Navi da guerra nel porto di pace di Catania

di Vittorio Spada

 

Nel breve arco di una quindicina di giorni, per la seconda volta in questo 2017, il porto di Catania offre l’inconsueto spettacolo di un gruppo di navi da guerra ormeggiate a fare bella mostra della loro potenza. Sono parte della flotta NATO che ha partecipato (dal 13 al 23 scorso) all’esercitazione “Dynamic Manta 2017”) svoltasi nelle acque a poche miglia di distanza dalle coste della Sicilia orientale. Lo scalo marittimo etneo è sempre pronto ad accogliere il naviglio più disparato: dai traghetti per il Nord e per Malta, alle navi delle ong che soccorrono i migranti che partono dalla Libia diretti in Sicilia. Non dovrebbe stupire, dunque, la presenza di queste navi che sosteranno ancora per diversi giorni nel porto di Catania, tranne che per la circostanza che la “Dynamic Manta” si è già conclusa e che le varie componenti NATO avrebbero dovuto fare ritorno subito dopo nelle loro basi nazionali.

Come abbiamo avuto modo di scrivere in precedenza, nelle acque “siciliane” da tempo c’è un po’ di tutto: navi da guerra non solo per le esercitazioni annunciate (come quella, appunto, “Dynamic Manta 2017”); ci sono le navi (di soccorso e dei trafficanti d’esseri umani) che fanno la spola Libia/porti di Sicilia trasportando migliaia di migranti; ci sono state, in contemporanea alla “Dynamic Manta”, le manovre a fuoco aeronavali nel poligono marittimo di Pachino Target Range E321, che ha “ospitato” la Special Forces Group USA. In questo spazio temporale è stata posta in vigore (a seguito di un’ordinanza della Capitaneria di Porto di Siracusa) l’interdizione “alla navigazione, alla sosta, alla pesca e ai mestieri affini”. Nell’ex Mare Nostrum, poi (si incomincia a denunciare) ci sono anche le “navi fantasma” dell’Isis addette al traffico di essere umani. Infine (forse) c’è anche qualche naviglio di croceristi in vacanza nel Mediterraneo. Si dirà “niente di nuovo, è ormai consuetudine consolidata” che vengono tutti in quest’area a smaltire i propri affari. In quel mare dove gli spazi tranquilli per i pescatori isolani si fanno sempre più ristretti, dove l’inquinamento per gli scarichi “anormali” si fanno sempre più pesanti e frequenti, in quel mare che doveva essere di “pace” e che invece “pace” non trova.

Per quanto attiene l’ultima (in senso temporale) esercitazione NATO, gli aderenti al presidio “No MUOS” avevano attivato le loro proteste, allarmati per la presenza nella flotta dell’Alleanza di sottomarini a propulsione nucleare, e per la probabilità (remota, ma possibile) di incidenti che avrebbero potuto provocare alle acque danni irreversibili, tenuto conto (almeno per quanto risulta) che non esiste un coordinamento di prevenzione o di emergenza per simili eventualità. Le “proteste”, come i fatti hanno ampiamente dimostrato, non hanno dato alcun risultato: non vengono prese nel debito rilievo. Fra l’altro, nel porto di Augusta è costante la presenza di sottomarini nucleari “made in USA”, ma essendo quel mare inquinato da anni per gli scarichi delle petroliere che attraccano normalmente nei moli del Polo industriale, nessuno sembra preoccuparsi più di tanto.

Le navi militari al porto di Catania fanno parte dello “Standing Maritime Countermeasures Group 2” della NATO. Le unità da guerra sono di nazionalità italiana, greca, canadese, francese, spagnola e turca, sono rimaste ormeggiate presso le banchine del porto etneo prima che avesse inizio la “Dynamic Manta 2017” ed ora, appunto, sostano per un secondo round, (forse) per consentire agli equipaggi di ammirare le bellezze nostrane…

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