quel Paperino in versione italiana: un pasticcione confusionario e scansafatiche a cui ne capitano di tutti i colori. Ad esempio, gli può capitare di leggere due oroscopi che gli preannunciano per quel giorno due cose opposte: uno gli suggerisce di non uscire di casa per non avere guai e l’altro gli prospetta sventure se rimarrà a casa. Per rimediare “il poverino” sceglie la via di mezzo: si siede a cavalcioni della finestra perché non si possa dire né che è uscito né che è rimasto a casa. Ma d’un tratto la finestra gli precipita in testa.
Fantozzi è un personaggio innanzi al quale non si rimane indifferenti perché porta con sé una forte fatica insieme alla carica umana, la voglia comunque di reagire dell’uomo comune, con le insoddisfazioni di tutti i giorni, con le sue piccole ambizioni perennemente deluse.
Probabilmente la formula che meglio di tutte lo riassume è quella che egli stesso rivolge alla moglie Pina nel film Fantozzi contro tutti (1980), diretto dal regista Neri Parenti: “Perché io, Pina, ho una caratteristica, loro non lo sanno, ma io sono indistruttibile. E sai perché? Perché sono il più grande perditore di tutti i tempi. Ho perso sempre tutto: due guerre mondiali, un impero coloniale, otto – dico otto! – campionati mondiali di calcio consecutivi, capacità d’acquisto della lira, fiducia in chi mi governa e la testa per un mostr … per una donna come te”.
Ecco, se riflettiamo, quel “capacità d’acquisto della lira” è emblematico. A Villaggio il merito di aver conferito voce e corpo a quel ceto medio impiegatizio, ma soprattutto di aver intuito anzitempo la situazione di quell’Italia piccolo borghese uscita dal dopoguerra ma che già, nel post boom economico, mostrava segni di decadenza: la metafora del ragioniere “chiuso per lutto” che da Pirandello rimbalza a Fantozzi, è ancora di fortissima attualità.
A Villaggio anche il merito di aver frantumato quel muro di carta vecchia del retoricamente bello. Già, perché apostrofare la “Corazzata Potëmkin” una “cagata pazzesca” è anarchia … è urlo liberatorio … è “rutto libero” …  anche se parliamo del capolavoro di Sergej Ėjzenštejn – (e come apostrofare diversamente l’eccessivo cerebralismo del contemporaneo cinema indi, emulo dozzinale e un po’ posticcio di Godard e della “nouvelle vague” ?).

Questo è Paolo Villaggio: il grande guitto della Commedia dell’Arte contemporanea, un uomo spigolosamente-contro che ha inscenato il dramma silenzioso di chi il potere non ce l’ha ma lo subisce.
Fantozzi è l’esatta carnificazione di quella teoria che si è sempre più affermata con consapevolezza nel mondo della psicologia: “non esiste il potere, ma relazioni di potere”. Fantozzi è preso a calci, schiaffi e pugni dalla società, ma appena rientrato a casa si appropria di quel potere che esternamente non riesce ad esercitare, diventa quell’uomo forte che gestisce un rigore assoluto all’interno delle mura domestiche. Pina gli prepara immediatamente la cena, Pina corre subito a prendergli i calzini dai comodini, è paurosamente succube di un “uomo” duro senza sentimento, che la annienta e la disprezza. È questo l’aspetto più turpe e crudo di Fantozzi: un maschilista che comanda a bacchetta la moglie perché brutta, pur avendola egli scelta … forse perché non aveva altra scelta … dunque anche qui la sfiga … perché quella moglie e quella figlia mostruosa Mariangela gli sono “capitate”!
Arriviamo allora al tema della doppiezza, che è poi il nodo centrale: la comicità è l’altra faccia della tragicità. D’altronde la vita è tutta un rovescio della medaglia … così si canterebbe: “e come la vedi, la vedi/ ma è tutto in come la vedi”.

In fondo, è sempre una questione di semantica: “Caro Fantozzi, è solo questione di intendersi, di terminologia. Lei dice “padroni” e io “datori di lavoro”, lei dice “sfruttatori” e io dico “benestanti”, lei dice “morti di fame” e io “classe meno abbiente”. Ma per il resto, la penso esattamente come lei”.

Paperino e Fantozzi sono due maschere comiche e tragiche al contempo: rappresentano vizi, virtù, frustrazioni, umiliazioni, di una società in cui la competizione è tutto: si sgomita e si sgambetta per arrivare primi. Vi ricorda qualcosa quella famosa canzone di Luciano Ligabue dell’album Fuori come va? “Tutti vogliono viaggiare in prima”. Ma in questa “corsa all’oro”, entrambi non riescono, si arrendono a questo cinico gioco, e vengono sistematicamente scaraventati a terra e calpestati. Nei cartoni animati di Paperino e nei film di Fantozzi non è raro vedere i due poveri diavoli scavalcati da folle oceaniche che passano loro addosso schiacciandoli sotto le scarpe.
Paperino e Fantozzi … hanno molto del clown: fanno ridere … ma stavolta lasciano dentro di noi quella malinconia che “non va più via”…

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